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“Piccoli. La pancia del Paese”
Piccoli.-La-pancia-del-Paese

Non scendono in piazza, non si legano ai cancelli per protesta, non paralizzano le città, non invadono i talk show televisivi con le loro urla e le loro richieste. Lavorano in silenzio cercando di sopravvivere. Ogni mattina aprono bottega fino a sera. Soffocati dalla crisi economica più lunga del dopoguerra, dalle difficoltà di accesso al credito, dai ritardi dei pagamenti, dalla burocrazia, dalle tasse. Ignorati dai media, esclusi dal salotto buono della politica, stretti tra il dualismo “grande industria – sindacato,” che sembra avere il monopolio della rappresentanza del Paese. Ma il Paese sono loro. Sono i piccoli: quattro milioni di piccole aziende, otto milioni di partite Iva, “non hanno riti da onorare, linguaggi da tenere in vita, manifestazioni da propagandare, Pantheon da riempire”, sono per lo più degli “invisibili”.

Eppure, negli ultimi tempi, complice forse anche la terribile crisi che ha portato alla drammatica chiusura di tante piccole e microaziende, quel velo di singolare omertà, su coloro che di fatto sono il motore del Paese, si sta rompendo.

E’ il caso di Dario Di Vico, editorialista del Corriere della Sera, che, con il suo libro “Piccoli. La Pancia del paese” e il suo blog “Generazione pro. pro”, in rete sul sito del Corriere ( http://generazionepropro.corriere.it/ ), ha avuto il merito di raccontare un pezzo fondamentale dell’economia del Paese, accendendo finalmente i riflettori su una realtà da molti ignorata.

E così vengono alla ribalta le storie delle microimprese alle prese con la globalizzazione, con l’invasione “cinese” e quella delle merci contraffatte, con lo Stato che paga sempre più in ritardo, ma pretende la puntualità nel pagamento dell’Irap, l’odiosa tassa che non essendo sull’utile conseguito, costringe a pagare anche quando si è in perdita, o il rispetto delle stime degli studi di settore, nonostante la crisi. E “quando poi i portoni delle microimprese si chiudono, non ‘è nessuna organizzazione sindacale a presidiarli, nessun politico a presentare la canonica interrogazione parlamentare, nessun cronista a registrare il lutto”.

Parallelamente a quest’indifferenza, i “piccoli” cominciano a organizzarsi. Di Vico ci racconta la nascita del “Patto del Capranica”, quella prima riunione congiunta tra Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti e Casartigiani che è sfociata il 10 maggio scorso nella nascita di R.e te. Imprese Italia. Ci racconta delle prime ribellioni, con le riunioni di Jerago, Varese, Vergiate, dove si discute dell’inadeguatezza degli studi di settore rispetto alla crisi, e della difficoltà di accesso al credito. Ci racconta del primo corteo a Torino nel giugno 2009, testimonianza di “un soggetto collettivo che sta dotandosi di identità e di capacità di comunicarla”. Ma ci racconta anche delle aziende che vincono, nonostante le mille difficoltà, del Nord-Est che resiste e delle imprese che cercano di non licenziare, di non “lasciare per strada quelli che chiamano i nostri collaboratori, gli operai”.

Ne esce fuori un panorama preciso e dettagliato di questo “patrimonio vitale”, che politicamente conta poco o nulla. A meno che… non si unisca in un’unica grande associazione e faccia finalmente sentire la propria voce. Un auspicio che dopo il 10 maggio comincia a diventare realtà.

Dario Di Vico

Piccoli. La pancia del Paese

Marsilio, euro 15,00

Ivan Malavasi a "Nel cuore dei giorni" (TV2000)
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Ivan Malavasi a "Nel cuore dei giorni" (TV2000) (07:44)
8 Maggio 2012
 
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