Per risolvere l'emergenza occupazione, soprattutto giovanile "non esistono ricette facili: l'unica strada seria è attivare immediatamente politiche del lavoro efficaci e moderne, costruite sulla formazione professionale, sull'istruzione tecnica, basate sul rapporto stretto scuola lavoro, e sulla flessibilità". Lo ha affermato Rete Imprese Italia in audizione oggi alla Camera.
Indagine conoscitiva di Rete Imprese Italia sul mercato del lavoro tra dinamiche di accesso e fattori di sviluppo
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(ANSA). Roma, 4 ottobre - Per risolvere l'emergenza occupazione, soprattutto giovanile "non esistono ricette facili: l'unica strada seria è attivare immediatamente politiche del lavoro efficaci e moderne, costruite sulla formazione professionale, sull'istruzione tecnica, basate sul rapporto stretto scuola lavoro, e sulla flessibilità". Lo ha affermato Rete Imprese Italia in audizione oggi alla Camera.
Secondo i rappresentanti di Rete Imprese, "la riduzione del costo del lavoro è una operazione imprescindibile se vogliamo tornare ad essere competitivi e a crescere".
Per l'organizzazione delle Pmi che associa Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti, oggi assistiamo "a una divaricazione profonda e crescente tra sistema educativo e sistema produttivo. Il tasso di attività dei giovani in Italia con alta istruzione è molto basso rispetto alla media europea e altrettanto bassa risulta essere anche la media dei nostri laureati: il 20% rispetto alla media del 32% nell'Europa a 27. A questo va aggiunto che cresce il numero dei laureati, ma non altrettanto l'offerta di impiego che, in un tessuto costituito soprattutto da Pmi, richiede profili tecnici e specialistici".
"Ulteriore spia del peggioramento della condizione occupazionale dei giovani - ha sottolineato Rete Imprese - è il gravissimo fenomeno dei Neet (not in education or training or employment), cioé dei ragazzi che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso di formazione professionale. Si stima che siano circa 2 milioni i giovani fuori dal circuito scolastico, formativo e lavorativo, una zona grigia che tende in maniera preoccupante ad aumentare, soprattutto nel Mezzogiorno dove, tra i maschi, tocca punte dell'80%".
COMUNICATO STAMPA
MERCATO DEL LAVORO
Rete Imprese Italia:
“Contro la disoccupazione non esistono ricette facili. Occorrono immediatamente politiche del lavoro efficaci e moderne, formazione professionale, istruzione tecnica, flessibilità”
“Non esistono ricette facili per risolvere l’emergenza della disoccupazione, soprattutto giovanile, nel nostro Paese: l’unica strada seria è attivare immediatamente politiche del lavoro efficaci e moderne, costruite sulla formazione professionale, sull’istruzione tecnica, basate sul rapporto stretto scuola lavoro, e sulla flessibilità. C’è bisogno di un lavoro duro e dell’impegno di tutti per ottenere risultati concreti e non abbandonare definitivamente un’intera generazione di giovani. Accanto a ciò la riduzione del costo del lavoro è una operazione imprescindibile se vogliamo tornare ad essere competitivi e a crescere".
E’ questo l’allarme lanciato da Rete Imprese Italia (Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti) in occasione dell’audizione presso l’XI Commissione della Camera (Lavoro pubblico e privato), nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul mercato del lavoro.
Per Rete Imprese Italia oggi assistiamo ad una divaricazione profonda e crescente tra sistema educativo e sistema produttivo. Il tasso di attività dei giovani in Italia con alta istruzione è molto basso rispetto alla media europea e altrettanto bassa risulta essere anche la media dei nostri laureati: il 20% rispetto alla media del 32% nell’Europa a 27. A questo va aggiunto che cresce il numero dei laureati, ma non altrettanto l’offerta di impiego che, in un tessuto costituito soprattutto da Pmi, richiede profili tecnici e specialistici.
Una ulteriore spia del peggioramento della condizione occupazionale dei giovani – sottolinea Rete Imprese Italia – è il gravissimo fenomeno dei Neet (not in education or training or employment), cioè dei ragazzi che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso di formazione professionale. Si stima che siano circa 2 milioni i giovani fuori dal circuito scolastico, formativo e lavorativo, una zona grigia che tende in maniera preoccupante ad aumentare, soprattutto nel Mezzogiorno dove, tra i maschi, tocca punte dell’80%.


