Moratoria per il 2012, stop all’aumento delle tariffe, partecipazione al tavolo di monitoraggio sul sistema tariffario e confronto diretto con l’Iren. Sono le richieste avanzate da Rete Imprese Italia provinciale e Confindustria Reggio Emilia alle istituzioni locali per contenere gli aumenti alle imprese.
Le disposizioni urgenti per la crescita e l’equità che nascono dalla preoccupazione condivisa per la tenuta del sistema economico e sociale del nostro territorio, in un contesto di crisi globale con prospettive di grande incertezza, si devono tradurre in misure concrete. E’ questa la convinzione che ha spinto Rete Imprese Italia provinciale e Confindustria Reggio Emilia a formulare quattro proposte concrete alle Istituzioni locali in merito alla tariffa di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani.
La prima, quella di concedere una moratoria nell’applicazione delle nuove tariffe nel 2012è già stata inoltrata lo scorso mese di dicembre ai Primi Cittadini, all’Assessore provinciale all’Ambiente Mirko Tutino e al Presidente di Ato alla vigilia dell’Assemblea provinciale che doveva pronunciarsi sulle politiche tariffarie. Prendiamo atto che in quella sede non è stato possibile decidere in tal senso, ma ribadiamo che nella fase attuale sarebbe importante sollevare le imprese da nuovi balzelli.
Continuiamo a ritenere opportuno il rinvio degli aumenti al 2013 in modo da consentire alle imprese di superare l’anno in corso, che sarà caratterizzato da una significativa contrazione del PIL, senza ulteriori appesantimenti nel versante dei costi di produzione.
La seconda richiesta interessa direttamente l’ente Provincia che applica un’addizionale del 5% sul tema rifiuti. Addizionale che per il 2011 ha prodotto un gettito stimato poco sotto i 3 milioni di euro. Con le previsioni di aumento di costi - già nel 2012 stimati in 75 mln di euro di fatturato per IREN - con l’effetto perverso (un po’ come avviene con l’IVA quando aumenta la Benzina) della “tassa sulla tassa”, il gettito che dovrebbe andare alla Provincia salirà di almeno altri 800.000 euro. Chiediamo che questi aumenti siano sterilizzati: mettendo in gioco questa addizionale provinciale eviteremo di gravare le imprese di parte dei rincari delle tariffe.
E’ poi per noi questione centrale capire quale sia la proposta di ripartizione dei costi tra imprese e famiglie. La tendenza, in crescita, di caricare correttamente i costi dei servizi con riparto equo tra i vari soggetti non va dimenticata: per troppi anni il mondo delle imprese si è fatto carico di costi superiori a quelli da esso generati.
La terza richiesta riguarda la decisione presa dall’Assemblea dell’ATO di aprire un osservatorio ad hoc per il monitoraggio delle tariffeper un equo controllo del sistema tariffario: chiediamo che tale tavolo venga aperto anche alle Associazioni di categoria,che tra i suoi obbiettivi vi sia anche la costruzione di un metodo condiviso per la ripartizione dei costi tra utenze domestiche e non domestiche e che, infine, i suoi lavori abbiano un orizzonte temporale che non vada oltre il 2012. Auspichiamo, poi, che in quella sede si possano esaminare i preventivi dei gestori con costi “certi” e non di stima.
In quel tavolo ci auguriamo che emergano i conti “veri”, quelli che saranno la base per determinare le nuove tariffe sui rifiuti e, siamo sicuri, non mancheranno le sorprese. Quello che chiediamo è che se vi saranno differenze tra Comune e Comune ciò derivi unicamente dal diverso livello di servizio richiesto. Allora sarà meno complicato spiegare a imprese distanti tra loro pochi chilometri, differenze tariffarie applicate in ambiti territoriali comunque omogenei.
Non conosciamo, al di là del principio generico, la formula “alchemica” che porterà a determinare gli importi di “sussidiarietà” tra Comuni e che farà si che Comuni che sosterranno costi elevati (derivanti da una più o meno spinta raccolta “porta a porta”) saranno compensati da altri Comuni per alleggerire l’impatto degli aumenti a casa propria.
Le Associazioni formulano poi una quarta richiestache riguarda l’apertura di un confronto serrato con Iren: di questi tempi nessuna impresa può permettersi aumenti del 7%, nemmeno la storica multiutility reggiana. Ciò è tanto più inaccettabile perché nell’ultimo periodo IREN sta depauperando il patrimonio “sociale” che l’azienda ha sempre rappresentato per il territorio adottando in molti casi il criterio del massimo ribasso negli appalti: una modalità che la espone a rischi di infiltrazione, a scapito di imprese del territorio che hanno sempre lavorato con qualità e competenza. Su questo aspetto chiediamo con forza trasparenza a tutela di tutti i soggetti coinvolti e della comunità nel suo complesso.
Questo è quanto sosterremo sui tutti i tavoli in Provincia e nei Comuni dove, parlando di bilanci, chiediamo fin d’ora di essere convocati e ascoltati. La strada è stretta per tutti, prima di tutto per le imprese, ed è necessario che la Pubblica Amministrazione non perda il contatto con chi ha i numeri per poter risalire la china e dare respiro alla nostra economia provinciale.


