. "L'Italia che vorremmo". Messaggio del Presidente Marco Vicentini al futuro Governo

Una campagna elettorale così allegorica non si era mai vista, da più parti si sono gridati slogan orizzontali privi di concretezza.

Il tema meno trattato è stato il Futuro del nostro Paese. La quota dei giovani che portano a compimento il ciclo di studi universitari rimane tra le più basse dell’Ue. Nonostante il reddito nominale negli ultimi due anni sia aumentato, a tale crescita si è accompagnato un forte aumento della disuguaglianza e ad esserne colpiti sono stati soprattutto i giovani, penalizzati in primo luogo da una persistente difficoltà ad inserirsi nel mercato del lavoro.

Un giovane su due non andrà al voto e i giovani partecipano sempre meno alla vita politica.

I bilanci e le previsioni di spesa parlano chiaro ed è noto a tutti che le previsioni sul trend di crescita del Paese non consentiranno ampi margini di manovra per mettere in campo interventi economici realmente espansivi.

Siamo anche consapevoli che le attuali leggi difficilmente assicureranno al Paese un Governo di maggioranza stabile. A ciò va aggiunto il fatto che in settanta anni di Repubblica abbiamo avuto sessantacinque governi i quali, indipendentemente dal colore politico, non sono mai riusciti ad intervenire, a parte qualche sporadica eccezione, sulla revisione della spesa pubblica.

Il PIL ha una proiezione di crescita nei prossimi 3-5 anni nell’ordine del 1% e, nel frattempo, abbiamo perso manifattura e non siamo riusciti ad intervenire efficacemente in termini di produttività rimanendo fanalino di coda tra i paesi più industrializzati.

I giovani di oggi sono destinati ad essere il ponte tra due mondi che, dopo la trasformazione tecnologica e culturale in atto, non avranno più niente in comune.

Per questo, noi Giovani Imprenditori della CNA ci sentiamo obbligati a dare il nostro contributo al  cambiamento. Un cambiamento che assicuri alla nostra generazione condizioni di crescita eque, un sistema di istruzione terziaria fortemente orientato alla professionalizzazione di alto livello, anche al di fuori dei tradizionali percorsi universitari, e un mercato del lavoro realmente dinamico e inclusivo.

Il 94% delle imprese Italiane sono piccole e micro imprese e ancora tanti giovani vogliono investire la loro vita nel portarle avanti e farne nascere di nuove. Non dobbiamo per forza inseguire ogni trendtopic che nasce nel mondo! Siamo la seconda manifattura d’Europa e imbattibili sul piano della creatività: dobbiamo investire capitale di rischio nella piccola impresa, che non dovrebbe essere obbligatoriamente una start - up tecnologica ma potrebbe anche essere un’azienda meccanica ad alto contenuto tecnologico, o perché no? Una libreria social o un birrificio artigianale.

Investire nell’economia reale delle piccole imprese è la leva che dobbiamo utilizzare; le piccole imprese negli ultimi anni sono sul podio per aumento occupazionale, non delocalizzano, fanno export e crescono sempre di più sul digitale, anche grazie al contributo e alle competenze delle nuove generazioni di lavoratori e imprenditori.

Tanto è stato fatto in questi ultimi anni ma, se non offriamo ai giovani una visione dell’Italia tra venti anni, l’attuale situazione di stagnazione e galleggiamento, in un’economia mondiale che corre alla velocità della luce, è destinata a perdurare irrimediabilmente.

Il nuovo governo dovrebbe operare uno shock sul costo del lavoro, cosicché noi imprenditori potremmo essere messi nelle condizioni di fare la nostra parte per aumentare la produttività.

Non vogliamo promesse di indiscriminati tagli fiscali ma vorremmo pagare il giusto e in cambio avere il tempo: il tempo per poter fare formazione continua in azienda così da aumentare la produttività e il tempo per costruire e vivere le nostre famiglie.

Non vogliamo condoni ma vorremmo una Italia a contanti zero.

Non vogliamo uscire dall’Europa, vorremmo gli Stati Uniti d’Europa, dove le norme permettano di studiare e lavorare in un continente libero e accogliente. Siamo la generazione Erasmus, vorremmo una Italia plurale che supporti i propri ragazzi a fare esperienze all’estero e che sia pronta ed attraente per farli tornare indietro con un bagaglio utile al nostro Paese.

Vorremmo un governo fortemente attento a verificare che i cantieri fondamentali per lo sviluppo del nostro Paese siano realizzati nel minor tempo possibile e senza sprechi.

Al prossimo governo chiediamo di puntare i riflettori sulle nostre piccole imprese, il vero Made in Italy, di mettere in campo uno strumento pubblico atto a dare credito alle piccole imprese e a valutare la spesa pubblica su interventi che siano realmente in grado di migliorare il benessere della collettività.

Noi, Giovani Imprenditori della CNA, ci siamo, per riportare tutti i giovani a partecipare alla vita politica e per questo chiediamo la costituzione di un tavolo permanente con il nuovo governo, poiché la disintermediazione portata avanti negli ultimi anni ha allontanato ancora di più e non ha aiutato in alcun modo lo sviluppo e la visione di una nuova Italia.

 

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