Home ›› STAMPA E COMUNICAZIONE ›› Documentazione ›› La disciplina delle forme pensionistiche complementari
Autorevoli commentatori hanno messo in luce che uno degli elementi qualificanti delle misure di rilancio delle forme pensionistiche complementari è rappresentato dalla valorizzazione del ruolo centrale affidato alla contrattazione collettiva nel definire le modalità di adesione dei lavoratori dipendenti ai Fondi di previdenza complementare. Si è, peraltro, registrato il mancato decollo generalizzato nelle adesioni alla previdenza di secondo livello, con il meccanismo del “silenzio-assenso” che non si è dimostrato in grado di apportare un contributo efficace, in maniera diretta o indiretta, in termini di nuove adesioni ai Fondi, in particolar modo a quelli destinati alle piccole ed alle micro imprese.
Allo scarso risultato in termini di adesioni hanno concorso più fattori:
- una minore capacità di penetrazione informativa per effetto della elevata diffusione delle imprese artigiane sul territorio e della prevalente presenza di piccole e micro imprese;
- il disagio dei datori di lavoro a privarsi del T.F.R. in un contesto di grave crisi economica caratterizzato da perduranti difficoltà di accesso al credito sostitutivo a basso costo per le imprese, in modo particolare piccole e medie, a fronte dello smobilizzo del T.F.R. verso i fondi pensione. Il conferimento del T.F.R. ad un Fondo di previdenza complementare in favore dei lavoratori dipendenti rappresenta per le imprese italiane una significativa posta di uscita soprattutto in considerazione della avvenuta soppressione delle originarie misure compensative di natura creditizia;
- un maggior grado di avversione alla destinazione ai Fondi di previdenza complementare della propria liquidità da parte dei lavoratori del settore.
Non vi è dubbio che il problema è allo stesso tempo di ordine culturale e di ordine giuridico, dal momento che da parte dei lavoratori dipendenti/fruitori non viene ancora compresa appieno la funzione a lungo termine essenziale di un Fondo complementare che supplisca alle future carenze della pensione pubblica, mentre la normativa non valorizza appieno le peculiarità, non soltanto dimensionali, di cui è portatrice una piccola o piccolissima impresa artigiana. Vi è, quindi, la necessità di proporre più efficaci strumenti di agevolazione alla devoluzione del T.F.R. verso i Fondi e, più in generale, all’incentivazione della previdenza complementare.


