. ACCISE: PRODOTTI ALCOLICI, risposte ai quesiti

Aliquote di accisa vigenti in ambito nazionale e nei Paesi dell’Unione Europea

Quesito – Come posso conoscere la misura delle aliquote di accisa vigenti in Italia e negli altri Stati membri dell’Unione Europea?

Risposta – Per conoscere la misura delle aliquote di accisa vigenti potranno essere consultate le apposite Tabelle, disponibili sul sito web dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (www.agenziadoganemonopoli.gov.it).

Trasporto di prodotti alcolici (vino, birra, . . . ) al seguito del viaggiatore proveniente da altro Paese dell’U.E.

Quesito – Sono in procinto di rientrare in Italia da un altro Paese dell’Unione Europea: posso portare con me delle bottiglie di prodotti alcolici?

Risposta – L'articolo 11 del Testo Unico delle Accise approvato con il Decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 e successive modifiche, dispone che, per taluni prodotti assoggettati ad accisa ed immessi in consumo in altro Stato membro, acquistati da privati per uso proprio e da loro trasportati, l'accisa è dovuta nello Stato membro in cui detti beni sono stati acquistati. Al comma 2 del citato articolo, inoltre, sono specificati i limiti quantitativi entro i quali si configura l'uso proprio: tali limiti sono riferibili a ciascun viaggiatore che, effettuato l'acquisto per uso proprio a titolo di privato consumatore, è in possesso della documentazione commerciale comprovante l’acquisto effettuato e trasporta tali beni al proprio seguito.

Per informazioni al riguardo, potrà farsi riferimento alla "Carta doganale del viaggiatore - pdf", disponibile sul sito web dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (www.agenziadoganemonopoli.gov.it) dal percorso: DOGANE => IL CITTADINO.

Attività di vendita di prodotti alcolici

Quesito – Sono in procinto di avviare un’attività di vendita al pubblico di generi vari, tra i quali prodotti alcolici: cosa devo fare?

Risposta – L’articolo 1, comma  178, della legge 4 agosto 2017, n.124, ha modificato il comma 2 dell’articolo 29 del Testo Unico delle accise approvato con il Decreto Legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, in materia di vendita di prodotti alcolici, inserendo una espressa esclusione dall’obbligo di denuncia e conseguente licenza fiscale a favore degli esercizi pubblici, degli esercizi di intrattenimento pubblico, degli esercizi ricettivi e dei rifugi alpini.

Nel chiarire che rientrano tra le fattispecie enucleate dalla disposizione legislativa anche la somministrazione o vendita al minuto di bevande alcoliche direttamente al consumatore finale, quali quelle effettuate nei bar, nei ristoranti e negli altri esercizi pubblici similari, si segnala che con la nota prot. RU 113015 del 9 ottobre 2017 - pdf (reperibile anche accedendo al sito internet dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli www.agenziadoganemonopoli.gov.it), sono state fornite indicazioni in ordine alle tipologie di attività escluse dagli obblighi di denuncia e della relativa licenza fiscale.

Attività di commercio all’ingrosso di vino sul territorio nazionale

Quesito – Sono in procinto di avviare un’attività di commercio all’ingrosso di vino in Italia: quali sono gli adempimenti richiesti?

Risposta – Gli esercenti depositi di vino che intendono commercializzare all’ingrosso tale prodotto sul territorio nazionale sono esclusi dall’obbligo di denuncia (e quindi di licenza) in base all’articolo 29, comma 3 – lettera e)  del Testo Unico delle accise approvato con il Decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 e successive modifiche.

Per quel che concerne i documenti che devono scortare il vino in caso di trasferimento in ambito nazionale la normativa fiscale (italiana) in materia di circolazione consente di utilizzare i documenti di accompagnamento previsti dalle disposizioni proprie del settore vitivinicolo.

