. Limitate le penalizzazioni per i soggetti IRPEF - accolte le richieste della CNA

Con il Decreto ministeriale del 3 agosto 2017, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il Mef ha apportato significative modifiche alle disposizioni di attuazione della disciplina concernete l’aiuto alla crescita economia (Decreto MEF del 14 marzo 2012), alcune delle quali erano state richieste a gran voce dalla Confederazione perché le recenti modifiche normative in tema di ACE, introdotte dalla legge di bilancio per il 2017, e valevoli già a partire dalla chiusura dei bilanci relativi all’anno d’imposta 2016, oltre a penalizzare i soggetti IRPEF, creavano loro incertezza in ordine alle modalità di calcolo dell’agevolazione fiscale.

Come è noto, infatti, la legge di bilancio per il 2017 ha modificato le regole di calcolo dell'agevolazione ACE per i soggetti IRPEF, estendendo agli imprenditori individuali e alle società di persone in contabilità ordinaria, per natura o per opzione, le stesse regole di determinazione previste per i soggetti IRES (art. 1, co. 549-553, della Legge 11 dicembre 2016, n. 232). Tale equiparazione ha creato non poca incertezza in ordine al calcolo dell’ACE, posto che trattasi di soggetti che seguono regole contabili e di determinazione del reddito diverse, così come diversi sono gli adempimenti cui devono ottemperare (Si veda la Notizia del 1 giugno 2017). 

Per ovviare a tali problemi, il decreto del MEF in oggetto ha disposto che per i soggetti IRPEF gli utili rilevano nell’anno di maturazione e vanno considerati al netto di eventuali prelievi fatti in corso d’anno, diversamente da quanto disposto per le società di capitali, ove gli utili rilevano a partire dall’anno in cui la delibera assembleare ne dispone l’accantonamento a riserva. Ciò perché nelle imprese individuali e nelle società di persone in contabilità ordinaria non vi è l’obbligo di adottare delibere assembleari ai fini della destinazione dell’utile a riserva.

L’estensione delle regole IRES tout court ai soggetti IRPEF, inoltre, avrebbe comportato la difficoltà di stimare gli incrementi patrimoniali relativi al periodo pregresso (2011-2015), posto che i soggetti IRES devono calcolare gli incrementi di capitale proprio avendo a riferimento quello esistente alla chiusura dell’esercizio 2010. Accogliendo le richieste di semplificazione avanzate dalla Confederazione, il MEF ha disposto che dall’esercizio 2016, la base ACE per i soggetti IRPEF sarà costituita dalla somma algebrica, se positiva, tra i seguenti elementi:

  • differenza positiva tra il patrimonio netto al 31 dicembre 2015 e il patrimonio netto al 31 dicembre 2010, assunti a lordo degli utili maturati in tali periodi;
  • variazioni patrimoniali formatesi dal 2016 e determinato con le regole IRES, vale a dire: conferimenti in denaro + utili maturati nell’esercizio + accantonamenti di utili e riserve disponibili – riduzioni di patrimonio netto con attribuzione ai soci (o all’imprenditore) a qualsiasi titolo.

In questo modo si è evitato di richiedere ai soggetti IRPEF la ricostruzione di tutti i prelevamenti di utile e dei conferimenti in denaro effettuati nel periodo 2011-2015. Altro dubbio che ci si era posti era se ai fini della determinazione ACE fossero rilevanti solamente gli incrementi patrimoniali verificatisi tra il 2015 ed il 2010, posto che la norma originaria, inserita nella legge di bilancio per il 2017 era suscettibile di interpretazioni contrastanti. Nell’aggiornare il decreto attuativo, il MEF, seguendo l’interpretazione della CNA, ha specificato che rileva solo la differenza positiva e che, in caso di decrementi patrimoniali, registrati tra il 2015 ed il 2011, il dato assume valore pari a zero. Ciò significa, nella sostanza, che ai soggetti IRPEF viene riconosciuto uno “zoccolo duro” relativo agli anni pregressi (2011-2015) assorbile solo da futuri decrementi di base ACE generatisi dal 2016 in poi.

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