Da quando l’attività di riscossione coattiva dei tributi è passata dalle Banche ad una società di riscossione pubblica, prima «Riscossione S.p.A.» adesso «Equitalia S.p.A.», la disciplina della riscossione ha trovato una sua evoluzione: far pagare l’attività di riscossione coattiva, comprese le inefficienze, ai contribuenti e, per giunta, in modo indistinto.
Da quando l’attività di riscossione coattiva dei tributi è passata dalle Banche ad una società di riscossione pubblica, prima «Riscossione S.p.A.» adesso «Equitalia S.p.A.», la disciplina della riscossione ha trovato una sua evoluzione: far pagare l’attività di riscossione coattiva, comprese le inefficienze, ai contribuenti e, per giunta, in modo indistinto.
Infatti, il costo della mancata riscossione delle somme, maggiormente attribuibile a chi scappa all’estero con le imposte non pagate o si spoglia di tutti i beni, è attribuito anche a coloro che hanno tutta la voglia e l’interesse di versare le somme a debito. Impedendo, quindi, a coloro che avrebbero tutto l’interesse e l’intenzione di versare i tributi dovuti di effettuarlo.
L’attività di riscossione coattiva costituisce un momento molto delicato, dal quale può anche dipendere la prosecuzione ovvero la chiusura dell’impresa. Questo aspetto non può non essere considerato. Anche se in molti casi si tratta di soggetti in debito con il fisco, l’obiettivo principale non può mai essere perso di vista. Si deve sempre coniugare il dovere dei contribuenti di pagare le imposte associato, tuttavia, alla tutela della sopravvivenza delle imprese e, non da ultimo, l’interesse dell’erario di ottenere le somme non versate.
Tutti questi obiettivi certo non si raggiungono facendo lievitare il debito del contribuente negli anni in modo spropositato, peraltro, senza cogliere le differenze dei costi della riscossione coattiva nei vari ambiti territoriali, ovvero la tipologia di debitore e più che altro le sue intenzioni di collaborare.
Proprio in questo momento, nel quale si dovrebbe dare una mano alle imprese che, riconoscendo i propri errori passati, intendono effettuare il versamento delle somme dovute, si creano le condizioni affinché ciò non sia possibile. Sommando tutti gli importi dovuti, oltre alle sanzioni, si dovrebbe arrivare a pagare quasi il 44% dei debito per imposte o contributi, oltre, ovviamente, alle sanzioni comunque dovute in ragione della violazione commessa. A questi importi, occorre poi sommare tutti i costi connessi ad ogni singolo atto posto in essere per completare la riscossione coattiva. In sostanza, oltre a pagare il mantenimento dell’ente di riscossione, occorre comunque pagare ogni singolo atto di riscossione effettuato per porre in essere l’esecuzione forzata.
Nella tabella si evidenzia il peso delle diverse componenti, sul debito d’imposta originario. Si tratta di un importo molto alto che rappresenta non solo i costi, ma la remunerazione dell’ente di riscossione.

