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16 Luglio 2010
Credito e pagamenti priorità per le Pmi
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“Non possiamo più accettare la difficoltà di accesso al credito che continua ad essere una corsa a ostacoli, una via crucis. Sarebbe sufficiente che le banche facessero quanto indicato dal governatore della Banca d'Italia”. Il segretario generale Sergio Silvestrini torna a lanciare l'allarme sulle difficoltà di ottenere finanziamenti per le piccole e medie imprese, richiamandosi alle parole pronunciate giovedì dal governatore Draghi. Una difficoltà che si aggiunge ai ritardi dei pagamenti, pratica con "effetti molto gravi per l'intero sistema produttivo che le piccole imprese non possono più accettare". La denuncia è arrivata nel corso del Convegno dal titolo "Lo Sviluppo in Bilico, tra globalizzazione e federalismo", che si è svolto a Roma, presso il Grand Hotel St Regis, e che ha visto la presenza del  Commissario europeo all'Industria Antonio Tajani, dei professori Carlo Trigilia e Dante Roscini e del presidente  della Fondazione Rete Imprese Italia Giuseppe De Rita.
I lavori si sono conclusi con l’intervento del presidente Ivan Malavasi che ha indicato l’alta qualità e l’alto contenuto tecnologico dei nostri prodotti come arma vincente  “per competere a livello globale, rendendoci appetibili per i mercati.”.

Gli indicatori macroeconomici sono tutti concordi: la pesantissima crisi che ha colpito l’economia mondiale ha lasciato in eredità una crescita debole e asfittica. Soffrono soprattutto le piccole e medie imprese, che non possono godere del sostegno pubblico, sempre più strette tra le difficoltà di accesso al credito e i cronici ritardi dei pagamenti da parte dei privati, ma anche e soprattutto da parte delle Pubblica amministrazione.
L’allarme è stato sollevato ancora una volta dalla Cna nel corso del Convegno dal titolo "Lo Sviluppo in Bilico, tra globalizzazione e federalismo", che si è svolto a Roma, presso il Grand Hotel St Regis, e che ha visto la presenza del  Commissario europeo all'Industria Antonio Tajani, del professori Carlo Trigilia e Dante Roscini e del presidente  della Fondazione Rete Imprese Italia Giuseppe De Rita.
“Non possiamo più accettare la difficoltà di accesso al credito che continua ad essere una corsa a ostacoli, una via crucis. Sarebbe sufficiente che le banche facessero quanto appena indicato dal governatore della Banca d'Italia”, ha affermato Sergio Silvestrini nella relazione introduttiva, richiamandosi alle parole pronunciate giovedì dal governatore Draghi. Una difficoltà  che si somma ai ritardi dei pagamenti,  pratica con "effetti molto gravi per l'intero sistema produttivo che le piccole imprese non possono più accettare".
Silvestrini si è poi soffermato sulla manovra economica del governo, ritenuta inevitabile, anche se restano dubbi “sull'efficacia dei tagli lineari, come strumento per ottenere gli aggiustamenti strutturali della spesa pubblica e sulla mancanza di meccanismi premiali".

"Il rigore finanziario - ha sottolineato il segretario generale della Cna  - acquista significato, se è uno strumento per costruire i vantaggi di un futuro di crescita. Se è una premessa per rimuovere con lucida determinazione, tutto ciò che crea spesa inefficiente e improduttiva e per investire nei molteplici ambiti della vita pubblica, che nel loro reciproco rafforzarsi costituiscono contesti favorevoli alla crescita".

