Aggiornato al 10.11.2011
Il federalismo fiscale, se valutato in base ai principi guida descritti dalla legge delega n. 42/2009, può rappresentare un'occasione per raggiungere ambiziosi obiettivi di riduzione e riqualificazione della spesa pubblica delle Regioni e degli Enti locali e, nel contempo, di riorganizzazione e razionalizzazione delle funzioni e dei ruoli dei diversi livelli di governo locale. Tuttavia, si esprimono forti timori sul fatto che i decreti delegati finora emanati, se messi in relazione ai sacrifici economici richiesti alle Regioni e agli enti locali, rischiano di tradursi in un ulteriore appesantimento della già elevatissima pressione fiscale sulle imprese.
Il federalismo fiscale, se valutato in base ai principi guida descritti dalla legge delega n. 42/2009, può rappresentare un'occasione per raggiungere ambiziosi obiettivi di riduzione e riqualificazione della spesa pubblica delle Regioni e degli Enti locali e, nel contempo, di riorganizzazione e razionalizzazione delle funzioni e dei ruoli dei diversi livelli di governo locale. Tuttavia, si esprimono forti timori sul fatto che i decreti delegati finora emanati, se messi in relazione ai sacrifici economici richiesti alle Regioni e agli enti locali, rischiano di tradursi in un ulteriore appesantimento della già elevatissima pressione fiscale sulle imprese.
Esempi concreti che vanno nell’incremento delle pressione fiscale sulle imprese si leggono nell’In particolare,
1) dal passaggio dall’attuale aliquota ICI, pari in media al 6,49 per mille, alla nuova IMU, con aliquota base del 7,6 per mille, con facoltà per i comuni di arrivare ad una aliquota sino al 10,6 per mille (si tratta di incrementi di imposizione per le imprese che vanno da 812 milioni di euro a circa 3 miliardi di euro in ipotesi di aliquota massima);
2) nella riapertura della facoltà di incrementare l’addizionale comunale all’IRPEF essere incrementata fino allo 0,8% (in questo caso da nostre stime il potenziale incremento dell’imposizione fiscale su tutti i cittadini sarebbe di circa 4,5 miliardi di euro;
3) nell’incremento del limite massimo dell’addizionale regionale all’IRPEF dall’attuale 0,90% al 1,4% per gli anni 2012 e 2013; al 2% per l'anno 2014 per arrivare al 3% a decorrere dall'anno 2015.
In particolare sebbene si apprezzi lo sforzo di arrivare in tempi rapidi all'attuazione di una riforma di notevole importanza per il futuro del nostro Paese. Tuttavia, per ridurre i rischi di incremento della pressione fiscale locale si sarebbe dovuta attribuire maggiore autonomia impositiva alle Regioni e agli enti locali solamente in ragione di una riduzione della pressione fiscale erariale di pari ammontare e solo dopo l'effettiva entrata in vigore dei costi standard. Solo una responsabilità diretta degli incrementi della pressione fiscale locale avrebbe potuto creare le premesse per una effettiva riduzione del carico tributario su famiglie e imprese.
Sono in quest'ottica il federalismo rappresenta per il Paese un'occasione per migliorare il sistema di tassazione e per creare i presupposti di riqualificazione della spesa pubblica, nonché per riaffermare lo stretto legame tra prelievo fiscale e servizi erogati.
Il secondo rischio che si intravede nei decreti delegati, finora emanati, è rappresentato da ulteriori complicazioni burocratiche per il sistema delle imprese. Un sistema delle imprese che, secondo il MOA (Misurazione degli Oneri Amministrativi) elaborato dal Ministero della Pubblica Amministrazione e Innovazione, è già appesantito da 23 miliardi di costi amministrativi calcolati tenendo conto soltanto di 81 procedure. Si auspica, infine, che la riforma federalista debba avvenire compiutamente con la creazione di un contesto costituzionale coerente con la rappresentanza parlamentare di tutti gli enti territoriali.
Un federalismo a due velocità secondo se riferito a regione a statuto ordinario o a statuto speciale non può reggere.