Pertanto, nel caso di trasferimento del vino tra depositari autorizzati ed in ambito nazionale (il trasporto inizia e si esaurisce in Italia), fino a quando la relativa aliquota di accisa sarà pari a zero, può prescindersi dall’utilizzo dei documenti di accompagnamento previsti dalla normativa fiscale delle accise (DAS-Documento di Accompagnamento Semplificato, DDT-Documento di Trasporto, e-AD-Documento Amministrativo elettronico) potendosi utilizzare il documento agricolo MVV (Documento di accompagnamento prodotti vitivinicoli, disciplinato dal Decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali n. 7490 del 2 luglio 2013, da adottare secondo le linee direttrici contenute nella circolare dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli n. 3/D del 7 aprile 2014 - pdf e in particolare il paragrafo IV relativo al riparto del campo di applicazione delle rispettive disposizioni in materia di tutela agricola e di quelle proprie del regime impositivo dell’accisa), ovvero da altro documento previsto dalla normativa agricola nazionale.

Nel caso della movimentazione di vino diretto ad una distilleria, detto prodotto dovrà essere scortato dal DAS (Documento di Accompagnamento Semplificato).

Qualora il vino presenti contenuti di alcole non derivanti interamente da fermentazione, pur rientrando tali prodotti nel codice NC 2204, non si renderanno applicabili le norme emanate in materia di tutela agricola.

Ulteriori informazioni di carattere operativo, potranno essere chieste al locale Ufficio delle dogane.

Deposito commerciale di prodotti alcolici che vende ad aziende commerciali di altro Paese U.E.

Quesito – Ho un deposito commerciale di prodotti alcolici e vorrei vendere i miei prodotti ad altri operatori commerciali stabiliti in altri Paesi dell’Unione Europea: quali sono gli adempimenti richiesti?

Risposta – La circolazione e tassazione di prodotti alcolici già immessi in consumo in uno Stato membro è disciplinata dalla Direttiva n. 2008/118/CE del 16 dicembre 2008. In particolare, l’articolo 33 della Direttiva dispone che i prodotti sottoposti ad accisa già immessi in consumo in uno Stato membro e detenuti per scopi commerciali da parte di un soggetto diverso da un privato, per esservi forniti o utilizzati, sono sottoposti ad accisa in quest'ultimo Paese con le modalità previste dal successivo articolo 34. Per "detenzione per scopi commerciali" si intende la detenzione di prodotti sottoposti ad accisa da parte di un soggetto diverso da un privato o da parte di un privato per scopi diversi dal suo uso personale e da esso trasportati.

Ne consegue che, per lo speditore, sarà necessario acquisire informazioni presso l’Amministrazione fiscale dello Stato membro di destinazione dei prodotti al fine di verificare le modalità di attuazione dei sopraccitati articoli (33 e 34) della Direttiva in quel Paese.

Per la movimentazione di prodotti ad accisa assolta verso altri Paesi comunitari, come previsto all'articolo 9 del Decreto ministeriale 25 marzo 1996, n. 210, dovrà essere emesso il documento DAS (Documento di Accompagnamento Semplificato) e, in base all’articolo 11 del medesimo Decreto, lo speditore sarà tenuto a prestare, anche in solido con il destinatario, una cauzione a garanzia del pagamento dell’accisa nel Paese comunitario di destinazione. Tali adempimenti sono richiesti per attestare la ricezione dei prodotti nel Paese di destinazione e garantire l’applicazione della corretta tassazione sugli stessi.

Ulteriori informazioni di carattere operativo, potranno essere chieste al locale Ufficio delle dogane.

Relativamente agli adempimenti previsti dalla disciplina dell’IVA connessi agli scambi intracomunitari dovrà farsi riferimento alle disposizioni dettate dal Decreto legge del 30 agosto 1993, n. 331 convertito con Legge del 29 ottobre 1993, n. 421 e dalla disciplina INTRASTAT di cui al Decreto 22 febbraio 2010.

