In occasione della riunione del 19 gennaio 2010 con il Garante
Dinamiche di formazione del prezzo di vendita della pasta
Mi chiamo Fabio Fontaneto, faccio parte della Presidenza Nazionale di CNA Alimentare ed in questa sede sono a rappresentare i produttori di pasta della piccola e media impresa, appartenenti alla nostra organizzazione di categoria.
Vorrei precisare che le nostre imprese per la maggior parte producono pasta fresca e solo una minoranza produce pasta secca che viene realizzata con metodi esclusivamente artigianali ed in quantitativi neanche lontanamente paragonabili alla grande industria. Il prodotto ottenuto si inserisce quindi in una nicchia di mercato medio-alta, dove il consumatore finale non valuta esclusivamente il prezzo di acquisto ma chiede al produttore una qualità elevata del prodotto, derivante dall’utilizzo di ottime materie prime.
Contrariamente ai produttori delle paste secche che utilizzano la semola come unica materia prima, i produttori di pasta fresca hanno la necessità di utilizzare un maggiore numero di ingredienti: dalle uova, alle carni, ai formaggi ed alle verdure, componenti imprescindibili per la realizzazione delle paste fresche.
Pertanto nelle nostre imprese non solo viene lavorata la sfoglia che già è una miscela di semole di grano duro, farine di grano tenero, uova ed acqua, ma è indispensabile preparare gli ingredienti dei ripieni con tutte le problematiche di gestione e di approvvigionamento e fluttuazioni di prezzo delle materie prime.
La formazione del prezzo di produzione è quindi legato oltre che alle classiche voci di gestione quali ammortamento, spese generali dei servizi e della mano d’opera, (componenti sicuramente importanti), anche alle specificità delle nostre referenze che devono tener conto delle tipicità locali e regionali degli ingredienti.
Per le nostre imprese è quindi un’operazione complessa, ma che da bravi e onesti imprenditori facciamo con diligente oculatezza per non rischiare di perdere il legame di fiducia con i nostri clienti. Vi ricordo che nel 2008 durante il continuo rincaro dei prezzi delle materie prime, le nostre imprese sono riuscite a contenere al minimo l’aumento dei listini.
In quel periodo abbiamo sofferto anche la forte campagna mediatica sul tema dei rincari, che insinuava che gli aumenti effettuati erano addirittura speculativi. Si parlava genericamente di pasta che rincarava ogni giorno di più, senza distinguere la pasta secca dalla pasta fresca. Le nostre imprese sono state vittime di un sistema di cattiva informazione, dove non è mai stata fatta menzione in maniera chiara ed esaustiva di tutte le componenti che concorrono alla determinazione del prezzo finale del nostro prodotto (pressione fiscale, studi di settore, costo dell’energia, costo della manodopera, movimentazione delle merci sul territorio).
Vi ho detto questo per farvi capire quanto ci stia a cuore offrire al consumatore una pasta di qualità al prezzo giusto. Purtroppo nella formazione del prezzo di vendita dobbiamo anche denunciare il ruolo della grande distribuzione che approfitta della nostra debolezza, in quanto piccoli imprenditori, per imporci condizioni poco favorevoli.
La GDO ci chiede listini sui quali applichiamo margini ridottissimi, ci chiede premi di fine anno, ci chiede parecchie promozioni (tipo 3X2 o similari). Loro incrementano le loro vendite e noi rischiamo di scomparire e con noi i prodotti tipici del Made in Italy. Nessuno, però, ha mai appoggiato la nostra richiesta verso questi grandi gruppi di vendita di salvaguardare e garantire una presenza percentuale di prodotti realizzati nel territorio, al fine di valorizzare le produzioni di qualità.
Ho sempre invitato i nostri associati a non lasciarsi mai tentare di abbassare la qualità della loro produzione pur di sopravvivere, perché sarebbe come imboccare una strada senza uscita.
La maggior parte dei marchi della GDO sono ormai controllati da gruppi stranieri e questa tendenza mira ad escludere i fornitori nazionali a favore di quelli stranieri che possono offrire prodotti più a buon mercato ma che non hanno nulla a che vedere con le produzioni tipiche della tradizione italiana di alta qualità.
La pasta è un prodotto tipico italiano, è giusto difenderla dalle speculazioni interne, ma occorre fare la massima attenzione affinché non vada perduta l’identità che invece le spetta di diritto.

