Desidero darvi il benvenuto nella sede di Rete Imprese Italia per la presentazione alla stampa del “PROGETTO DELLE IMPRESE PER L’ITALIA”.
Una proposta per la crescita del Paese che le confederazioni dell’industria, del commercio, dell’artigianato, della cooperazione, dei servizi, delle banche e delle assicurazioni rivolgono al Governo, al Parlamento, alle forze politiche di maggioranza e opposizione.
Le proposte che oggi facciamo nascono da una profonda convinzione, dal senso di grande responsabilità che sentiamo sulle nostre spalle.
Mettiamo a disposizione del Paese le nostre idee, il nostro coraggio, le nostre capacità per affrontare sfide che non hanno confronti nella storia repubblicana.
L’Italia si trova davanti ad un bivio.
Può scegliere tra la strada delle riforme e della crescita, in un contesto di stabilità dei conti pubblici, o scivolare verso il declino economico e sociale.
E' necessaria la maggiore coesione possibile di tutte le risorse e di tutte le intelligenze.
L’enorme debito pubblico, la bassa crescita che si protrae da 15 anni e la perdita di credibilità della classe politica hanno determinato l’intollerabile livello del premio al rischio sui titoli di stato.
Il costo della raccolta bancaria e dei tassi applicati ai finanziamenti risulta incompatibile con il normale funzionamento dell’economia.
Oggi è il tempo scelte immediate e coraggiose.
Sono a rischio anni e anni di sacrifici. E' a rischio la possibilità di garantire ai nostri figli un Paese con diritti, benessere e possibilità pari a quelli che abbiamo avuto fino ad oggi.
In attesa che la governance europea recuperi i ritardi e le incertezze che ne hanno rallentato l’azione, siamo fermamente convinti che tocchi all’Italia fare, sin da subito, le scelte necessarie per riguadagnare il rispetto e il prestigio che il Paese merita.
La buona tenuta dei conti pubblici è il punto di partenza sul quale costruire le misure per favorire la crescita.
Le forze del lavoro e dell'impresa, il risparmio delle famiglie, il successo dell'export italiano sui mercati mondiali rappresentano i punti di forza su cui costruire.
Salvare l'Italia non è uno slogan retorico.
Non intendiamo sostituirci ai compiti che spettano al governo, alla politica, a chi rappresenta la sovranità popolare. Avvertiamo però l’esigenza di non limitarci alle critiche, ma di indicare all'attenzione di tutti alcuni punti prioritari:
- Spesa pubblica e riforma delle pensioni
- Riforma fiscale
- Cessioni del patrimonio pubblico
- Liberalizzazioni e semplificazioni
- Infrastrutture ed energia
Spesa Pubblica e riforma delle pensioni
Malgrado i tagli annunciati in ogni manovra finanziaria, negli ultimi dieci anni, fra il 2001 e 2010, la spesa pubblica al netto degli interessi è continuamente aumentata, dal 41,8% al 46,7% del Pil.
La Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza presentata lo scorso 22 settembre, indica in 90 miliardi di euro il miglioramento del saldo primario necessario a conseguire il pareggio nel 2013 e iniziare a ridurre il rapporto fra il debito e il Pil. In tre anni si dovrebbe recuperare il decennio perduto, tornando stabilmente ai livelli della fine degli anni novanta.
È evidente che questi obiettivi non possono essere conseguiti se non si avviano quelle riforme strutturali della spesa che sinora sono state rinviate.
È fondamentale che si dia immediata e piena attuazione all’esercizio della spending review tagliando i veri e grandi sprechi che si annidano nelle pubbliche amministrazioni.
In questo contesto bisogna intervenire con decisione sui costi della politica e sugli apparati istituzionali. Misure che non hanno un valore soltanto simbolico, ma che possono contribuire, attraverso l’eliminazione di duplicazioni organizzative e procedurali che pesano su cittadini e imprese, a migliorare l’assetto dello Stato e le sue performance.
Non è più rinviabile l’intervento sulle Province riduzione del numero degli organi elettivi e dei trattamenti economici a tutti i livelli di governo.
La spesa sanitaria è cresciuta da 67,5 mld a 113,5 mld nel decennio 2000-2010 a un tasso medio annuale di oltre 2 punti superiore a quello del PIL. C’è bisogno di più efficienza e occorre sviluppare le forme di compartecipazione da parte dei cittadini abbienti e favorire lo sviluppo della sanità integrativa.
