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Storia della mia gente
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Quanti si attendevano un saggio sul declino delle piccole e medie imprese italiane sopraffatte dall’avvento “dell’invasione cinese”, dovranno ricredersi. La scrittura di Edoardo Nesi è troppo gradevole, le tentazioni autobiografiche troppo predominanti, i riferimenti letterari e musicali troppo ricorrenti, per poter definire questo “Storia della mia gente”, semplicemente un saggio.

E se lo spunto è quello di raccontare la storia della fabbrica di famiglia, la Lanificio T.O. Nesi&Figli Spa, venduta nel 2004 per mancanza di ordini, fin dalle prime pagine l’aspetto narrativo della vicenda prende il sopravvento sul pamphlet economico e politico: le vicende dell’azienda, nata come tessitura nel 1926, si intrecciano con quelle strettamente private dell’autore, dagli studi in America durante le vacanze estive, all’amore per i libri, ai ricordi personali.

C’è un bel pezzo d’Italia nel declino dell’industria tessile pratese, quella che produceva tessuti esportati in tutto il mondo, dal loden fatto con lana riciclata, alle sete tessute sapientemente con il lino e la lana. Piccoli artigiani che si illudevano “ di poter continuare all’infinito a fare il mestiere dei padri, come fosse un diritto acquisito e intoccabile”, che si illudevano “di poter vendere nel terzo millennio gli stessi tessuti che producevano loro, fatti delle stesse materie prime e degli stessi filati, e tesserli sugli stessi telai, tingerli degli stessi colori, rifinirli allo stesso modo e venderli ai soliti clienti, nei soliti mercati”.

C’è un mea culpa per essere stati incapaci di crescere ma c’è anche e soprattutto un atto di accusa verso gli economisti, i fan della globalizzazione, coloro che avevano promesso e pronosticato una nuova ricchezza dall’apertura dei mercati, dalla caduta dei dazi e delle barriere, dall’arrivo della Cina.

Pagine amare che raccontano di come, al contrario, la concorrenza spietata abbia portato alla rovina del made in Italy e delle sue aziende portandole alla vendita, alla chiusura, al fallimento. I capannoni di Prato sono stati occupati più o meno abusivamente dai cinesi che, in condizioni di assoluta insicurezza e in totale assenza di igiene, vivono e lavorano ammucchiati come formiche. Solo che rivenderanno i prodotti “made in Italy” nel vasto mercato cinese e a prezzi così bassi che ogni competizione diventa impossibile. Pagine che ci ricordano il felice precedente dell’autore, quell’“Età dell’oro” che raccontava e prevedeva, in tempi non ancor sospetti, il declino di Ivo Barrocciai, re degli “stracci” che vede la sua fortuna fiorente schiantarsi contro le dinamiche della globalizzazione.

Il libro si conclude con una protesta/appello contro Mario Monti (l’ex commissario alla Concorrenza della Ue) preso come simbolo del liberismo, e più in generale contro i nostri politici per non aver difeso, in Europa, così come hanno fato i francesi con l’agricoltura o i tedeschi con la loro industria chimica o automobilistica, le piccole imprese italiane, consegnandole nelle mani della globalizzazione,

senza capire che si sarebbe consegnato al declino non solo i distretti (dalla seta del comasco ai mobili della Brianza, ai contoterzisti di Prato) ma il “cuore” del sistema produttivo nazionale.

Edoardo Nesi

Storia della mia gente

Bompiani, euro 14,00

Ivan Malavasi a "Nel cuore dei giorni" (TV2000)
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Ivan Malavasi a "Nel cuore dei giorni" (TV2000) (07:44)
8 Maggio 2012
 
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