Una risposta alle inefficienze della spesa e al drenaggio improduttivo delle risorse potrebbe arrivare nell’attuazione del federalismo fiscale che, eliminando i trasferimenti dallo Stato alle Regioni e agli Enti locali, e fissando contemporaneamente standard di costo, di spesa e di fabbisogno nelle prestazioni essenziali, introdurrebbe nel sistema massicce dosi di autonomia, di responsabilità e di efficienza. Il federalismo però, se non accompagnato da un deciso cambiamento della mentalità che metta fine alle clientele, agli interessi particolaristici e alle intermediazioni, rischia di restare una delle tante occasioni mancate del Paese. E allora, "è necessario accompagnarlo con una grande politica per lo sviluppo dell'intero paese. Che abbia come soggetto principale, il mondo delle piccole, piccolissime e medie imprese, che metta a disposizione interventi di lungo termine capaci di operare sui contesti che rendono il paese più competitivo".
 "E' importante ricordare, - ha affermato ancora Silvestrini - che esistono soluzioni e interventi che non hanno costi. Spesso si tratta di soluzioni e interventi che hanno grande incidenza nella vita delle imprese, e che appunto non costano nulla. Vorrei per esempio ricordare una proposta ad alto contenuto simbolico per il nostro mondo, peraltro più volte avanzata senza alcun esito: una legge che annualmente raccolga le norme riferite al mondo della piccola impresa. Una scadenza che sia anche un momento di ascolto e riflessione sui bisogni e sulle richieste di un mondo produttivo ampio e diffuso, importantissimo, determinante per l'economia del nostro paese".

Sui ritardi dei pagamenti, intanto, una prima soluzione potrebbe arrivare dalla direttiva europea che "potrebbe entrare in vigore entro la fine del 2011". Il commissario Ue Antonio Tajani si è detto "molto ottimista" sull'approvazione in prima lettura dal parlamento europeo "subito dopo l'estate".
La direttiva, ha spiegato Tajani, "facilita i pagamenti delle P.A. in tempi brevi" stabilendo un interesse del 5% per le amministrazioni pubbliche ritardatarie. Nella convinzione che solo attraverso le Pmi si potrà incrementare la ripresa in ambito europeo, Tajani ha evidenziato le altre 'azioni positive' di Bruxelles nei confronti della piccole e medie imprese.
"Dall'implementazione dello Small Business Act si possono generare risparmi per circa 40 miliardi per le imprese, pari a 33% dei costi burocratici". Sempre nel quadro di sostegno allo sviluppo e all'internazionalizzazione delle Pmi, Tajani ha evidenziato lo sblocco di 30 miliardi di euro da parte della Banca europea per gli investimenti. Sono ancora troppo poche, ha detto Tajani, le Pmi che affrontano i mercati esteri: il 25% in ambito Ue, percentuale che si dimezza se si tiene conto dei paesi del Bric.

 Di seguito la sintesi degli altri interventi

Carlo Trigilia Università Di Firenze

 Incentivare i progetti delle reti territoriali di imprese dedicati all’innovazione. E evitare che le poche risorse messe a disposizione nel nostro paese si perdano in politiche di incentivazione individuale. Questa la ricetta per superare la crisi del Professor Carlo Trigilia dell’Università di Firenze. Trigilia dipinge un’Italia colpita pesantemente dalla recessione ma sorprendentemente non in ginocchio. Un vero e proprio paradosso. Le nostre imprese chiamate a competere sui mercati globalizzati, infatti, sono gravate dalla zavorra di servizi pubblici e privati poco competitivi: costi di energia superiori al 30% della media europea, Pubblica amministrazione inefficiente, servizi legali e assicurativi molto cari. Eppure, spiega Trigilia “Il Nord-Ovest e il Centro- Nord del paese appaiono in ottima posizione in numerose statistiche che forniscono un’indicazione sulla competitività delle imprese italiane”. Queste regioni, ad esempio, sono al terzo posto in Europa per numero di addetti nelle imprese ad alta tecnologia. E anche i brevetti presentati negli ultimi 10 anni presso gli uffici preposti dell’Unione Europea sono per l’Italia in continua crescita. I nostri settori di punta sono quelli della meccanica, della meccanica strumentale e della così detta meccatronica; dalle imprese di questi comparti arriva il maggior numero di brevetti presentati. In quanto alla loro provenienza territoriale è il Nord –Ovest a farla da padrone: è suo il 50% delle domande. A seguire il Centro-Nord con 40% delle proposte. Nota dolente, purtroppo, ancora una volta il nostro Sud, fermo al 5% delle domande. Trigilia lo descrive come statico, non produttivo né innovativo. Ma la vera indicazione per capire da dove nasce l’innovazione che tiene a galla l’economia italiana, è per Trigilia quella legata al dato sui brevetti ad alta tecnologia, il 75% dei quali presentati dai sistemi locali territoriali. Quando le imprese si organizzano, collaborano, fanno rete, insomma, riescono anche a investire in innovazione. E la politica? “E’ lontana dalle esigenze delle pmi e fa scelte incongruenti rispetto all’innovazione reale” - conclude Trigilia. “Non serve sprecare risorse in politiche di incentivazione individuale ma sostenere i rapporti di collaborazione tra imprese, l’arma necessaria per portare un Made in Italy vincente sui mercati globalizzati”. 