Anche la spesa per acquisti di beni e servizi della Pubblica Amministrazione è cresciuta nel decennio da 87,4 a 137 mld. Il suo contenimento richiede che i processi decisionali e operativi siano improntati alla massima trasparenza e confrontabilità.
Non si può prescindere da un ulteriore e definitivo intervento sulla spesa per pensioni.
È necessario eliminare rapidamente le pensioni di anzianità, consentendo il pensionamento anticipato rispetto all’età di vecchiaia, dopo il compimento di 62 anni, solo con una correzione attuariale della prestazione, commisurata agli anni di anticipo.
Va equiparata l’età di pensionamento delle donne a quella degli uomini anche nel settore privato.
Va anticipato al 2012 l’avvio del previsto meccanismo di aggancio automatico dell’età pensionabile all’aumento della speranza di vita.
Va portata a 62-68 anni la forcella di età di pensionamento flessibile prevista nel regime contributivo.
Vanno abrogati tutti i regimi speciali previsti dall’INPS per eliminare privilegi che non trovano alcuna giustificazione.
Ritardare questo aggiustamento significa renderlo più costoso socialmente ed economicamente.
Le misure proposte determinano un risparmio complessivo per l’INPS di circa 2,9 miliardi di euro nel 2013 e di circa 18 miliardi di euro nel 2019.
Riforma fiscale
La delega per la riforma fiscale prevede che le risorse aggiuntive, reperite dalla riforma dell’ assistenza e dalla eliminazione delle sovrapposizioni tra interventi assistenziali e fiscali, siano destinate al raggiungimento del pareggio di bilancio. Si tratta di 4 miliardi nel 2012, 16 nel 2013 e 20 nel 2014.
L’attuale situazione dei mercati finanziari impone di attuare rapidamente la delega anche per evitare che scatti la clausola di salvaguardia prevista dalla manovra di agosto.
Una riforma fiscale per lo sviluppo deve avere come obiettivo una significativa riduzione del prelievo su famiglie e imprese.
È indispensabile dare impulso alla capacità competitiva delle imprese, in particolare riducendo il cuneo tra costo del lavoro e retribuzione netta.
Va pertanto avviato subito il processo di superamento dell’Irap a partire dalla componente del costo del lavoro, di promozione degli investimenti in Ricerca e Innovazione e di rafforzamento patrimoniale delle imprese, di sostegno delle quote di salario correlate ad incrementi di produttività.
Va rafforzata l’azione di contrasto dell’evasione fiscale che, oltre a recuperare gettito, è una misura per la crescita, perché elimina un fattore di concorrenza sleale che tende a impedire la crescita delle imprese.
Va fissato a 500 euro il limite per l’ utilizzo del contante e va contestualmente incentivata la diffusione della moneta elettronica.
Occorre confermare ed anche estendere misure di contrasto di interessi, quali sono le detrazioni fiscali del 36% per gli interventi in edilizia e del 55% per l’ efficienza energetica.
Nell’ambito di una riforma complessiva del sistema fiscale può rendersi necessario un prelievo annuale sul patrimonio ad aliquota contenuta e con una soglia di esenzione. Si otterrebbe un gettito annuale certo e tendenzialmente stabile da destinare alla riduzione del prelievo diretto su imprese e persone.
Cessioni del patrimonio pubblico
Per sostenere la credibilità e la competitività del sistema-Paese occorre un piano immediato di cessioni del patrimonio pubblico - mobiliare e immobiliare - per ottenere un rapido abbattimento dello stock di debito pubblico e ridurre l'enorme perimetro della manomorta pubblica sull'economia italiana.
Date le condizioni dei mercati finanziari, la via oggi più rapida è di procedere con massicce dismissioni dell’ingente patrimonio immobiliare cedibile e da mettere a reddito, secondo le stime del conto patrimoniale del Tesoro.
L’attività di dismissione deve essere svolta secondo le procedure dell’evidenza pubblica.
Sono necessarie ampie privatizzazioni nel settore dei servizi pubblici locali (SPL), gestiti attraverso migliaia di società controllate da enti locali e generalmente in perdita, malgrado i generosi sussidi pubblici.
