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18 Giugno 2010
Carlo Sangalli, Presidente di turno di Rete Imprese Italia in visita al Presidente dell Repubblica Giorgio Napolitano

Signor Presidente della Repubblica,

siamo davvero lieti ed onorati dell’attenzione che Ella ha ritenuto di riservarci, accogliendo la nostra richiesta di incontro.

E’, del resto, un’attenzione rinnovata, poiché questo incontro fa seguito al  Suo messaggio, indirizzatoci in occasione della pubblica Assemblea di presentazione di R.E TE. Imprese Italia, tenutasi, a Roma, lo scorso 10 maggio.

R.E TE. Imprese Italia – l’Associazione interconfederale promossa da Confartigianato, da CNA, da Confesercenti, da Casartigiani e da Confcommercio, di cui sono stato chiamato ad aprire il ciclo di Presidenza semestrale – è oggi qui rappresentata dai Presidenti, dai Segretari Generali e dai Direttori Generali delle Confederazioni fondatrici: per Confartigianato, dal Presidente Natalino Giorgio Guerrini e dal Segretario Generale Cesare Fumagalli; per CNA, dal Presidente Ivan Malavasi e dal  Segretario Generale Sergio Silvestrini; per Confesercenti, dal Presidente Marco Venturi e dal Direttore Generale Giuseppe Capanna; per Casartigiani, dal Presidente Giacomo Basso e dal Direttore Generale Nicola Molfese; per Confcommercio, da me e dal Direttore Generale Luigi Taranto.

R.E TE. Imprese Italia è, però, anche l’omonima Fondazione, presieduta dall’amico Presidente Giuseppe De Rita ed oggi qui rappresentata dalla  Direttrice Maria Pia Camusi.

Signor Presidente,

R.E TE. Imprese Italia nasce come scelta di coesione e di unità: fatta  da chi assume, come propria e peculiare missione di rappresentanza, il rapporto vitale tra imprese e territori.

R.E TE. Imprese Italia è, da parte nostra, anche una scelta di responsabilità:  fatta da chi ritiene che il futuro del Paese sia legato, in maniera inscindibile, alle piccole e medie imprese ed all’impresa diffusa, e che occorra dunque lavorare per la maggiore convergenza tra  gli interessi di queste imprese e gli interessi generali del Paese.

R.E TE. Imprese Italia è, allora, una scelta che guarda al futuro, perché il suo obiettivo è la modernizzazione del sistema della rappresentanza imprenditoriale, secondo un modello programmaticamente aperto e plurale, per concorrere alla modernizzazione dell’economia e della società italiana.

“Nomen omen”. E, allora, R.E TE. per dire di un destino, di una vocazione al tenere insieme, al connettere.

A tenere insieme ed a connettere le imprese; a tenere insieme ed a connettere le imprese ed  il lavoro, i territori ed il Paese.

Per queste ragioni, Signor Presidente, noi pensiamo che R.E TE. Imprese Italia sia un’opportunità per il nostro Paese.

Perché vogliamo dare più forza alle ragioni di quell’economia reale, la cui necessaria rivalutazione è forse la “lezione” fondamentale del tempo della crisi, ed è comunque condizione irrinunciabile per un’Italia che voglia crescere di più e meglio, cioè con maggiore coesione sociale e territoriale.

Ci definiamo come il “popolo del fare impresa”. Pensiamo di esprimere valori antichi e modernissimi, profondamente radicati nella storia del Paese: la dedizione al lavoro e la capacità di rischiare; la valorizzazione dell’identità italiana e la scelta di promuoverla nel mondo; un’idea d’impresa come comunità che condivide successi, ma anche ansie e fatiche.

Siamo gente operosa e tenace. Siamo stati e saremo, dunque, parte di quell’Italia produttiva, che ha fatta propria. Signor Presidente, la Sua esortazione a non soggiacere, pur in tempi difficili, alla paura, ed a cercare invece di far della “crisi” un’opportunità di cambiamento e di crescita.

Non crediamo al declino dell’Italia. Perché sappiamo che il nostro Paese ha energie e risorse preziose.

Nella storia d’Italia, i momenti difficili non sono mancati. Li abbiamo affrontati e siamo tornati a costruire democrazia e prosperità.

Nella sua storia, insomma, l’Italia ha saputo essere lungimirante ed ambiziosa.

Lungimirante, ambiziosa ed unita per il bene comune.

Alla vigilia dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, pensiamo che, ancora, una volta così possa e debba essere.

Il Suo Alto Magistero, le Sue costanti esortazioni alla responsabilità ed all’unità sono per noi, Signor Presidente, la migliore conferma che così può e deve essere.

Grazie, Signor Presidente della Repubblica.

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