. IVA ad aliquota 10% e beni significativi - Come quantificare i beni significativi? - Attesa una circolare dall'Agenzia delle entrate

La legge di bilancio 2018 interviene in materia di applicabilità dell’Iva agevolata al 10% nel settore delle ristrutturazioni di fabbricati a destinazione abitativa, con un’interpretazione autenticata della disposizione contenuta nell’articolo 7, comma 1, lettera b), della legge n. 488/1999 che, come in passato, ancora oggi solleva difficoltà applicative agli operatori del settore (art. 1, comma 19, L. n. 205/2017).

In particolare, l’interpretazione riguarda l’individuazione dei beni definiti “significativi”, nell’ambito delle prestazioni aventi per oggetto interventi di recupero del patrimonio edilizio di cui all’articolo 31, comma 1, lettere a), b), c) e d), della legge n. 457/1978, il cui valore deve essere decurtato dal corrispettivo della prestazione su cui si rende applicabile l’aliquota Iva agevolata del 10%.

Si ricorda, infatti, che il citato articolo 7 della legge 488/99 prevede che sul corrispettivo relativo a qualsiasi opera di ristrutturazione effettuata sulle abitazioni si rende applicabile un’aliquota Iva duale dal momento che:

  • sul valore della prestazione ed il valore dei beni ritenuti non significativi (c.d. parti staccate), si rende applicabile l’aliquota Iva agevolata al 10%;
  • sul valore dei beni significativi tassativamente indicati dal decreto del Ministro delle Finanze 29 dicembre 1999, al contrario, si rende applicabile l’aliquota Iva ordinaria al 22%.

In linea con quanto affermato dall’Agenzia delle Entrate nei documenti di prassi sui “beni significativi”, la legge di bilancio 2018 chiarisce che nella quantificazione del valore del bene significativo non rientrano le “parti staccate”, le quali vanno individuate in base all’autonomia funzionale rispetto al manufatto principale come individuato dal citato decreto del Ministro delle Finanze 29 dicembre 1999.

Nella pratica commerciale ciò che risulta difficile è dunque la determinazione del valore dei “beni significativi” in presenza di componenti e parti staccate degli stessi. A riguardo l’Agenzia delle Entrate ha risposto, con la circolare n. 12/2016/E, par. 17.2, alla domanda se le componenti e le parti staccate dall’infisso, come ad esempio le tapparelle e i materiali di consumo utilizzati in fase di montaggio, possano essere considerati come facenti parte dell’infisso e – ai fini dell’applicazione dell’aliquota agevolata del 10% - possano essere trattati al pari della prestazione di servizio. L’Agenzia ritiene che, “ove nel quadro dell’intervento di installazione degli infissi siano forniti anche componenti e parti staccate degli stessi, sia necessario verificare se tali parti siano connotate o meno da una autonomia funzionale rispetto al manufatto principale. Solo in presenza di detta autonomia il componente, o la parte staccata, non deve essere ricompresa nel valore dell’infisso, ai fini della verifica della quota di valore eventualmente non agevolabile. Se il componente o la parte staccata concorre alla normale funzionalità dell’infisso, invece, deve ritenersi costituisca parte integrante dell’infisso stesso. In tale ipotesi, il valore del componente o della parte staccata deve confluire, ai fini della determinazione del limite cui applicare l’agevolazione, nel valore dei beni significativi  e non nel valore della prestazione”.  

Inoltre, qualora il bene significativo sia fornito nell’ambito dell’intervento di ristrutturazione, il valore a cui fare riferimento è quello risultante dall’accordo contrattuale, a patto che siano rispettati alcuni limiti. In tal caso la norma prevede che il limite è fissato nel valore di produzione del bene comprendendo sia le materie prime che la manodopera impiegata per la produzione dello stesso e “che, comunque, non può essere inferiore al prezzo di acquisto del bene stesso”.

La ratio di tale interpretazione è quella di evitare che gli operatori nell’ambito di una ristrutturazione edilizia, d’accordo con il cliente, possano utilizzare in maniera abusiva il riferimento al valore contrattuale per determinare il bene significativo e trarne così un maggior beneficio in termini di Iva.

Per meglio comprendere i parametri di riferimento nella determinazione del valore dei beni significativi è stata sottoposta all’attenzione dell’Agenzia delle Entrate la difficoltà riscontrata dagli operatori nella fase appunto della quantificazione dei beni stessi. Di contro, l’Agenzia ha risposto che interverrà sull’interpretazione autenticata operata dalla legge di bilancio 2018 all’articolo 7, comma 1, lettera b), legge n. 488/1999 per chiarire tutti i dubbi operativi sollevati.

Altra prescrizione fissata dalla norma riguarda l’obbligo del prestatore di indicare separatamente in fattura, oltre il servizio che costituisce l’oggetto della prestazione, anche il valore del bene significativo fornito nell’ambito dell’intervento stesso.

Infine, la presente disposizione precisa che “sono fatti salvi i comportamenti difformi tenuti fino alla data di entrata in vigore della legge”. In tal modo si avranno degli effetti positivi sugli eventuali contenziosi pendenti, come pure saranno evitate specifiche contestazioni per il passato, ma di contro non sarà ammesso il rimborso dell’IVA applicata alle operazioni già effettuate.

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