15 novembre 2011 - Non solo l'assistenza e la tutela dei cittadini italiani e immigrati per garantire i diritti previdenziali e assistenziali. Ma anche un ampliamento dei servizi che faciliti ancora di più il rapporto con la pubblica amministrazione sul fronte del lavoro, salute, famiglia, immigrazione. Questa la proposta avanzata oggi, nel corso del convegno "Guardare al futuro: il sistema dei Patronati da sempre al servizio dei cittadini", che si è svolto a Roma per celebrare il decennale della legge 152/01, promosso per la prima volta insieme da CE.PA, C.I.P.A.S, C.I.PLA e CO.PA.S. Presentata da Renato Mannheimer una ricerca di Ispo, secondo cui i Patronati sono conosciuti dal 93% degli italiani. Otto è il voto assegnato per la qualità dei servizi.
Sorpresa. Ma non troppo. A conoscere i Patronati italiani sono nove italiani su dieci (il 93%). E quasi la metà, il 47%, è in grado di indicare una sigla. Di più. Un italiano su due si è già rivolto a un Patronato (49%) ricevendo aiuto, assistenza e tutela (nel 51% dei casi), o comunque servizi e consulenza o informazioni (nel 19%). Un aiuto che ha garantito a questi enti un otto in pagella. I Patronati, dunque, sono entrati nel patrimonio di conoscenza degli italiani. E questo è avvenuto semplicemente grazie al passaparola (87% dei casi). E’ quanto emerge da un'indagine realizzata dall'Istituto di ricerca Ispo di Milano, su un campione di 1.007 intervistati, commissionata dai quattro raggruppamenti di Patronati - Cepa, Cipas, Cipla e Copas - sulla notorieta', l'utilizzo e il ruolo sociale svolto dal Patronato, i cui risultati sono stati diffusi oggi, in occasione del convegno ‘Guardare al futuro: il sistema dei patronati da sempre al servizio dei cittadini’.
Il convegno, che si è svolto a Roma ha voluto celebrare i dieci anni dalla legge di riforma dei Patronati (la L. 152/2001).
I lavori, moderati da Fiorito Leo, Presidente raggruppamento C.I.P.L.A, sono stati introdotti dalla relazione di Gilberto De Santis, Presidente del Raggruppamento C.E.P.A che ha colto l’occasione per rilanciare il ruolo sociale dei Patronati. “CE.PA, C.I.P.A.S, C.I.P.L.A e CO.PA.S – ha detto De Santis - vogliono guardare al futuro per rispondere efficacemente ai bisogni vecchi e nuovi, rivolgendosi agli enti istituzionali e previdenziali, che restano i loro principali interlocutori”. Un invito, questo, a cui ha risposto Antonio Mastrapasqua, presidente dell’INPS, principale interlocutore dei Patronati in materia previdenziale, che si è reso disponibile ad innovare il protocollo di intesa che regolamenta i rapporti tra l’Istituto e i Patronati stessi per cogliere al meglio le opportunità che le tecnologie digitali offrono ed allo stesso tempo per renderlo più aderente alle nuove necessità dei cittadini . “La pubblica amministrazione e gli istituti come l’Inps sono stati sottoposti a pesanti ristrutturazioni con drastici tagli di risorse e personale – ha detto Mastrapasqua – ma per rispondere alle richieste dei cittadini abbiamo bisogno di persone preparate ed efficienti. E’ per questo che i Patronati rappresentano per noi non solo un’opportunità ma un bisogno”.
Il dimagrimento della pubblica amministrazione, le nuove tecnologie telematiche, un welfare in via di trasformazione, che si preannuncia molto diverso da quello attuale, in crisi e troppo costoso, costituiscono il terreno sul quale i Patronati possono e devono lavorare per offrire nuovi servizi. “Negli ultimi 60 anni - ha spiegato Valter Marani direttore Cna Epasa – abbiamo facilitato a cittadini e immigrati l’accesso alle prestazioni in campo previdenziale, infortunistica sul lavoro, assistenza familiare. Oggi dobbiamo candidarci a un ruolo nuovo: dobbiamo continuare ad essere i facilitatori dei rapporti tra cittadini e P.A. ma vogliamo, possiamo e dobbiamo esserlo in chiave moderna. I nostri 12.000 uffici permettono di avvicinare di molto ai cittadini tutti i servizi previsti dal welfare, rendendoli così realmente e correttamente fruibili a chi ne ha diritto”. Al centro della nuova offerta di servizi i giovani, il lavoro flessibile, le famiglie, le nuove tutele, la previdenza integrativa.
“Importanti sono anche i rapporti con la pubblica amministrazione a livello locale – ha aggiunto Morena Piccinini, presidente dell'Inca Cgil - noi vogliamo fare rete soprattutto in un momento difficile come questo. La funzione nuova del Patronato e' proprio questa: non solo rivolgersi al lavoratore per il bisogno strettamente previdenziale, ma rivolgersi alla persona per l'insieme dei diritti di cittadinanza".
