Breve ma intenso viaggio tra le grandi e piccole regole che soffocano la competizione e frenano la crescita e lo sviluppo. Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust, in “Zavorre D’Italia” cerca di rispondere ad alcuni interrogativi come ad esempio cosa ferma lo sviluppo economico e cosa si potrebbe fare per farlo ripartire.
Il Paese delle dieci, cento, mille caste che impongono il loro sistema fatto di steccati, di albi riservati e che costruiscono “una società chiusa senza prospettive”. L’autore le racconta e le descrive come il peggior nemico dei consumatori, le stesse che favoriscono i cartelli e spesso capaci anche di aggirare o di smontare le troppe poche leggi in difesa della concorrenza.
La tutela della concorrenza sembra oggi “assomigliare alle fatiche di Sisifo”, anche se a differenza di quanto accade al figlio di Eolo, ogni tanto si riesce ad ottenere qualche risultato. Nelle pagine di Catricalà si trovano utili indicazioni per essere cittadini/consumatori maturi e consapevoli e il lettore ritrova anche aspetti di comicità involontaria nel eterno gioco dello “scarica barile” tra stato e regioni sui tentativi di apertura concorrenziale del commercio. L’Italia è un Paese bloccato dove l’ascensore sociale non funziona più e dove si ha la sensazione che “per lavorare ci sia bisogno del permesso”.
Un libro che spiega perché una società e un'economia più libere sono il presupposto - necessario e indispensabile - per garantire maggiore ricchezza alle generazioni future. Solo tagliando le “zavorre d’Italia” si può finalmente tornare a crescere ai ritmi degli anni Sessanta e a redistribuire equamente le carte del merito tra le classi sociali.
Zavorre d’Italia
Antonio Catricalà
Rubbettino, euro 12,00