Per incentivare realmente gli Enti locali a dismettere le partecipazioni societarie, occorre sottrarre integralmente tali risorse dai limiti del patto di stabilità.
Questo per permettere investimenti per opere pubbliche, manutenzione straordinaria e ristrutturazione del patrimonio esistente, anche a fini di efficienza energetica.
Analoga previsione va applicata ai proventi derivanti dalle dismissioni degli immobili di proprietà degli enti locali, anche al fine di favorire il coinvolgimento delle imprese di minori dimensioni.
Liberalizzazioni e semplificazioni
È indispensabile ridurre in maniera drastica l’eccesso di regolamentazione e procedere ad una energica liberalizzazione delle attività economiche.
Occorre garantire imparzialità, parità di trattamento e certezza della regolazione.
Per dare impulso al processo di liberalizzazione dei mercati, in cui è ancora forte la presenza pubblica, occorre liberalizzare trasporti e servizi pubblici locali.
L’abbattimento delle barriere all’entrata di nuovi concorrenti e degli ostacoli all’esercizio delle attività economiche deve diventare la regola e non l’eccezione.
È urgente liberalizzare i servizi professionali. Vanno introdotte misure di applicazione immediata dei principi affermati nella manovra di agosto.
È indispensabile un’azione energica di semplificazione degli oneri burocratici. Negli ultimi anni sono stati adottati importanti provvedimenti, molti dei quali però sono rimasti privi di effetti pratici per le imprese a causa resistenze e inerzie nell’applicazione
Occorre agire rapidamente su più fronti.
È essenziale riformare il Titolo V della Costituzione per riportare alla competenza esclusiva dello Stato materie che richiedono una disciplina unitaria, tra le quali l’energia, le grandi reti e infrastrutture.
Bisogna proseguire con le semplificazioni normative e amministrative avviate per abbattere gli adempimenti a carico delle imprese e accelerare i procedimenti amministrativi necessari per l’avvio di attività economiche.
Nessuna semplificazione è però credibile e può essere apprezzata in quanto tale, se lo Stato non cessa di trattare i cittadini come sudditi. La PA per prima deve rispettare le regole e i contratti e pagare le imprese nei termini pattuiti.
Infine, per garantire la certezza del diritto, è indispensabile restituire efficienza alla giustizia civile dando rapida attuazione alla delega per la revisione della geografia giudiziaria.
Infrastrutture, efficienza energetica
Le risorse pubbliche sono costantemente ridotte dalle manovre correttive e di sostenibilità dei conti pubblici, passando dai 32 miliardi del 2010 ai 23,7 del 2013. Le risorse private sono disincentivate da un elevato rischio regolatorio e amministrativo, che è in grado di modificare sensibilmente i costi e i tempi di realizzazione e di entrata in funzione delle opere e, quindi, la remunerazione degli investimenti.
Occorre creare condizioni di certezza e stabilità del quadro regolatorio e fiscale per attrarre capitali privati.
Vanno selezionate poche e reali priorità di intervento, con particolare riguardo all’energia e alla logistica di persone e merci e con particolare attenzione al Mezzogiorno, accelerando e concentrando su tali investimenti l’impiego di FAS e Fondi strutturali.
Nell’immediato, si deve intervenire con urgenza, anche con misure eccezionali, per sbloccare le opere già finanziate con risorse pubbliche e private.
In tema di efficienza energetica e fonti rinnovabili devono essere salvaguardati gli obiettivi di efficienza ed efficacia anche rispetto agli obiettivi di crescita delle aziende italiane.
L’efficienza energetica è il pilastro portante della green economy italiana. È un settore in cui le nostre imprese sono già all’avanguardia e presentano una dimensione importante: il comparto associato all’efficienza energetica conta oggi oltre 400.000 aziende e oltre 3 milioni di occupati.
Già oggi è possibile stimare che il mantenimento degli incentivi ordinari previsti per l’efficienza energetica nel settore residenziale, terziario e dell’industria consentirebbe di ottenere un risparmio potenziale del nostro paese nel periodo 2010-2020 di oltre 25 miliardi di euro.
L’impatto socio-economico pari a circa 130 miliardi di Euro di investimenti, un aumento della produzione industriale diretta ed indiretta di 238,4 miliardi di euro ed un crescita occupazionale di circa 1,6 milioni di unità di posti di lavoro.