Quanto sia vasta la gamma dei servizi gestibili dai patronati lo lascia intuire Gilberto De Santis, presidente ITAL-UIL quando, nel suo intervento, ha posto come spunto di riflessione alla platea istituzionale il tema del censimento. “Pensate a come avrebbe potuto essere più rapida ed economica la disponibilità dei dati del censimento per l’ISTAT se si fossero coinvolti patronati, incaricandoli di inserire alla fonte e via internet i dati di quei cittadini che a causa del digital divide stanno inviando all’Istituto di statistica i dati su carta”.
Una serie di proposte concrete e di idee articolate in maniera coerente con i tempi di crisi che stiamo attraversando. “I Patronati – ha concluso Valter Marani in rappresentanza del raggruppamento CIPLA - non sono un lusso o uno spreco. Anzi sono oggi lo strumento più economico ed immediatamente utilizzabile per capillarità e garanzie di terzietà di cui la P.A. può disporre per gestire il nuovo Welfare che dovrà mantenere elevata la coesione sociale nel nostro Paese".
I numeri dei Patronati in Italia
Nel nostro Paese, i Patronati rappresentano i soggetti che agevolano il rapporto tra i cittadini e la Pubblica amministrazione. Lo dimostrano in maniera inequivocabile i dati del Ministero del lavoro, a cui spetta il compito di vigilare sulla loro attività.
Sono 29 i Patronati accreditati dal Ministero del lavoro;
essi offrono servizi gratuiti con uffici aperti al pubblico 6 giorni su 7,
per complessive 6.890.872 ore annue;
21.838 tra uffici e recapiti nei piccoli e grandi Comuni;
11.936 sono gli operatori sociali dipendenti;
14.973 sono i collaboratori volontari.
Nel 2010, i Patronati hanno lavorato complessivamente 11.410.995 pratiche, dietro le quali c'è il riconoscimento di un diritto. A ciò si devono aggiungere le consulenze, le informazioni e i contatti con i cittadini assicurati gratuitamente.
Tra queste 11.410.995 pratiche, 6.448.274 riguardano nuove pratiche del settore previdenza, infortuni sul lavoro, accesso dei cittadini ai benefici socio-assistenziali e 4.962.721 pratiche hanno dato riconoscimento di un diritto ai cittadini.
La Ricerca
Lo studio presentato nel corso del convegno indaga su tre fonti: la popolazione italiana (un campione di 1.007 intervistati), gli utenti dei Patronati (800 interviste) e una terza parte rivolta al web e ai media on-line.
Indagine tra la popolazione italiana
Su un campione di 1.007 persone intervistate, nove italiani su dieci (93%) dichiarano di avere almeno sentito parlare del Patronato. In particolare, il 47% afferma di sapere indicare una sigla. Tuttavia, la maggioranza di chi dice di sapere, cita comunque la sigla delle Associazioni promotrici: tra il 67% dei conoscitori, la percentuale è pari al 31% del campione.
Se appare alta la quota di italiani che sostengono di essersi rivolti ad un Patronato (44%), appare molto significativa e apprezzabile anche la percentuale di coloro che dichiarano che potrebbero farlo in futuro (il 28% degli italiani). Tra questi ultimi si notano soprattutto i lavoratori atipici e i giovani adulti (25-44enni).
Il servizio più conosciuto è quello riferito alle pensioni (78%), seguono i servizi per gli assegni familiari (74%) e per l'indennità di disoccupazione (71%).
Tra gli over 24, quattro italiani su dieci (41%) utilizzano o hanno utilizzato almeno un servizio del Patronato: il 24% per le pensioni, il 21% per gli assegni familiari, il 13% per l'indennità di disoccupazione.
Indagine tra gli utenti dei Patronati
Il Patronato appare importante (molto + abbastanza) come mediatore e facilitatore nei rapporti con altri uffici della Pubblica amministrazione per quasi tutti gli utenti intervistati (99%).
Ampia è la conoscenza dei servizi, ben quattro utenti su dieci (37%) conoscono tutti i servizi. Anche in questo caso quello più noto riguarda le pensioni (95%). Seguono a pari merito i servizi per gli assegni familiari e per l'invalidità (85%), mentre risultano relativamente meno conosciuti i servizi per la previdenza complementare (59%) e i procedimenti amministrativi per i migranti (47%).
Il servizio maggiormente utilizzato dagli utenti è, come atteso, quello legato alle pensioni (58%), seguono i servizi per l'invalidità civile (30%) e l'indennità di disoccupazione (24%).
Per gli utenti il Patronato è innanzi tutto un luogo fisico, una sede. Esso è un punto di riferimento sopratutto per la sfera dell'assistenza previdenziale, anche per i cittadini italiani residenti all'estero. I servizi erogati dai Patronati sono percepiti come servizi strettamente interrelati con il pubblico e i servizi di pubblica utilità. Essi sono considerati essenziali e per questo da garantire. La “fine del servizio” o la sua erogazione intermittente da parte dei servizi della Pubblica amministrazione si rivela infatti problematica e portatrice di molteplici disagi per la popolazione che tende per questo a rivolgersi appunto, ai Patronati.