Attività di produzione di vino per la vendita ad aziende commerciali di altro Paese dell’U.E., da parte di “piccolo produttore di vino”

Quesito – Sono una piccola azienda agricola che produce vino e vorrei vendere il mio prodotto ad operatori commerciali stabiliti in altri Paesi dell’Unione Europea: quali sono gli adempimenti richiesti?

Risposta – L’articolo 37, comma 1, del Testo Unico delle accise approvato con il Decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 e successive modifiche, stabilisce che, fintantoché in Italia il vino viene assoggettato ad un’aliquota d’accisa pari a “0”, i cosiddetti “piccoli produttori di vino” (produzione annuale inferiore a 1000 ettolitri, determinata con riferimento alla produzione media dell’ultimo quinquennio dell’azienda agricola), sono esentati dall’obbligo della licenza di deposito fiscale e da quelli connessi alla circolazione ed al controllo  propri del regime generale delle accise.

Per la movimentazione del vino in ambito comunitario, detti soggetti hanno l'obbligo di spedire il prodotto in regime sospensivo a soggetti abilitati (con la qualifica di "depositario autorizzato" oppure di "destinatario registrato" anche “occasionale”) utilizzando anziché l'e-AD (Documento Amministrativo elettronico) il Documento MVV (Documento di accompagnamento prodotti vitivinicoli) di cui al Decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali n. 7490 del 2 luglio 2013.

Per la spedizione in regime sospensivo è necessaria la prestazione di idonea garanzia a copertura sia dei rischi connessi alla circolazione che del pagamento dell’accisa all’atto dell’immissione in consumo nel territorio di destinazione.

Dovranno essere, inoltre, osservati anche gli altri adempimenti previsti dal medesimo articolo 37 e, come disposto dall’art. 8, comma 2 del Decreto ministeriale 27 marzo 2001, n. 153, dovrà essere informato l’Ufficio delle dogane territorialmente competente delle operazioni intracomunitarie effettuate presentando, entro il quinto giorno successivo al termine di ciascun mese, una distinta delle medesime operazioni.

Ulteriori informazioni di carattere operativo, potranno essere chieste al locale Ufficio delle dogane.

Relativamente agli adempimenti previsti dalla disciplina dell’IVA connessi agli scambi intracomunitari dovrà farsi riferimento alle disposizioni dettate dal Decreto legge del 30 agosto 1993, n. 331 convertito con Legge del 29 ottobre 1993, n. 421 e dalla disciplina INTRASTAT di cui al Decreto 22 febbraio 2010.

 

Attività di produzione di vino per la vendita ad aziende commerciali di altro Paese dell’U.E. da parte di soggetto diverso dal “piccolo produttore di vino”

Quesito – Sono un produttore di vino. Vorrei vendere il mio prodotto ad operatori commerciali stabiliti in altri Paesi dell’Unione Europea: quali sono gli adempimenti richiesti?

Risposta – La spedizione di vino diretto ad un altro Paese dell’U.E. deve avvenire in regime sospensivo (ad accisa non assolta), tra soggetti operatori economici (speditore/destinatario) preventivamente autorizzati dalle rispettive Amministrazioni fiscali in possesso del codice di accisa.

Gli esercenti l’attività di produzione e deposito di vino che intendono movimentare tale prodotto in ambito intracomunitario [comma 2, lettera f) dell’articolo 28 del Testo Unico delle accise approvato con il Decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 e successive modifiche], devono operare in regime di deposito fiscale, acquisendo la necessaria licenza di esercizio e versare il relativo diritto annuale di licenza con le modalità e la misura indicate all’art. 63 del citato Testo Unico.

Lo speditore dovrà presentare, attraverso il sistema informatizzato, il documento di accompagnamento denominato e-AD (Documento Amministrativo elettronico).

