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30 Settembre 2011
Sintesi per la stampa

L’Italia si trova davanti ad un bivio. Può scegliere tra la strada delle riforme e della crescita in un contesto di stabilità dei conti pubblici o, viceversa, scivolare ineluttabilmente verso un declino economico e sociale.
Per questo le imprese hanno deciso di lanciare una proposta che indichi a tutti - Governo, Parlamento, forze politiche di maggioranza e opposizione, parti sociali, tutti gli italiani - pochi punti essenziali di forte discontinuità.

E' necessaria la maggiore coesione possibile, di tutte le risorse e di tutte le intelligenze.

Da troppo tempo l'Italia non cresce.

Da troppo tempo le nostre imprese perdono competitività.

Da troppo tempo i giovani italiani vedono ridursi opportunità e speranze.

Da troppo tempo il 95% dei contribuenti dichiara redditi inferiori a 50.000 euro.

Le ragioni di tutto questo sono molteplici e nessuno può ritenersi esente da responsabilità.

Per l'ingente ammontare del suo debito pubblico, per la sua bassa crescita oramai quindicennale, per i suoi alti tassi di spesa pubblica e di prelievo fiscale, il nostro Paese da due mesi ha visto accrescere in maniera intollerabile il premio al rischio sui titoli di stato. Il deprezzamento dei listini erode il valore degli asset nazionali e del risparmio delle famiglie.

Oggi il tempo si è fatto brevissimo.

Ciò impone scelte immediate e coraggiose.

Diversamente, ben al di là dei nostri demeriti, il mercato continuerà a penalizzare i nostri titoli pubblici con inevitabili conseguenze sia sulla tenuta dei conti dello Stato che sul costo della raccolta delle banche e, di conseguenza, sui tassi applicati ai finanziamenti alle imprese e alle famiglie.

Non si può assistere inerti a questa spirale. E' in gioco più della credibilità del Governo e della politica. Sono a rischio anni e anni di sacrifici. E' a rischio la possibilità di garantire ai nostri figli un Paese con diritti, benessere e possibilità pari a quelli che abbiamo avuto fino ad oggi.

Parte delle cause dell’attuale, difficile, fase economica dipendono da fattori esterni.

Evidenti ritardi e incertezze della governance europea nel suo complesso hanno contribuito a deteriorare uno scenario economico già particolarmente avverso.

Nello stesso tempo siamo fermamente convinti che tocchi all’Italia fare, sin da subito, le scelte necessarie per riguadagnare il rispetto e il prestigio che il Paese merita.

Occorre quindi produrre un immediato e profondo cambiamento, capace di generare più equità, maggiore ricchezza e riduzione dello stock del debito.

La buona tenuta dei conti pubblici è il punto di partenza sul quale costruire le prime e non rinviabili misure per favorire e incentivare la crescita.

Le forze del lavoro e dell'impresa del nostro Paese, il risparmio delle famiglie, come il successo dell'export italiano sui mercati mondiali anche in questi anni difficili, rappresentano altrettanti punti di forza su cui costruire.

Siamo chiamati a cambiare passo e ad esprimere uno sforzo comune in grado di far si che l'Italia continui ad essere uno tra i primi Paesi manifatturieri del mondo e possa far conto su un forte e dinamico sistema dei servizi. Tutte le imprese sono pronte a fare la loro parte.

È questa la ricetta vincente in un mondo scosso da un cambio di fase economica senza precedenti.

Salvare l'Italia non è uno slogan retorico.

Deve essere chiaro. Non intendiamo minimamente sostituirci ai compiti che spettano al Governo, alla politica, a chi rappresenta la sovranità popolare. Avvertiamo però l’esigenza di non limitarci alle critiche, ma di indicare all'attenzione di tutti alcuni punti assolutamente prioritari.

Chiediamo quindi di agire senza indugi.

La discussione sui temi da noi proposti è da tempo ormai matura e non necessita di ulteriori approfondimenti.

La nostra è una proposta che non vuole guardare indietro. Guardiamo avanti con un’ottica di “sistema”. Insieme si può rimettere in moto il Paese.

Le imprese lanciano questo progetto ben sapendo di non rappresentare che una parte della società italiana.

È l'Italia intera che deve trovare la convinzione e l’energia per fare sin da subito le scelte necessarie.

