L’Italia si trova davanti ad un bivio. Può scegliere tra la strada delle riforme e della crescita in un contesto di stabilità dei conti pubblici o, viceversa, scivolare ineluttabilmente verso un declino economico e sociale.
Per questo le imprese hanno deciso di lanciare una proposta che indichi a tutti - Governo, Parlamento, forze politiche di maggioranza e opposizione, parti sociali, tutti gli italiani - pochi punti essenziali di forte discontinuità.
E' necessaria la maggiore coesione possibile, di tutte le risorse e di tutte le intelligenze.
Da troppo tempo l'Italia non cresce.
Da troppo tempo le nostre imprese perdono competitività.
Da troppo tempo i giovani italiani vedono ridursi opportunità e speranze.
Da troppo tempo il 95% dei contribuenti dichiara redditi inferiori a 50.000 euro.
Le ragioni di tutto questo sono molteplici e nessuno può ritenersi esente da responsabilità.
Per l'ingente ammontare del suo debito pubblico, per la sua bassa crescita oramai quindicennale, per i suoi alti tassi di spesa pubblica e di prelievo fiscale, il nostro Paese da due mesi ha visto accrescere in maniera intollerabile il premio al rischio sui titoli di stato. Il deprezzamento dei listini erode il valore degli asset nazionali e del risparmio delle famiglie.
Oggi il tempo si è fatto brevissimo.
Ciò impone scelte immediate e coraggiose.
Diversamente, ben al di là dei nostri demeriti, il mercato continuerà a penalizzare i nostri titoli pubblici con inevitabili conseguenze sia sulla tenuta dei conti dello Stato che sul costo della raccolta delle banche e, di conseguenza, sui tassi applicati ai finanziamenti alle imprese e alle famiglie.
Non si può assistere inerti a questa spirale. E' in gioco più della credibilità del Governo e della politica. Sono a rischio anni e anni di sacrifici. E' a rischio la possibilità di garantire ai nostri figli un Paese con diritti, benessere e possibilità pari a quelli che abbiamo avuto fino ad oggi.
Parte delle cause dell’attuale, difficile, fase economica dipendono da fattori esterni.
Evidenti ritardi e incertezze della governance europea nel suo complesso hanno contribuito a deteriorare uno scenario economico già particolarmente avverso.
Nello stesso tempo siamo fermamente convinti che tocchi all’Italia fare, sin da subito, le scelte necessarie per riguadagnare il rispetto e il prestigio che il Paese merita.
Occorre quindi produrre un immediato e profondo cambiamento, capace di generare più equità, maggiore ricchezza e riduzione dello stock del debito.
La buona tenuta dei conti pubblici è il punto di partenza sul quale costruire le prime e non rinviabili misure per favorire e incentivare la crescita.
Le forze del lavoro e dell'impresa del nostro Paese, il risparmio delle famiglie, come il successo dell'export italiano sui mercati mondiali anche in questi anni difficili, rappresentano altrettanti punti di forza su cui costruire.
Siamo chiamati a cambiare passo e ad esprimere uno sforzo comune in grado di far si che l'Italia continui ad essere uno tra i primi Paesi manifatturieri del mondo e possa far conto su un forte e dinamico sistema dei servizi. Tutte le imprese sono pronte a fare la loro parte.
È questa la ricetta vincente in un mondo scosso da un cambio di fase economica senza precedenti.
Salvare l'Italia non è uno slogan retorico.
Deve essere chiaro. Non intendiamo minimamente sostituirci ai compiti che spettano al Governo, alla politica, a chi rappresenta la sovranità popolare. Avvertiamo però l’esigenza di non limitarci alle critiche, ma di indicare all'attenzione di tutti alcuni punti assolutamente prioritari.
Chiediamo quindi di agire senza indugi.
La discussione sui temi da noi proposti è da tempo ormai matura e non necessita di ulteriori approfondimenti.
La nostra è una proposta che non vuole guardare indietro. Guardiamo avanti con un’ottica di “sistema”. Insieme si può rimettere in moto il Paese.
Le imprese lanciano questo progetto ben sapendo di non rappresentare che una parte della società italiana.
È l'Italia intera che deve trovare la convinzione e l’energia per fare sin da subito le scelte necessarie.
Per salvare oggi l'Italia e per rilanciare la crescita occorre affrontare cinque questioni prioritarie:
- Spesa pubblica e riforma delle pensioni
- Riforma fiscale
- Cessioni del patrimonio pubblico
- Liberalizzazioni e semplificazioni
- Infrastrutture ed energia
Riforma pensionistica: le cose da fare subito
| 1. Elevare l’età pensionabile (*)
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| 2. Riforma delle pensioni di anzianità
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| 3. Abrogare tutti i regimi speciali
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| (*) Dal 2013, compatibilmente con l’andamento dei conti pubblici, dovrà essere eliminato il sistema delle finestre mobili. |
Riforma fiscale: le cose da fare subito
| 1. Recuperare competitività riducendo il costo del lavoro
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| 2. Stimolare produttività, ricerca e innovazione
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| 3. Rafforzamento patrimoniale e dimensionale delle imprese, internazionalizzazione
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| 4. Certezza del diritto
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| 5. Contrasto all’evasione e prelievo patrimoniale ordinario
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| 6. Revisione IRPEF
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| (*) Gli immobili già si devono indicare (ma non le quote in società immobiliari), ma oggi rimangono fuori tutti gli asset mobiliari (azioni, quote, fondi, finanziamenti, depositi bancari e postali, obbligazioni, ecc.). È ricchezza in grandissima parte già oggi "tracciata" dagli intermediari finanziari, per cui il controllo non sarebbe difficile. |
| Quantificazione degli effetti delle misure fiscali proposte nel 2012 (mln euro) | ||
| Minor gettito per l’erario | Maggior gettito per l’erario | |
| IRAP deduzioni forfetarie IRAP apprendisti Credito d’imposta R&I Decontribuzione premi prod. ACE Avvio revisione IRPEF Imposta patrimoniale
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1.800 140 1.000 900 150 2.010
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6.000
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| TOTALE | 6.000 | 6.000 |
| NB. Gli effetti riportati nella tabella non tengono conto della minore spesa per la riforma delle pensioni indicata nel capitolo precedente. Tale minore spesa (da 2,9 miliardi di euro nel 2013 a 18 miliardi di euro nel 2019) potrà essere utilizzata per la riduzione del prelievo fiscale su lavoro e imprese. | ||
Cessioni del patrimonio pubblico: le cose da fare subito
| Dismettere gli immobili pubblici e privatizzare le partecipazioni societarie degli enti locali
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Liberalizzazioni e semplificazioni: le cose da fare subito
| 1. Liberalizzare trasporti e servizi pubblici locali
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| 2. Liberalizzare le attività economiche
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| 3. Liberalizzare i servizi professionali
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| 4. Assicurare regole omogenee per le attività di impresa su tutto il territorio nazionale
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| 5. Puntare su poteri e meccanismi sostitutivi per superare veti e inerzie
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| 6. Implementare le misure già adottate
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| 7. Completare le semplificazioni amministrative e normative
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| 8. Semplificare il dialogo tra imprese e PA
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| 9. Accelerare i tempi della giustizia civile
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Infrastrutture, efficienza energetica: le cose da fare subito
| 1. Investimenti pubblici e infrastrutture
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| 2. Efficienza energetica
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