Il destinatario del vino dovrà avere la qualifica di "depositario autorizzato" o di "destinatario registrato", anche "occasionale", all'atto della presa in consegna della merce provvederà a chiudere il flusso informatico del documento e-AD predisposto dallo speditore e sarà tenuto al pagamento dell'accisa nella misura e con le modalità vigenti nel proprio Paese.

Essendo la spedizione in argomento in regime sospensivo, sarà necessaria la prestazione di idonea garanzia a copertura dei rischi connessi alla circolazione del prodotto.

Ulteriori informazioni di carattere operativo, potranno essere chieste al locale Ufficio delle dogane.

Relativamente agli adempimenti previsti dalla disciplina dell’IVA connessi agli scambi intracomunitari dovrà farsi riferimento alle disposizioni dettate dal Decreto legge del 30 agosto 1993, n. 331 convertito con Legge del 29 ottobre 1993, n. 421 e dalla disciplina INTRASTAT di cui al Decreto 22 febbraio 2010.

Commerciante italiano che acquista prodotti alcolici da produttore di altro Paese dell’U.E.

Quesito – Ho un ristorante e vorrei ricevere prodotti alcolici da un produttore stabilito in un altro Paese dell’Unione Europea: quali sono gli adempimenti richiesti?

Risposta – Se lo speditore delle merci dell’altro Paese dell’U.E. è un “depositario autorizzato” ed effettua la movimentazione del prodotto in regime sospensivo, il destinatario nazionale, che non sia anch’esso un “depositario autorizzato”, deve qualificarsi come "destinatario registrato", anche "occasionale", pagando - ove prevista - l'accisa all’aliquota vigente in Italia all’atto del ricevimento della merce.

La suddetta movimentazione (ad accisa sospesa) deve  essere formalizzata a cura dello speditore dell’altro Paese con la "presentazione" alla propria Amministrazione, attraverso il sistema informatizzato, di un documento di accompagnamento e-AD (Documento Amministrativo elettronico) il cui flusso informatico dovrà essere chiuso dal destinatario all'atto della presa in consegna della merce.

Relativamente all’assolvimento dell’imposta – ove prevista – l’articolo 8 del Testo Unico delle accise approvato con il Decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 e successive modifiche, dispone che il destinatario registrato (anche occasionale), deve provvedere al versamento dell’accisa entro il primo giorno lavorativo successivo a quello di arrivo dei prodotti.

Per conoscere la misura delle aliquote di accisa vigenti potrà essere consultata l’apposita Tabella, disponibile sul sito web dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (www.agenziadoganemonopoli.gov.it).    

Ulteriori informazioni di carattere operativo, potranno essere chieste al locale Ufficio delle dogane.

Relativamente agli adempimenti previsti dalla disciplina dell’IVA connessi agli scambi intracomunitari dovrà farsi riferimento alle disposizioni dettate dal Decreto legge del 30 agosto 1993, n. 331 convertito con Legge del 29 ottobre 1993, n. 421 e dalla disciplina INTRASTAT di cui al Decreto 22 febbraio 2010.

Deposito commerciale di prodotti alcolici che vende a soggetti privati di altro Paese dell’U.E.

Quesito – Ho un deposito commerciale di prodotti alcolici e vorrei vendere i miei prodotti ad acquirenti privati stabiliti in altri Paesi dell’Unione Europea: quali sono gli adempimenti richiesti?

Risposta – Dal momento che i prodotti sottoposti ad accisa vengono assoggettati a tale imposta nel luogo in cui vengono immessi in consumo, per poter effettuare la movimentazione di prodotti ad accisa assolta destinati verso soggetti privati stabiliti in un altro Stato membro dell’U.E., lo speditore nazionale deve registrarsi presso la competente Amministrazione fiscale del Paese di destinazione delle merci, ovvero, se previsto dalla legislazione dello Stato membro di destinazione, nominare un proprio rappresentante fiscale in tale Paese; ciò ai fini dell’assolvimento degli obblighi tributari nello Stato di destinazione dei prodotti (art. 36 della Direttiva n. 118/2008/CE del 16 dicembre 2008 - Vendite a distanza). Sarà, quindi, cura del medesimo acquisire, presso l’Amministrazione dello Stato di destinazione, le necessarie informazioni sulle modalità di assolvimento degli obblighi a suo carico.