Per salvare oggi l'Italia e per rilanciare la crescita occorre affrontare cinque questioni prioritarie:

  • Spesa pubblica e riforma delle pensioni
  • Riforma fiscale
  • Cessioni del patrimonio pubblico
  • Liberalizzazioni e semplificazioni
  • Infrastrutture ed energia

 

Riforma pensionistica: le cose da fare subito

1. Elevare l’età pensionabile (*)

  • Come nel pubblico impiego, elevare a 65 anni dal 2012 l’età per il pensionamento di vecchiaia delle donne del settore privato.
  • Anticipare al 2012 l’avvio del previsto meccanismo di aggancio automatico dell’età pensionabile all’aumento della speranza di vita.
  • Portare a 62-68 anni la forcella di età di pensionamento flessibile prevista nel regime contributivo.

2. Riforma delle pensioni di anzianità

  • Abolire l’attuale sistema delle pensioni di anzianità.
  • Consentire il pensionamento anticipato rispetto all’età di vecchiaia (65 anni per tutti e gradualmente incrementata in base all’aumento della speranza di vita), ma solo con una correzione attuariale della prestazione commisurata agli anni di anticipo.
  • Prevedere un regime transitorio per il calcolo della pensione ovvero della valorizzazione dei versamenti contributivi di coloro che matureranno il requisito dei 40 anni di anzianità contributiva entro i prossimi 4 anni.
  • In ogni caso, la pensione non può essere erogata prima dei 62 anni di età

3. Abrogare tutti i regimi speciali

  • Eliminare dal 1.1.2012 tutti i regimi speciali previsti dall’INPS  e dai diversi Enti previdenziali. In questo modo, si eliminerebbero privilegi che non trovano alcuna giustificazione.
(*) Dal 2013, compatibilmente con l’andamento dei conti pubblici, dovrà essere eliminato il sistema delle finestre mobili.

 

Riforma fiscale: le cose da fare subito

1. Recuperare competitività riducendo il costo del lavoro

  • Incrementare – almeno raddoppiando – gli importi forfetari attualmente previsti della deduzione per cuneo fiscale. Si può stimare che la misura abbia un effetto di minor gettito per l’erario di circa 1,8 miliardi di euro.
  • Prolungare la deduzione dalla base imponibile IRAP delle spese relative agli apprendisti anche successivamente alla trasformazione del loro contratto di lavoro. Si tratterebbe di rendere permanentemente deducibile il costo del lavoro dei lavoratori assunti con contratto di apprendistato, sia per i nuovi contratti che per quelli già in essere. Tale provvedimento costituirebbe un forte incentivo per l’occupazione dei giovani. L’effetto di minor gettito per l’erario è stimabile in circa 140 milioni di euro.

2. Stimolare produttività, ricerca e innovazione

  • Prevedere uno strumento fiscale automatico, con orizzonte temporale lungo (almeno 10 anni) che incentivi gli investimenti in R&I delle imprese, sia quelli in house, sia quelli realizzati in collaborazione con il sistema pubblico di ricerca e organismi di ricerca. Va prevista una quantificazione preventiva dell’ammontare complessivo richiesto come credito d’imposta, in modo da facilitarne la gestione finanziaria e permettere all’amministrazione pubblica un controllo puntuale dell’utilizzo. La misura richiede uno stanziamento di almeno 1 miliardo di euro l’anno.
  • Introdurre forme di incentivazione stabili, fiscali e contributive, come previsto nella delega fiscale, a sostegno delle quote di salario correlate ad incrementi di produttività, redditività ed efficienza. Si può stimare che gli effetti di minor gettito per l’erario dovuti allo sgravio contributivo siano pari a circa 900 milioni di euro, che si aggiungono alla detassazione già prevista (che ha un costo stimato per l’erario pari a 1,48 miliardi).

3. Rafforzamento patrimoniale e dimensionale delle imprese, internazionalizzazione

  • Prevedere da subito “l’aiuto alla crescita economica (ACE)” previsto dalla bozza di legge delega per la riforma fiscale e assistenziale, che consente una riduzione del prelievo Ires commisurata al nuovo capitale immesso nell’impresa sotto forma di conferimenti in denaro da parte dei soci o di destinazione di utili a riserva. Misure analoghe andrebbero previste per le imprese individuali e le società di persone. Si può stimare un minor gettito per l’erario pari a circa 150 milioni di euro per il 2012, 234 milioni di euro per il 2013 e 309 milioni di euro per il 2014.
  • Mantenere i regimi fiscali che favoriscono le reti di imprese anche a favore dei processi di innovazione e prevedere misure a favore dell’internazionalizzazione delle imprese.

4.  Certezza del diritto

  • Riformulare integralmente la normativa che definisce gli elementi essenziali dell’abuso del diritto in ambito fiscale, precisando il confine tra elusione e legittimo risparmio di imposta; in particolare occorre stabilire che le operazioni che derivano da atti giuridici anche negoziali o meri fatti possono essere censurate come elusive solo in quanto conseguano vantaggi fiscali “indebiti”, per tali intendendo quelli che derivano dall’aggiramento di norme o principi.
  • Individuare legislativamente i soggetti esonerati all’Irap in quanto privi di organizzazione.

