La recessione vista dalle aziende del Made in Italy. Con due pagine, realizzate da Dario Di Vico e Isidoro Trovato, oggi, il Corriere della Sera solleva il coperchio sulla difficile situazione dell'economia e fa parlare i diretti interessati. Testimonianze raccolte attraverso il forum aperto da Corriere.it e che raccontano un Paese che soffre in silenzio, ma che ha ancora voglia di costruire il proprio futuro.
La recessione vista dalle aziende del Made in Italy. Con due pagine, realizzate da Dario Di Vico e Isidoro Trovato, oggi il Corriere della Sera solleva il coperchio sulla difficile situazione dell'economia e fa parlare i diretti interessati, i piccoli imprenditori. Testimonianze raccolte attraverso il forum aperto da Corriere.it e che raccontano un Paese che soffre in silenzio, ma che ha ancora voglia di costruire il proprio futuro. Vediamo qualche esempio estratto dalle due pagine del Corriere.
"Non resisto più". "Non so ancora quante umiliazioni dovrò subire - scrive Matteo, che si firma piccolo imprenditore -. Quante telefonate, raccomandate, ufficiali giudiziari, notai, ecc. per levare il protesto". E poi racconta "di quel direttore di banca che ogni anno mi faceva gli auguri, ceste di regali e mi chiedeva se volevo soldi per ampliare" e che ora, quando Matteo lo cerca in banca non si fa trovare e gli fa dire dalla segretaria "che è partita la raccomandata per il rientro immediato del fido o delle carte di credito. Lei sì che ha memoria".
Imprenditori abbandonati. "Tutti ti girano le spalle - scrive Alberto 46 - io e il mio socio avevamo un'azienda nel meccanotessile. In 5 anni siamo passati da 300 mila a 5 milioni di fatturato, da 5 a 35 dipendenti. Poi il tessile è stato il primo ad essere travolto, i pagamenti internazionali sono sempre più difficili, le banche aspettano solo i rientri". Alberto prova a resistere, convocano i sindacati, i dipendenti, cercano nuovi azionisti. "Io e il mio socio abbiamo perso tutto anche le nostre abitazioni. Ci domandiamo perchè all'imprenditore che fallisce onestamente non viene riconosciuta la stessa dignità e rispetto del lavoratore che perde il lavoro".
"Me ne vado all'estero". Miccad aveva creato 7 posti di lavoro e a causa dei mancati pagamenti delle aziende municipalizzate si è visto la casa pignorata, la macchina venduta e il telefono staccato. "E' vero che ho 50 anni, però conosco bene due lingue e appena finisco di pagare faccio i bagagli e vado all'estero. Vi vedrò sul satellite".
"Lo Stato c'è solo per le tasse". "Ci sono mesi, come maggio, agosto e novembre, che il 16 del mese si spendono cifre mostruose tra tasse e Iva, quasi la metà dell'utile di un anno - denuncia Marco -. Pago l'Inps su del materiale che non venduto. E poi quando non si riesce a pagar tutto arriva Equitalia che nel pieno rispetto della legalità si prende tutto quello che trova".
"Mi pagano un anno dopo, così non si può resistere più". "I pagamenti erano già lenti fino a un anno fa - spiega Fabrizio Donzelli, uno dei quattro soci dell'Alfa electric srl di Firenze, che realizza impianti elettrici e tecnologici - adesso siamo alla disperazione: i ritardi della pubblica amministrazione sfiorano l'anno e con le banche non possiamo più utilizzare il credito accumulato con la Pubblica amministrazione. Quantomeno nel pubblico è sicuro che prima o poi quei soldi li rivedrai, nel privato invece alcune somme diventano inesigibili perchè nel frattempo le aziende falliscono". "Non mi accanisco con gli imprenditori che non mi pagano - continua Donzelli - quasi tutti sono nelle mie stesse condizioni. Temo che l'emergenza maggiore non sarà il lavoro ma la chiusura di tante, troppe piccole e medie imprese". La soluzione? "Esistono tante proposte di legge - conclude l'imprenditore - per sbloccare i pagamenti del pubblico. Forse è arrivato il momento di metterle in pratica. Prima che sia troppo tardi".


