(ANSA) Roma, 20 agosto 2011. Sugli studi di settore "siamo pronti a fare le barricate", e la manovra di Ferragosto, così com'é, proprio non piace: Ivan Malavasi, terzo presidente di Rete Imprese Italia (incarico rilevato dall'1 luglio scorso), non usa mezzi termini. "E' la seconda manovra-spot in cerca di soldi a destra e a manca, dimenticando la crescita. Non c'é un euro destinato alla crescita - dice in un'intervista all'ANSA - e i tagli ai costi della politica sono troppo timidi. Manca una ratio di fondo, il Paese è sull'orlo del precipizio, occorre mettere un freno al debito, e occorre farlo in fretta".
Di Paola Barbetti.
Sugli studi di settore "siamo pronti a fare le barricate", e la manovra di Ferragosto, così com'é, proprio non piace: Ivan Malavasi, terzo presidente di Rete Imprese Italia (incarico rilevato dall'1 luglio scorso), non usa mezzi termini. "E' la seconda manovra-spot in cerca di soldi a destra e a manca, dimenticando la crescita. Non c'é un euro destinato alla crescita - dice in un'intervista all'ANSA - e i tagli ai costi della politica sono troppo timidi. Manca una ratio di fondo, il Paese è sull'orlo del precipizio, occorre mettere un freno al debito, e occorre farlo in fretta". Sul fronte occupazione le cose non vanno meglio: il saldo Unioncamere parla di quasi 90.000 posti in meno a fine anno, in gran parte pagati dalle Pmi. "Non può che essere così dopo la gelata arrivata in questi mesi. La crisi ha picchiato duro - dice Malavasi - e le piccole imprese sono le prime a pagare, o tagli posti o chiudi, non c'é scelta" dice.
Ragione in più perché alle 2,6 milioni di aziende, già tartassate, che fanno capo a Rete Imprese Italia non va affatto giù la revisione degli studi di settore (strumento per misurare la congruità fiscale) inserita tra le misure in manovra.
Malavasi, 63 anni, a capo di un'azienda metalmeccanica di alta precisione con sede a Correggio, avverte: "qui alziamo le barricate, per il 90% gli studi di settore hanno dimostrato grande capacità di misurazione, se se ne cambia la natura e non c'é più confronto facciamo muro. Sacrifici siamo pronti a farli se il discorso è: crescita e sacrifici. Se invece è: sacrifici adesso e dopo altri ancora, per la crescita si vedrà, allora non ci stiamo".
Il presidente di Rete Imprese Italia (l'organizzazione delle Pmi che associa Cna, Casartigiani, Confcommercio, Confesercenti e Confartigianato, il 60% della ricchezza prodotta dal Paese), boccia la proposta di spalmare il Tfr nella busta paga dei dipendenti: "Il Tfr è una forma di protezione che guarda al futuro, sono assolutamente contrario a cavare soldi maturati dal lavoratore". Pollice verso anche alla componente lavoro e flessibilità della manovra: "una furbata politica - dice
Malavasi - un intervento forzato per dividere sindacati e parti sociali. Posto che alle imprese sotto i 15 dipendenti l'art.18 non riguarda, si tratta di temi e relazioni che sono nella disponibilità delle parti. In una parola, ce la vediamo noi".
Capitolo spinoso, poi, l'aumento dell'Iva sul quale Confcommercio e Confesercenti hanno ingaggiato dura battaglia. E gli artigiani? "E' una posizione condivisa - assicura il presidente di Rete Imprese e della Cna - una scelta che non aiuta la crescita, anzi la deprime. Un punto di Iva vale 8 miliardi, 1 punto di Irpef 3 miliardi, lo scambio tra le due voci significa 5 miliardi in meno nelle tasche degli italiani. Non è poco".
Nelle proposte delle imprese ci sono le opere infrastrutturali cui trovare un via d'urgenza, 7 miliardi di fondi Fas da non perdere, le liberalizzazioni: "le società pubbliche di trasporti, servizi, pulizie vanno messe sul mercato liberando risorse. Altro che la Robin tax". Credito, semplificazione e fisco i punti irrinunciabili del programma Malavasi fino a fine dicembre, quando il timone passerà al presidente Confesercenti Marco Venturi. Lo aspetta un autunno caldissimo, dopo una agosto bollente: "ho grandi timori, un imprenditore ha l'obbligo dell'ottimismo ma è veramente difficile. E pensare che mi dicevano: ti tocca il semestre più fortunato!".


