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Basilea 2 è la disciplina che regolamenta i requisiti patrimoniali delle banche. La banca deve correlare il proprio capitale all’entità dei rischi che assume (tra i quali, principalmente, quello di credito). Nella pratica, però, le modalità con cui sono stati introdotti i criteri di Basilea 2 hanno reso più difficoltoso e oneroso l’accesso al credito per le imprese minori. Più in generale, si ritiene che il meccanismo di determinazione della dotazione patrimoniale delle banche possa avere un effetto negativo sull’andamento del ciclo economico con il rischio di un calo significativo dell’offerta di credito. A tal fine sono state proposte delle modifiche dal Comitato di Basilea che potrebbero entrare in vigore a partire dal 2012, per impedire che immediati requisiti patrimoniali più severi inducano le banche a una ulteriore stretta creditizia che strangoli l’economia. Il documento comprende i seguenti cinque punti:
Innalzamento della qualità del patrimonio di vigilanza. Le proposte rafforzano l’importanza delle azioni ordinarie nella composizione del patrimonio delle banche, estendendo e armonizzando la lista degli elementi da dedurre e degli aggiustamenti prudenziali e prevedono che le deduzioni siano applicate alle componenti patrimoniali di qualità più elevata.
Maggiore copertura dei rischi. Le proposte prevedono anche una maggiore copertura dei rischi complessivamente assunti dalle banche. Viene proposto un rafforzamento dei requisiti patrimoniali a fronte del rischio di controparte, con incentivi per favorire la concentrazione degli scambi presso controparti centrali.
Contenimento della leva finanziaria. Il comitato propone il contenimento del grado di leva finanziaria del sistema, mediante l’introduzione di un indicatore che vincoli l’espansione delle attività complessive, anche fuori bilancio, alla disponibilità di una adeguata base patrimoniale. Questo vincolo dovrebbe operare nelle fasi di elevata espansione economica e limitare le conseguenze di eventuali errori nella misurazione dei rischi attraverso le regole di Basilea 2.
Accantonamenti nelle fasi espansive. Viene proposta la riduzione della “prociclicità” della regolamentazione prudenziale, mediante l’introduzione dell’obbligo per le banche di accantonare durante le fasi espansive del ciclo economico risorse patrimoniali da utilizzare durante i periodi di crisi. Il comitato sta inoltre promuovendo l’adozione di metodologie di calcolo degli accantonamenti per il rischio basate sulla stima delle perdite attese dell’intero ciclo economico
Più presidi a fronte del rischio di liquidità. Il comitato propone il rafforzamento dei presidi a fronte del rischio di liquidità, mediante l’introduzione di regole quantitative. In particolare, le banche dovranno rispettare due indicatori volti a garantire che: a) l’ammontare di risorse altamente liquide sia pari almeno ai fabbisogni di liquidità derivanti da mercati particolarmente instabili per un periodo di 30 giorni; b) le fonti di provvista ritenute stabili siano sufficienti a coprire le attività con scadenza residua superiore a un anno.
Pur condividendo l’istanza di garantire, attraverso adeguati coefficienti patrimoniali la solidità del sistema bancario, si ritiene che l’innalzamento in forma indiscriminata dei requisiti di capitale delle banche potrebbe comportare ulteriori restrizioni creditizie. Del resto, se si guarda specificamente alle situazioni che hanno generato casi di crisi di intermediari finanziari a livello internazionale nell’ultimo biennio, queste hanno riguardato operatori che agivano nell’ambito della finanza pura, piuttosto che a sostegno dell’economia reale. Oggi risulta indispensabile rendere flessibili i requisiti patrimoniali delle banche per l’attività direttamente orientata al finanziamento dell’economia reale, modulandoli in senso anticiclico per non far mancare il credito alle imprese sane. Si chiede agli istituti di credito di accantonare risorse nei periodi di crescita del ciclo economico, da utilizzare nelle fasi di crisi. In un sistema di valutazione prevalentemente statico-quantitativo come quello di oggi, risulta difficile dare il giusto peso agli aspetti qualitativi del merito di credito di una impresa. In particolare, oggi risulta poco utilizzato l’override, cioè la modifica discrezionale, ma motivata che una banca può fare del rating attribuito dal modello statistico ad una impresa. Le attuali regole premiano i valori di bilancio (dal fatturato al cash flow) e questo penalizza le aziende che pur avendo chiuso il 2009 con i conti in rosso, continuano ad avere prospettive di crescita. Un altro punto cruciale è costituito dalla tempistica con la quale vengono aggiornate le informazioni sulle imprese che oggi dà luogo ad una prociclicità ritardata con effetti diversi a seconda della differente situazione congiunturale.