5. Contrasto all’evasione e prelievo patrimoniale ordinario

  • Fissare a 500 euro il limite per l’utilizzo del contante e contestualmente incentivare la diffusione della moneta elettronica
  • Incentivare l’emersione di fatturato prevedendo per i contribuenti soggetti agli studi di settore un “premio” fiscale legato all’aumento del reddito e fatturato rispetto alla soglia di congruità.
  • Introdurre l'obbligo, per le persone fisiche, di indicare il proprio "stato patrimoniale" nella dichiarazione annuale dei redditi.(*)
  • Applicare, sul patrimonio netto delle persone fisiche, una imposta patrimoniale annuale, ad aliquote contenute e con le necessarie esenzioni, per dare concretezza all’obbligo dichiarativo e ottenere un gettito annuale certo stabile. Si può stimare che la misura comporti un maggior gettito per l’erario di circa 6 miliardi di euro annui.

6. Revisione IRPEF

  • Avviare la revisione dell’Irpef sui redditi più bassi.
(*) Gli immobili già si devono indicare (ma non le quote in società immobiliari), ma oggi rimangono fuori tutti gli asset mobiliari (azioni, quote, fondi, finanziamenti, depositi bancari e postali, obbligazioni, ecc.). È ricchezza in grandissima parte già oggi "tracciata" dagli intermediari finanziari, per cui il controllo non sarebbe difficile.
Quantificazione degli effetti delle misure fiscali proposte nel 2012 (mln euro)
  Minor gettito per l’erario Maggior gettito per l’erario

IRAP deduzioni forfetarie

IRAP apprendisti

Credito d’imposta R&I

Decontribuzione premi prod.

ACE

Avvio revisione IRPEF

Imposta patrimoniale

 

1.800

140

1.000

900

150

2.010

 

 

 

 

 

 

 

 

6.000

 

TOTALE 6.000 6.000
NB. Gli effetti riportati nella tabella non tengono conto della minore spesa per la riforma delle pensioni indicata nel capitolo precedente. Tale minore spesa (da 2,9 miliardi di euro nel  2013 a 18 miliardi di euro nel 2019) potrà essere utilizzata per la riduzione del prelievo fiscale su lavoro e imprese.

 

Cessioni del patrimonio pubblico: le cose da fare subito

Dismettere gli immobili pubblici e privatizzare le partecipazioni societarie degli enti locali

  • Cedere il patrimonio immobiliare di enti statali e locali.
  • Dismettere le partecipazioni societarie degli enti locali nei servizi pubblici locali.
  • Prevedere che gli enti locali possano utilizzare i proventi derivanti dalle dismissioni di immobili e partecipazioni al di fuori dei limiti del Patto di stabilità interno, per opere pubbliche, manutenzione straordinaria e ristrutturazione del patrimonio esistente, anche a fini di efficienza energetica.
  • Prevedere che l’attività di dismissione sia svolta unicamente secondo le procedure dell’evidenza pubblica.

 

Liberalizzazioni e semplificazioni: le cose da fare subito

1. Liberalizzare trasporti e servizi pubblici locali

  • Istituire l’Autorità dei trasporti e accorpare le competenze regolatorie in materia di risorse idriche e rifiuti in capo ad un'unica Autorità.
  • Rafforzare il ruolo dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, attribuendole poteri vincolanti di verifica degli orientamenti di liberalizzazione definiti dagli enti locali.

2. Liberalizzare le attività economiche

  • Affermare il principio di libera concorrenza nell’art. 41 Cost.
  • Indicare espressamente le restrizioni – statali e regionali – oggetto di abrogazione ed eliminare le eccezioni al principio della libera iniziativa economica, fatti salvi i motivi imperativi di interesse generale previsti dall’ordinamento comunitario.

3. Liberalizzare i servizi professionali

  • Vietare la fissazione di tariffe (fisse o minime) e prevedere l’obbligo di presentare un preventivo scritto al cliente.
  • Sottrarre i controlli sulla pubblicità agli ordini e affermare la competenza esclusiva dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
  • Prevedere espressamente la possibilità di costituire società di capitali, anche con soci di mero investimento, ferma restando la personalità della prestazione intellettuale.
  • Attribuire al Governo una delega legislativa a riformare gli ordini professionali per:
  • ridurne il numero e rafforzarne i compiti di garanzia di qualità dell’offerta, evitando qualsiasi influenza sui comportamenti economici degli iscritti;
  • consentire limiti al numero di persone titolate a esercitare una professione solo per motivi di ordine pubblico, pubblica incolumità, sanità pubblica, pubblica sicurezza;
  • ridurre le riserve legali di attività, limitandole ai soli casi in cui siano strettamente necessarie per la tutela di interessi costituzionalmente garantiti.