 Dante Roscini Harvard University

Cercare nuovi modi per innovare trasformando la crisi in opportunità. E’ la via d’uscita dalle secche della stagnazione del Professor Dante Roscini, Harvard University.  La crisi economica che ha investito il mondo nello scorso biennio ha praticamente affossato l’economia europea, lasciandola tutt’ora in grandissima difficoltà. Negli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito a un autentico tracollo dell’export dell’area euro, giù dai 15 ai 25 punti. Sono crollati anche consumi e investimenti che hanno trascinato in basso il Pil europeo. La disoccupazione sta toccando i massimi storici attestandosi ai livelli più alti delle economie avanzate. La vera sfida del futuro, tuttavia, sarà quella di fare i conti con un nuovo assetto economico mondiale in cui sarà la Cina, secondo Roscini, a fare la parte del leone. Usa e Cina, ha spiegato Roscini, rappresentano 1/4 della popolazione mondiale e producono 1/3 del Pil planetario. Di più. Insieme hanno prodotto il 40% della crescita mondiale degli ultimi 10 anni. A crescere enormemente di recente sono stati anche gli scambi tra Cina e India e il futuro vedrà certamente protagonisti questi due paesi. La sfida del prossimo ventennio, secondo Roscini, sarà quella di intercettare l’enorme incremento dei consumi mondiali prodotto dalla crescita della loro classe media. I numeri che contraddistinguono l’Italia, d’altra parte, non sono affatto rassicuranti. Debito pubblico elevato, una produttività che non riesce a salire, il Sud sottosviluppato. E poi il costo del lavoro troppo alto; un livello di Pil per ora lavorata oggi sotto al 15% della media europea (nel 2000 era invece in linea con questa stessa media). Un quadro, questo, a cui si aggiunge un basso livello dei servizi di cui usufruiscono le aziende. Risultato: i livelli di investimento italiano sono fra i più bassi d’Europa. Che fare? Secondo Roscini si tratta di un tema complesso. Sarebbe utile incentivare la ricerca, riformare l’Università magari basandosi sul merito (negli Usa anche gli studenti valutano i professori), e puntare sul nostro tessuto legato alla piccola e media impresa. La parola d’ordine, tuttavia, è ancora una volta innovare. Ma non in solitudine. E soprattutto utilizzando nuovi modi. Un’idea: usare la rete per creare piazze virtuali dove far confluire proposte, progetti, idee. Parola d’ordine: cogliere l’opportunità della crisi per riorganizzarsi e trovare nuove strade per ridare slancio a  crescita e sviluppo economico. 

