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24 Maggio 2011
Reti d'impresa - Una leva forte per competere e crescere

La globalizzazione e l’apertura dei mercati impongono l’aumento della competitività delle imprese italiane e questo passa soprattutto attraverso nuove forme di organizzazione in cui le reti d’impresa assumono un ruolo centrale. L’obiettivo di Cna è duplice: diffondere e consolidare le reti d’impresa attraverso strumenti efficaci di politica industriale e sostenerne gli investimenti. Questo il filo conduttore del convegno “Da cinquecento a cinquemila reti” che si è svolto questa mattina a Firenze.

Leggi la relazione introduttiva di Enrico Amadei, Direttore della Divisione economica e sociale della Cna
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Leggi la ricerca della Cna sulle Reti di Impresa
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L'intervento del prof. Gianluca Gregori
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“L’aggregazione d’impresa è uno strumento di grande opportunità per competere sui mercati, sia su quello nazionale che su quelli globalizzati. L’enorme vantaggio di fare rete è quello di mettere in condivisione gli elementi ‘pregiati’ del patrimonio imprenditoriale, come le competenze e le esperienze dei singoli”. E’ quanto ha dichiarato Ivan Malavasi, Presidente della Cna, nell’intervento che ha chiuso i lavori del convegno “Da cinquecento a cinquemila reti” che si è svolto questa mattina a Firenze.

“E’ indispensabile avviare un processo culturale – ha concluso Malavasi - che sia mirato a combattere le resistenze legate ad un vecchio modo di fare impresa e, al contempo, ad implementare strategie attuali ed efficaci che non trascurino nessuno strumento utile per vincere le sfide sui mercati attraverso la competitività e l’innovazione”.

“Il crescente bisogno delle imprese – ha spiegato Enrico Amadei, Direttore Divisione Economica e Sociale, nella relazione introduttiva  -  di operare in contesti economici globali e molto competitivi, ma più in generale, la necessità dell’intero sistema produttivo di trovare una nuova posizione nell'economia del mondo, trasforma le reti in uno strumento strategico per la crescita economica del Paese”. 

“Il tema delle reti – ha aggiunto -  definisce uno spazio significativo di analisi e di azione per le scelte organizzative e produttive delle imprese. Ma non solo. Definisce uno spazio di contesto in cui giocano un ruolo cruciale i soggetti della rappresentanza, le amministrazioni,  centrali e locali, le istituzioni, le università  e gli enti di ricerca, gli istituti finanziari e la loro capacità di agire in modo sinergico e progettuale”.

Il nostro Paese ha poche grandi imprese e circa 10mila medie imprese, molto spesso cresciute dentro i distretti attuando processi di verticalizzazione e di internazionalizzazione. Il sistema produttivo manifatturiero è formato nel 97,6% dei casi da micro e piccole imprese. Un modello imperniato sulla capacità produttiva dei sistemi territoriali e impegnato in settori a basso contenuto tecnologico e  poco capitalizzato. 

Proprio in ragione di questo scenario, per Amadei le reti possono diventare una risposta al nuovo bisogno di una maggiore  ‘dimensione di impresa’.  Uno strumento con cui fare quegli investimenti necessari nella produzione di conoscenze e di relazioni per agire sulla nuova scala internazionale, andare a cercare gli interlocutori, i mercati; per sperimentare soluzioni originali, nuove per l'impresa e nuove per il contesto”.

Ai lavori sono intervenuti Antonella Grasso, Responsabile Reti e Competitività, Valter Tamburini, Presidente Regionale Toscana, Gian Luca Gregori, Preside Facoltà di Economia  “Giorgio Fuà” dell’Università Politecnica delle Marche, Roberto Centazzo, Responsabile Ricerca & Sviluppo Emilia Romagna, Raffaello Vignali, Consigliere del Ministro dello Sviluppo Economico per le piccole e medie imprese e Gianfranco Simoncini, Assessore alle Attività Produttive della Regione Toscana.

Il Professor Gian Luca Gregari ha osservato che "esiste un’elevata convergenza di valutazioni sul fatto che le reti sono necessarie; il principale ostacolo è sicuramente costituito dall’individualismo, ma l’attuale situazione problematica almeno in certi settori- può favorire il ricorso ad alleanze. Si riscontra, quindi, un nuovo approccio da parte degli imprenditori -soprattutto di piccole-medie dimensioni- quantomeno nell’avvicinarsi a valutare tale prospettiva. Peraltro, forme organizzative reticolari sono sempre esistite, solo che nella maggior parte dei casi erano informali ed involontarie. In realtà – conclude - il tentativo di realizzare accordi si ‘scontra’ con alcune difficoltà spesso sottovalutate; il problema non è solo quello di realizzare matrimoni, ma di gestire in modo efficace la relazione. Questo comporta un’elevata chiarezza nelle problematiche organizzative, nella scelta del partner, nella gestione dell’aggregazione”.

