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13 Ottobre 2011
Riforma fiscale - “Nel 2009 la pressione fiscale misurata dall’Istat è stata del 43,1%. Quella effettiva, riferita a coloro che pagano le imposte, è stata del 52%. Nessun Paese avanzato e industriale può sopportare un carico del genere senza soccombere”

“La sofferenza delle imprese piccole e medie, soprattutto di quelle che lavorano per il mercato interno, ha raggiunto soglie di non sopportabilità. Sono a rischio l’occupazione e la tenuta del sistema produttivo. E’ evidente per tutti che con una pressione fiscale che nel 2014 raggiungerà il 44,9% del Pil la competitività del Paese è a rischio. Se poi gli enti locali dovessero recuperare i tagli ai trasferimenti attraverso le addizionali Irpef le cose andrebbero di male in peggio”. Lo ha dichiarato il Presidente di Rete Imprese Italia (Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti), Ivan Malavasi, nel corso dell’audizione presso la VI Commissione Finanze del Senato.

“Insieme alla semplificazione dei tributi e dei relativi adempimenti, una fiscalità a misura di piccole e medie imprese deve essere orientata a incentivare la fedeltà fiscale, - ha sottolineato Malavasi -  la capitalizzazione e l'efficienza dell'attività produttiva. Va, quindi, costruita una tassazione proporzionale per i redditi prodotti e lasciati in azienda ed una tassazione agevolata per chi raggiunge performance di reddito migliori. E’ troppo pesante la differenza tra la pressione fiscale ufficiale calcolata dall’Istat e la pressione fiscale effettiva che risulta dal rapporto delle entrate con il Pil depurato dall’ammontare dell’economia sommersa. Nel 2009 la pressione fiscale misurata dall’Istat è risultata del 43,1%, ma la pressione fiscale effettiva, misurata su coloro che pagano le imposte, è stata di circa il 52%. Nessun Paese avanzato e industriale può sopportare un carico del genere senza soccombere”.

“Per questo la riforma fiscale è in cima alla lista delle nostre richieste insieme alla riduzione della spesa pubblica, alla riforma delle pensioni, alla  cessione del patrimonio pubblico, al varo delle liberalizzazioni e  delle  semplificazioni. Un obiettivo vitale per l’economia. Dobbiamo ridurre, gradualmente ma sensibilmente, il carico fiscale sul lavoro e sulle imprese. Solo per questa via il Paese potrà battere la recessione e tornare a crescere”. 

“La riforma fiscale è una delle condizioni per il rilancio della capacità competitiva delle imprese, la migliore cura per ridurre il cuneo fra la retribuzione netta e il costo del lavoro. Il potere d’acquisto ai lavoratori e alle famiglie va restituito,  non depresso con ulteriori aumenti dell'Iva”.

Equitalia.  “I debiti con il fisco, ovviamente, devono essere pagati. Ma è altrettanto evidente che il sistema, così come strutturato, mette a disposizione di Equitalia s.p.a. e Serit-Sicilia s.p.a., molti strumenti per acquisire  i patrimoni visibili dei contribuenti, a fronte  - ha concluso Malavasi - di poche o inesistenti cautele per evitare la chiusura dell’impresa.  Per questo motivo  è  fondamentale trovare un punto di equilibrio tra l’interesse dell’Erario  e quello delle imprese a far fronte all’impegno finanziario. In altre parole dobbiamo lavorare con Equitalia soprattutto in due direzioni: arginare il ritmo di incremento del debito nel tempo e introdurre il principio della sostenibilità della rata”.

 
Ivan Malavasi a Tv7 (Rai Uno)
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Ivan Malavasi a Tv7 (Rai Uno) (01:27)
18 Maggio 2012
 
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