4. Assicurare regole omogenee per le attività di impresa su tutto il territorio nazionale

  • Riformare l’art. 117 Cost. per riportare alla competenza esclusiva dello Stato che richiedono una disciplina unitaria, tra le quali l’energia, le grandi reti e infrastrutture.

5. Puntare su poteri e meccanismi sostitutivi per superare veti e inerzie

  • Consentire a soggetti diversi da quelli delegati per legge di adottare atti normativi o amministrativi generali in caso di mancata attuazione di misure previste a livello normativo.
  • Consentire a uffici diversi o a livelli di governo superiori di sostituirsi alle amministrazioni inerti e portare a termine i procedimenti amministrativi.

6. Implementare le misure già adottate

  • Attribuire a un Ministro o altra autorità il compito di verificare lo stato di attuazione delle semplificazioni, intervenire per accelerare l’approvazione dei provvedimenti necessari e proporre, quando serva, integrazioni e correttivi.
  • Approvare rapidamente tutti i provvedimenti attuativi delle semplificazioni già adottate.

7. Completare le semplificazioni amministrative e normative

  • Rafforzare la trasparenza dei procedimenti amministrativi, prevedendo l’obbligo per tutte le PA di pubblicare sul sito Internet l’elenco dei propri procedimenti, indicando termini e documenti previsti (anche se richiesti da provvedimenti pubblicati in GU) e “sanzionare” le PA inadempienti.
  • Rafforzare le semplificazioni amministrative su permessi di costruire, razionalizzazione e riduzione dei controlli; autorizzazione paesaggistica; SCIA.
  • Migliorare il processo di produzione normativa attraverso la previsione del divieto di introdurre oneri non compensati dalla cancellazione di quelli esistenti (cd. one in one out) e di gold plating nell’attuazione delle direttive UE.
  • Proseguire con le semplificazioni normative per ridurre gli oneri previsti dalle norme vigenti (es. ambiente, fisco, edilizia, urbanistica).
  • Favorire rapidamente l’operatività delle Agenzie delle imprese e rafforzarne il ruolo.

8. Semplificare il dialogo tra imprese e PA

  • Favorire il ricorso alle nuove tecnologie, incentivando l’utilizzo degli strumenti diversi da quelli cartacei, che andranno gradualmente sostituiti con flussi elettronici strutturati ed elaborabili basati su uno standard comune per la rappresentazione delle informazioni.

9. Accelerare i tempi della giustizia civile

  • Dare rapida attuazione alla delega per la revisione delle circoscrizioni giudiziarie per migliorare l’efficienza degli uffici e consentire la specializzazione dei magistrati.
  • Puntare sulla mediazione quale strumento di deflazione del contenzioso.

 

Infrastrutture, efficienza energetica: le cose da fare subito

1. Investimenti pubblici e infrastrutture

  • Utilizzare la spending review per contenere la spesa corrente e tutelare la spesa per investimenti, garantendone la stabilità nel tempo.
  • rivedere la normativa per eliminare le incertezze che generano contenzioso.
  • Riforma del titolo V della Costituzione per chiarire le competenze in materia di infrastrutture di interesse nazionale.
  • Incentivare il coinvolgimento della finanza privata: sviluppo dei Project Bond e attivazione di un più efficace sistema di garanzie (pubbliche e private).
  • Effettuare una ricognizione delle opere in itinere e individuare precise responsabilità e poteri sostitutivi per la buona riuscita delle stesse.
  • Concentrare le risorse sulle grandi priorità infrastrutturali, d’interesse europeo e nazionale, e su pacchetti di piccole opere, riprogrammando le risorse disponibili, in particolare quelle nel Mezzogiorno finanziate da Fondi strutturali e FAS.

2. Efficienza energetica

  • Prorogare l’attuale livello di incentivazione fiscale strutturalmente fino al 2020.
  • Introdurre una normativa orientata a promuovere l’uso di standard tecnologici più efficienti in tutti i nuovi investimenti nel settore residenziale, terziario industriale e dei trasporti.
  • Promuovere con campagne informative diffuse comportamenti di consumo energetico responsabile.
 
Allegati
 
Ivan Malavasi a Tv7 (Rai Uno)
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Ivan Malavasi a Tv7 (Rai Uno) (01:27)
18 Maggio 2012
 
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