Per rilanciare l'economia italiana - ha sottolineato Raffaello Vignali, consigliere del ministro dello Sviluppo economico per le Pmi - "la prima priorità è quella di avere una pubblica amministrazione più efficiente". "Faccio un esempio:  nella mia provincia, in Lombardia, se alle imprese che stanno crescendo si dessero i permessi nei tempi e secondo le regole noi avremmo assorbito tutti i disoccupati fatti dalla crisi, e avremmo un saldo positivo. Io vorrei che ogni funzionario pubblico, ogni politico, quando gli arriva sul tavolo una pratica, pensasse che ogni giorno che la lascia dormire sul tavolo sta negando un posto di lavoro a qualcuno”.
In generale, dopo il 2010 difficile fotografato dai dati Istat di ieri, per Vignali "segnali di ripresa, e di ripresa consistente, ci sono. Certo, ci sono alcuni settori che fanno più fatica, ma in generale la ripresa c'é, quindi il problema vero è quello che ci chiede di fare l'Europa, per avere una crescita, creare un ambiente più favorevole all'impresa, in particolare alle Pmi, perché Pil e occupazione li fanno le imprese".

Nel corso del convegno sono stati presentati i primi risultati di una ricerca nazionale avviata dalla Cna per individuare le reti (o aggregazioni) d’impresa, esistenti e in formazione, fra gli associati. Un primo risultato, che si riferisce a 50 province, ha rilevato la presenza di circa 500 aggregazioni con il coinvolgimento di 18.304 imprese. Il monitoraggio ha catalogato le “aggregazioni” distinguendole secondo la natura giuridica. L’analisi finora realizzata su 372 casi ha dato questi risultati. Il “Consorzio” con una percentuale del 71,77%, è in assoluto la forma più usata dalle imprese per aggregarsi. Seguono: le “Reti informali” con il 10,48%, le “ATI” (Associazioni temporanee d’impresa) con il 7,53%, il “Contratto di rete” con il 2,96%, le “Società” (Srl e Spa) con 2,69%, le “Reti baricentriche” (aggregazioni verticali di filiera gestite da un’impresa “capofila”) con il 2,15%, le “Associazioni” (associazioni non riconosciute) con l’1, 88% e, infine, le altre forme di aggregazioni con lo 0,54%. I dati raccolti hanno esplorato anche le finalità di queste reti. Le imprese che hanno scelto di aggregarsi sono state mosse dalla “necessità di ampliare il mercato” (agenzie per la vendita di beni e servizi o per l’acquisto di beni e servizi e, in tanti casi, per l’acquisizione di lavori), per il 51% dei casi. Per “cercare l’innovazione” nel 17%, per l’”export”  nel 13%, per la “promozione” nell’11%, per la “subfornitura” nel 6% e, infine, per il “gruppo di acquisto” nel 2% dei casi. Un’ulteriore classificazione della ricerca della Cna riguarda l’aggregazione per settori.  Il Trasporto (merci, persone, rifiuti speciali, facchinaggio) con il 32% registra la percentuale più elevata. Al secondo posto si colloca la Produzione (meccanica, legno/arredo, nautica) con il 20%. Seguono: i Servizi alla Comunità (revisione auto e riparazione, imprese di pulizia, tintolavanderie) con l’8%; la Moda (tessile, abbigliamento, calzature e pelletteria), gli Impiantisti (idraulica, elettricità, termoidraulica) e le Costruzioni tutte al 7%; l’Alimentare al 6%; la Comunicazione, il Benessere (acconciatori, estetisti, odontotecnici e medicale) e l’Artistico (orafo e restauro) al 4% e il Commercio all’1%. 

I dati fotografano, infine, le “Reti per l’innovazione”. La Produzione è al primo posto con il 37%. Al secondo posto gli Impiantisti con il 17%. Seguono: la Comunicazione con il 14%, la Moda con l’11%, il Benessere e la Sanità con l’8%, l’Alimentare con il 5%, le Costruzioni e l’Artistico entrambe con il 3% e, infine, il Commercio con il 2%.

 
Ivan Malavasi a Tv7 (Rai Uno)
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Ivan Malavasi a Tv7 (Rai Uno) (01:27)
18 Maggio 2012
 
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