Disponibile sul sito dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, il nuovo Rapporto trimestrale aggiornato a dicembre 2010. Negativi i dati relativi ai lavori nell'anno.
Nel 2010 le stazioni appaltanti hanno attivato una domanda di contratti pubblici per un importo complessivo di 87,1 miliardi di euro, ripartito per circa il 74% nell’ambito dei settori ordinari e per il restante 26% nell’ambito dei settori speciali.
Nel periodo gennaio–dicembre 2010 i lavori pubblici hanno attivato una domanda di 30,7 miliardi di euro (il 35,2% dell’ammontare complessivo).
A fronte di una forte crescita nel 2010 del valore dei contratti di servizi (+20,7%), però, sensibile il decremento dei lavori passati, complessivamente, da 32.664 a 30.690 milioni di euro; la crescita nei settori speciali (da 6.398 a 7.701 milioni di euro), purtroppo è stata ampiamente compensata dal dato negativo dei settori ordinari (da 26.266 a 22.990 milioni di euro), che corrisponde ad un -12,47%, che porta ad un -6,04% sul totale.
Ciò malgrado un aumento del numero delle procedure per l'affidamento di lavori di importo superiore a 150.000 euro perfezionate nel periodo (+6,29% nei settori ordinari, +1,83% nei settori speciali; +5,58% complessivi).
Sempre su base annua, in relazione alle classi d'importo, si è registrato un incremento, sui dati generali, del valore dei contratti solo per gli appalti con importi fino a 5.000.000 di euro (passati da 13.650 a 14.403 milioni di euro); ma, nei settori speciali, il valore dei contratti è cresciuto veramente molto nel caso di appalti di grandi dimensioni (per importi superiori a 25.000.000 di euro) dove si è passati da 1.676 a 2.805 milioni di euro, mentre in quelli ordinari si è registrato un sensibile decremento da 10.811 a 7.946 milioni di euro.
La fascia intermedia da 5.000.000 a 25.000.000 di euro ha registrato invece una tenuta solo nei settori speciali, mentre è stato sensibile il calo in quelli ordinari (da 4.587 a 3.589 milioni di euro), che ha condizionato negativamente quindi anche il dato complessivo.
Secondo l'Autorità questa divaricazione delle tendenze tra settori speciali ed ordinari potrebbe avere effetti sul futuro delle imprese: in un caso verrebbero favorite le grandi imprese, nell’altro le PMI; riteniamo però che mentre il futuro delle imprese in grado di competere sulla fascia alta del mercato potrà essere relativamente tranquillo, salvo le necessità di riposizionamento da un settore all'altro, la contrazione del mercato sia tale da provocare, soprattutto nei settori ordinari, un'ulteriore accentuazione della concorrenza nelle fasce non solo nella media ma in quella dei piccoli lavori, a scapito, comunque, delle imprese più fragili.

