Il programma prevede il rilancio del territorio reggiano attraverso due distinte fasi che passano dal risanamento dei conti pubblici alla promozione di azioni di sviluppo, in primis l’accesso al credito, a favore delle aziende.
Stanno incontrando i sindaci reggiani per discutere non solo della fase uno, la tassazione locale, ma anche della fase due, il rilancio del territorio reggiano. Ribadendo che né Cna Reggio Emilia né i suoi Associati intendono sottrarsi alle azioni necessarie per consentire il risanamento dei conti pubblici, il suo presidente provinciale Tristano Mussini e il direttore generale Fabio Bezzi hanno partecipato agli incontri con il vicepresidente della Provincia Pierluigi Saccardi e con i sindaci di Correggio, Scandiano, Castelnovo ne’ Monti e degli altri Comuni della montagna oltre a Poviglio, Casalgrande - e altri ne faranno nei prossimi giorni per terminare con il Comune capoluogo - mettendo sul tavolo le proprie proposte, a partire da una forte diminuzione dei costi relativi alla Pubblica Amministrazione.
I dati. “Nella Manovra Monti di dicembre, uno degli aspetti che si profila come di maggior impatto sul sistema delle imprese è l’anticipazione al 2012 dell’IMU – ha spiegato il presidente Mussini passando all’analisi concreta dei dati - secondo le stime del Centro Studi Sintesi di Mestre commissionato da Cna, l’aumento medio per le imprese reggiane si attesterebbe a +64%, a +110-120% in caso di elevamento dell’aliquota base. I numeri previsti nella nostra provincia, considerando l’aliquota base dello 0,76%, parlano di –109,3 milioni di euro a carico di imprese e attività commerciali, con un maggiore esborso da parte delle imprese reggiane di 38,4 milioni di euro rispetto al 2011 e danno immediatamente il senso del forte incremento dell’imposizione fiscale che graverà sui possessori di immobili. Preoccupa fortemente l’impatto che avrà questo appesantimento della tassazione sugli immobili strumentali che per loro natura sono un elemento centrale per la produzione del reddito d’impresa, il vero problema oggi è produrre beni e servizi per conservare, creare nuovi posti di lavoro e per ridistribuire reddito a Reggio”. “Il fatto è che – continua il direttore generale Bezzi - dal 2012 le leve fiscali autonome dei Comuni verranno sbloccate e, alla luce dei tagli di risorse ai bilanci locali, non è fantasioso ipotizzare un massiccio ricorso alla facoltà di incrementare le aliquote. Nel 2012 i Comuni avranno la possibilità di mettere mano liberamente, dopo anni di blocco, alle aliquote dell’addizionale comunale IRPEF (tetto massimo 0,8%). Non auspichiamo ad aumenti eccessivi: in una ricerca equilibrata è preferibile l’addizionale all’aumento dell’IMU alle imprese”.
Fase uno. Da qui le richieste fatte ai Comuni nella cosiddetta “fase uno”: non prendere decisioni immediate prima di determinare maggiorazioni di aliquote IMU, considerando che l’approvazione dei bilanci è fissata per il 31-marzo 2012, mantenere le aliquote degli immobili strumentali ai livelli stabiliti dal decreto, mettere in campo non solo l’opzione fiscale ma anche un serio ridimensionamento dei costi della “macchina” amministrativa, e, sui rifiuti solidi urbani prevedere una moratoria nella applicazione delle nuove tariffe già dal 2012.
Fase due. “Per la fase 2, quella di rilancio del territorio reggiano – continua il presidente Mussini - ci vogliono coraggio e determinazione, guardando a un futuro che non può risolversi per gli enti locali solo come “terminali” di politiche decise altrove. Determinazione per superare logiche che, troppo strette dal raggiungimento dei pareggi dei singoli bilanci comunali, non sappiano cogliere la necessità di sostenere, promuovere anche per il nostro territorio una fase di crescita”. Queste le proposte avanzate da Cna, a partire da una seria revisione del Patto di Stabilità come più volte richiesto dagli stessi Enti locali, per sbloccare le risorse tenute in caldo dalle Amministrazioni per reinvestirle poi sul territorio con grandi e piccoli cantieri e per pagare i fornitori in tempi certi e ragionevoli. La seconda richiesta riguarda le Unioni Comunali, che, facendo rete, devono avere sempre più peso e sevizi più condivisi per fronteggiare la crisi, guardando alle imprese come elemento “centrale” per il rilancio e diventando promotori di azioni di sviluppo, in primis sull’accesso al credito, in concorso con gli altri livelli istituzionali. Cna propone inoltre di vendere qualche “gioiello di famiglia” per reperire risorse da reinvestire nella rete, convinti che il mondo di internet e della banda larga possano essere un’infrastruttura importante per tutte le imprese, e nella rigenerazione del patrimonio edilizio dei centri urbani a partire da quelli storici, per stimolare ed accelerare una riqualificazione urbana in logica eco–sostenibile, in grado di contribuire agli obiettivi di Europa 20-20.
Tra le disposizioni urgenti per la crescita del nostro territorio, la proposta di Cna sull’Area Nord è di qualificarla facendola diventare una piattaforma produttiva innovativa, dove il lavoro e l’impresa giochino un ruolo fondamentale in una concezione moderna e di grande cambiamento, sperimentando il nuovo intreccio tra saperi, tecnologie, lavoro manuale ed intellettuale. Cna vuole parlare di “laboratorio di ricerca diffuso” in stretta collaborazione tra Università e mondo delle imprese. Sempre in questo senso, come Cna Reggio Emilia proponiamo di realizzare un Forum Nazionale del Pensare e del Fare, aperto a contributi internazionali da promuovere a livello nazionale come Rete Imprese Italia. Sarebbe positivo candidare Reggio Emilia a Capitale della micro, piccola e media impresa, della “bottega delle eccellenze dell’artigiano tecnologico”, far risplendere la Città del Tricolore come “officina delle idee”.