Giuseppe De Rita, presidente della Fondazione Rete Imprese Italia,

Giuseppe De Rita ha sottolineato come i sistemi economici legati all’individualismo egoistico delle imprese abbiano saputo fronteggiare con meno difficoltà l’impatto negativo della crisi. “In ogni frangente difficile si è soli con se stessi – ha proseguito il professor De Rita – e per sopravvivere occorre individuare esattamente quali siano gli interessi da difendere. Se in altri contesti si è pensato a tutelare lavoratori e consumatori, in Italia si è preferito sostenere l’impresa per l’impresa stessa, anche quando queste presentavano gravi sofferenze bancarie”. Si tratta, a detta del professor De Rita, di un asset fondamentale per ricostruire un terreno di nuovo sviluppo. “Si osserva il primato dell’impresa che difende se stessa, secondo un principio accettabile anche sul piano morale perché teso a tutelare la propria unicità rispetto al fenomeno dei distretti. In questi casi l’imprenditore si trova in una posizione di solitudine, perché non sorretto dal consenso sociale maggiormente orientato a salvaguardare le sorti del consumatore”. “E’ il mercato del singolo business – ha spiegato De Rita – e non del sistema”. Anche per questo, ha continuato De Rita, Rete Imprese Italia si pone come soggetto di rappresentanza orizzontale, a tutela delle piccole imprese connotate da una carica produttiva individuale”. Oggi si sente il bisogno di una rappresentazione orizzontale della piccola impresa – ha concluso De Rita - di una valorizzazione dell’esperienza individuale del piccolo imprenditore di fronte al fenomeno della globalizzazione.

 Ivan Malavasi, Presidente Nazionale Cna

“Abbiamo il dovere, anche se il compito risulta difficile, di individuare quali opportunità si celano dietro alla crisi economica ancora in corso” Così il presidente della Cna Nazionale, Ivan Malavasi, ha introdotto il suo intervento di chiusura. “Le Pmi possono svolgere un ruolo propulsore e di spinta per uscire prima dalle secche della crisi, grazie anche alla peculiare tipicità del nostro sistema produttivo e alle modalità di trasmissione dell’innovazione”. Osservando come il mondo accademico, rappresentato nell’occasione dai professori Carlo Trigilia dell’Università di Firenze e Dante Roscini dell’Harvard Business School, abbia perfetta consapevolezza della fisionomia e dei meccanismi di funzionamento della piccole a media impresa, Malavasi si è chiesto perché la stessa consapevolezza non appartenga alla politica italiana. “Il Commissario europeo all’Industria Tajani, presente al nostro convegno – ha sottolineato Malavasi – ha esortato le piccole e medie imprese ad affiancarlo in un’Europa che stenta ad avere la forza e la personalità politica che dovrebbero appartenerle se volesse svolgere nuovamente un ruolo di traino economico in un contesto mondiale profondamente mutato e che aspetta risposte nuove per risollevarsi”. “Sui mercati internazionali si stanno affacciando milioni di nuovi consumatori – ha rimarcato Malavasi – che possono costituire una risorsa importante per intercettare nuove opportunità commerciali. E’ anche vero – ha proseguito Malavsai – che è impensabile competere con Paesi come la Cina in termini produttivi. Sono dinamiche che non possono riguardare la nostra prospettiva economica. Noi abbiamo il dovere di collocare sul mercato prodotti di alta qualità, ad alto contenuto tecnologico. E’ su questo piano – ha sottolineato Malavasi – che possiamo competere a livello globale, rendendoci appetibili per i mercati.”. “Oggi, in questa sede – ha concluso Malavasi – avverto l’orgoglio di rappresentare un’Associazione che di fronte a questa situazione ha deciso di prendere la parola, considerando quanto possa essere importante rimettere al centro del dibattito e, soprattutto, al centro della crescita concetti come Merito e Qualità senza escludere, necessariamente, la persona”.

Intervento Segretario Generale CNA Sergio Silvestrini  (1.974 kB - PDF)

 
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Ivan Malavasi a TG1 Economia
Ivan Malavasi a TG1 Economia (01:52)
5 Agosto 2010
 
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