Lunedì 20 Giugno presso la CCIAA di Pisa si è svolto un convegno su "Federalismo fiscale: opportunità e rischi per le piccole e medie imprese", alla presenza di esponenti dei maggiori schieramenti politici. L'incontro ha evidenziato come il Federalismo fiscale municipale non sarà affatto indolore per le aziende: infatti il rischio di un sovraccarico fiscale è quanto mai reale.
Come ha spiegato Claudio Carpentieri, responsabile dell'Ufficio Politiche Fiscali, questa attuazione del federalismo fiscale crea tutte le premesse per un ulteriore aumento della pressione fiscale locale sulle imprese, in assenza di alcuna garanzia sulla efficienza ed efficacia dei costi standard, cioè il perno su cui devono ruotare tutti gli altri principi dettati dalla legge delega del federalismo fiscale. Solo una vera e concreta attuazione dei costi standard può creare le premesse per una riduzione degli sprechi nella gestione della cosa pubblica, quale presupposto per evitare l'incremento della pressione fiscale o, perché no, anche una sua riduzione (cfr. Comunicazione tributaria 24 novembre 2010, n. 40 ).
L'unica vera, costosa novità riguarda l'IMU, l'imposta municipale unica che dal 2014 sostituirà l'Ici, l'Irpef e le relative addizionali dovute in relazione ai redditi fondiari attinenti ai beni non locati per la componente immobiliare.
Si deve tenere conto del fatto che per le imprese non c'è tassazione sulla rendita, e il calcolo del tributo da pagare sull'immobile strumentale avviene attraverso il reddito d'impresa, generato dal suo utilizzo.
La prima versione del Decreto Legislativo (cfr.
Comunicazione tributaria 1° dicembre 2010, n. 41
) prevedeva, in modo condivisibile, che con riferimento ai beni immobili strumentali di impresa, la futura aliquota dell'IMU venisse abbattuta del 50%, alla stessa stregua degli immobili dati in locazione.
Nell'ultima versione del decreto legislativo, questa riduzione è diventata una mera facoltà dei Comuni a fronte di una aliquota ordinaria del 7,6 per mille, con la facoltà di incrementarla oppure di ridurla del 3 per mille generando tasse per immobili adibiti ad attività produttiva (negozi, botteghe, fabbricati industriali, etc.) per più del doppio. E la situazione può persino peggiorare al mutare delle condizioni di partenza.
Altre novità costose per le imprese affiorano anche dallo sblocco dell'aumento dell'addizionale comunale all'IRPEF e dall'ulteriore possibilità di incrementare l'addizionale regionale all'IRPEF, come emerge dal Federalismo regionale.
In allegato la relazione di Claudio Carpentieri, con tutti gli approfondimenti e le stime di aumento della pressione fiscale.

