. Norme a tutela degli autori di segnalazioni di reati

La l. 30 novembre 2017, n. 179, interviene riscrivendo la precedente disciplina ed introducendo meccanismi di tutela a favore degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato.

Pubblico impiego

La nuova normativa si applica, in primo luogo, ai dipendenti della pubblica amministrazione, degli enti pubblici economici e degli enti di diritto privato sottoposti a controllo pubblico. E’, inoltre, previsto che la normativa trovi applicazione anche ai lavoratori ed ai collaboratori delle imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere in favore dell’amministrazione pubblica.

Il pubblico dipendente che, nell’interesse dell’integrità della pubblica amministrazione, segnala al responsabile della prevenzione, della corruzione e della trasparenza, all’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) ovvero all’autorità giudiziaria, condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito, o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro.

L’eventuale adozione di misure ritorsive è comunicata all’Anac dall’interessato o dalle organizzazioni sindacali. Anac informa il Dipartimento della funzione pubblica o gli altri organismi di garanzia o di disciplina per le attività e gli eventuali provvedimenti di competenza degli stessi.

La l. n. 179/07 stabilisce che l’identità del segnalante non possa essere rivelata se non a determinate condizioni. La segnalazione, inoltre, è sottratta al diritto di accesso agli atti amministrativi.

Anac, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, adotta apposite linee guida relative alle procedure per la presentazione e la gestione delle segnalazioni. Le linee guida dovranno prevedere l’utilizzo di modalità anche informatiche e promuovere il ricorso a strumenti di crittografia per garantire la riservatezza dell’identità del segnalante, del contenuto delle segnalazioni e della relativa documentazione. Al riguardo, con determina n. 6 del 28 aprile 2015, Anac aveva già adottato, anche se con riferimento alla precedente disciplina contenuta nella l. 6 novembre 2012, n. 190, le “Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (c.d. whistleblower)”.

Sono previsti meccanismi sanzionatori ove siano accertate l’adozione di misure discriminatorie, l’assenza di procedure per l’inoltro e la gestione delle segnalazioni o l’adozione di procedure non conformi, ovvero il mancato svolgimento da parte del responsabile delle attività di verifica e di analisi delle segnalazioni ricevute. L’Anac determina l’entità della sanzione tenuto conto delle dimensioni dell’amministrazione o dell’ente cui si riferisce la segnalazione.

È a carico dell’amministrazione pubblica o dell’ente dimostrare che le misure discriminatorie o ritorsive, adottate nei confronti del segnalante, sono motivate da ragioni estranee alla segnalazione stessa. Gli atti discriminatori o ritorsivi adottati sono nulli ed il segnalante che sia stato licenziato a motivo della segnalazione deve essere reintegrato nel posto di lavoro ed ha diritto alle retribuzioni perse ed al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali.

La tutela del segnalante non è garantita nei casi in cui sia accertata la responsabilità penale dello stesso per i reati di calunnia, diffamazione o comunque per reati commessi con la denuncia, ovvero qualora sia accertata la sua responsabilità civile (per dolo o colpa grave) per lo stesso titolo.

Impiego privato (ex d.lgs. n. 231/01)

La tutela per il segnalante di reati è prevista anche per il dipendente o collaboratore che segnala illeciti nel settore privato, ove sia stato adottato un modello organizzazione e gestione di cui al d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, in materia di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.

Tale norma prevede la responsabilità amministrativa degli enti forniti di personalità giuridica e delle società e associazioni anche prive di personalità giuridica (art. 1 co. 2, d.lgs. n. 231/01) per i reati posti in essere nel loro interesse e vantaggio dai soggetti apicali delle stesse. La responsabilità è, però, esclusa, ai sensi del medesimo d.lgs. n. 231/01, ove sia stato adottato ed attuato un modello di organizzazione e gestione, il reato sia stato commesso eludendo fraudolentemente tale modello e non vi sia stata, da parte dell’organismo deputato e dotato degli appositi poteri, un’omessa o insufficiente vigilanza.

La l. n. 179/17 prevede che i modelli di organizzazione e gestione appena richiamati debbano prevedere uno o più canali che consentano di presentare, a tutela dell’integrità dell’ente, segnalazioni circostanziate di condotte illecite. I canali di segnalazione devono garantire la riservatezza dell’identità del segnalante. Deve, inoltre, essere previsto almeno un canale alternativo di segnalazione idoneo a garantire, con modalità informatiche, la riservatezza dell’identità del segnalante.

Le segnalazioni devono riguardare condotte illecite rilevanti e fondate su elementi di fatto precisi e concordanti, ovvero violazioni del modello di organizzazione e gestione dell’ente, di cui il segnalante sia venuto a conoscenza in ragione delle funzioni svolte.

I modelli di organizzazione e gestione devono prevedere il divieto di atti di ritorsione o discriminatori, diretti e/o indiretti, nei confronti del segnalante stesso per motivi collegati, direttamente o indirettamente, alla segnalazione.

Elemento indispensabile del modello di organizzazione e gestione è la previsione di un sistema sanzionatorio per il caso di mancato rispetto delle misure previste dal modello stesso. Alla luce della l. n. 179/17, all’interno di tale sistema sanzionatorio devono anche essere previste sanzioni nei confronti di chi viola le misure di tutela del segnalante, ma anche per chi effettua con dolo o colpa grave segnalazioni che si rivelino infondate.

L’adozione di misure discriminatorie nei confronti dei soggetti che effettuano le segnalazioni può essere denunciata alla sede competente dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, per i provvedimenti di competenza dello stesso, oltre che dal segnalante, anche dalle organizzazioni sindacali.

Il licenziamento ritorsivo o discriminatorio del soggetto segnalante è nullo. Sono altresì nulli il mutamento di mansioni, nonché qualsiasi altra misura ritorsiva o discriminatoria adottata nei confronti del segnalante.

È onere del datore di lavoro, in caso di controversie legate all’irrogazione di sanzioni disciplinari, a demansionamenti, licenziamenti, trasferimenti o alla sottoposizione del segnalante ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro, dimostrare che tali misure sono fondate su ragioni estranee alla segnalazione.

Rivelazione di notizie coperte da segreto

Viene previsto che nelle ipotesi di segnalazione o denuncia, il perseguimento dell’interesse all’integrità delle amministrazioni, pubbliche e private, nonché alla prevenzione e alla repressione delle malversazioni, costituisce giusta causa di rivelazione di notizie coperte dal segreto d’ufficio (art. 326 cod. pen.), dal segreto professionale (art. 622 cod. pen.), dai segreti scientifici o industriali (art. 623 cod. pen.), nonché dal dovere di fedeltà e dall’obbligo di riservatezza (art. 2105 cod. civ.).

La giusta causa di rivelazione opera come scriminante, sul presupposto che vi sia un interesse preminente che consente o impone la rivelazione del segreto. Tale previsione non si applica, però, nel caso in cui l’obbligo di segreto professionale gravi su chi sia venuto a conoscenza della notizia in ragione di un rapporto di consulenza professionale o di assistenza con l’ente, l’impresa o la persona fisica interessata.

Costituisce, inoltre, violazione dell’obbligo di segreto la rivelazione di notizie e documenti, con modalità eccedenti rispetto alle finalità dell’eliminazione dell’illecito ed al di fuori del canale di comunicazione specificamente predisposto a tal fine.

 

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