. Sì alla flessibilità per l’Italia

La Commissione europea ha dato il via libera alla flessibilità richiesta dall’Italia sottolineando nelle sue raccomandazioni che lo scostamento sia limitato allo 0,75% del Pil per investimenti e riforme nel 2016. Ulteriore flessibilità allo 0,10% del Pil è stata riconosciuta in virtù delle spese legate a i migranti dello 0,04 e alla sicurezza dello 0,06. La Commissione raccomanda tuttavia un aggiustamento di bilancio di almeno lo 0,6% e un mantenimento del deficit all’ 1,8% nel 2017 (nuova valutazione a ottobre). Italia dunque ok e, come per Belgio e Finlandia, nessuna procedura sul debito.  La Commissione ha tuttavia tenuto a precisare alcune raccomandazioni rivolte al nostro governo come un’accelerazione delle privatizzazioni per ridurre il debito, uno spostamento del carico fiscale dai fattori produttivi ai consumi e alle proprietà, una riduzione delle detrazioni fiscali, il completamento della riforma del catasto e forti misure contro l'evasione fiscale. La Commissione ha richiesto che questi interventi siano pubblicati entro 12-18 mesi. C’è soddisfazione da parte del Governo in seguito alle raccomandazioni della Commissione, la flessibilità concessa viene considerata come una certificazione del buon operato in materia economica dall’Italia, anche se “il debito rimane uno dei grandi problemi del nostro Paese ma sta cominciando a scendere”.  Il Governo ha poi aggiunto che la legge di stabilità per il 2017 darà attuazione al programma indicato nel Def (documento di programmazione economica e finanziaria). La riduzione del debito pubblico in rapporto al Pil è infatti considerata una priorità e una condizione indispensabile per assicurare lo sviluppo del Paese. L'azione del governo per la riduzione del debito continua a muoversi su diversi fronti: da un lato il programma di privatizzazioni e una politica di bilancio responsabile per ridurre deficit e debito, dall'altro le iniziative per favorire la crescita strutturale del prodotto interno. La Commissione ha poi deciso di rinviare a luglio ogni sanzione contro Portogallo e Spagna. I due paesi iberici infatti, in grande difficoltà economica soprattutto per quanto riguarda il deficit e la ripresa e attraversano entrambi momenti politici delicati (nuovo governo in Portogallo ed elezioni imminenti in Spagna). La Spagna ha accumulato già otto anni di deficit pubblico ben al di sopra del 3% del Pil stabilito dai trattati europei toccando il fondo con l’11% del 2009. Rajoy ha iniziato a recuperare riuscendo tuttavia ad arrivare solo al 5,1% del Pil.  Secondo le ultime previsioni della Commissione inoltre, il deficit pubblico spagnolo non scenderà sotto il 3% del Pil almeno per i prossimi due anni. Simile, anche se con valori meno allarmanti, il percorso del Portogallo fuori dai parametri europei dal 2008: Lisbona che ha accettato il salvataggio internazionale nel 2011 ed è uscita dal programma di aiuti nel 2014 dopo tre anni di troika, potrebbe riuscire a contenere il deficit sotto il tetto del 3% già quest’anno. Al seguente link è possibile consultare la raccomandazione per l’Italia.

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