Per conoscere la misura delle aliquote di accisa vigenti negli altri Paesi membri dell’Unione Europea potrà essere consultata l’apposita Tabella, disponibile sul sito web dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (www.agenziadoganemonopoli.gov.it).

Ulteriori informazioni anche di carattere operativo, potranno essere chieste al locale Ufficio delle dogane.

Relativamente agli adempimenti previsti dalla disciplina dell’IVA connessi agli scambi intracomunitari dovrà farsi riferimento alle disposizioni dettate dal Decreto legge del 30 agosto 1993, n. 331 convertito con Legge del 29 ottobre 1993, n. 421 e dalla disciplina INTRASTAT di cui al Decreto 22 febbraio 2010.

Commerciante italiano che acquista prodotti alcolici da deposito commerciale di altro Paese dell’U.E.

Quesito – Ho un ristorante vorrei ricevere prodotti alcolici da un commerciante stabilito in un altro Paese dell’Unione Europea: quali sono gli adempimenti richiesti?

Risposta – La circolazione e tassazione di prodotti alcolici già immessi in consumo in un altro Stato membro è disciplinata dalla Direttiva n. 2008/118/CE del 16 dicembre 2008. In particolare, l’art. 33 della Direttiva dispone che i prodotti sottoposti ad accisa già immessi in consumo in uno Stato membro e detenuti per scopi commerciali (per "detenzione per scopi commerciali" si intende la detenzione di prodotti sottoposti ad accisa da parte di un soggetto diverso da un privato o da parte di un privato per scopi diversi dal suo uso personale e da esso trasportati) da parte di un soggetto diverso da un privato, per esservi forniti o utilizzati, sono sottoposti ad accisa in quest'ultimo Paese con le modalità previste dal successivo art. 34. I prodotti movimentati sono scortati dal DAS (Documento di Accompagnamento Semplificato).

In Italia, le citate disposizioni unionali sono state recepite con l’art. 10 del Testo Unico delle accise approvato con il Decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 e successive modifiche che dispone, tra l’altro, che i prodotti immessi in consumo in altro Stato membro possono essere detenuti (in Italia) da un soggetto diverso da un privato che, qualora non sia un esercente di deposito fiscale, deve avere la qualifica di “destinatario registrato” (anche occasionale) e garantire il pagamento dell’accisa, che dovrà essere versata entro il primo giorno lavorativo successivo a quello di arrivo dei prodotti (comma 6 dell’articolo 10). In base al comma 3 del medesimo art. 10, inoltre, il destinatario in questione deve presentare, prima della spedizione, apposita dichiarazione all’Ufficio delle dogane territorialmente competente rispetto al luogo di arrivo della merce.

Per ulteriori indicazioni in ordine agli adempimenti a carico del destinatario si fa rimando all’art. 13, comma 3 del Decreto Ministeriale 25 marzo 1996, n. 210.

Ulteriori informazioni anche di carattere operativo, potranno essere chieste al locale Ufficio delle dogane.

Relativamente agli adempimenti previsti dalla disciplina dell’IVA connessi agli scambi intracomunitari dovrà farsi riferimento alle disposizioni dettate dal Decreto legge del 30 agosto 1993, n. 331 convertito con Legge del 29 ottobre 1993, n. 421 e dalla disciplina INTRASTAT di cui al Decreto 22 febbraio 2010.

 

Produzione artigianale di prodotti alcolici

Quesito – Sono in procinto di avviare un’attività di produzione artigianale di liquori a scopo commerciale: quali sono gli adempimenti richiesti?

Risposta – L’art. 27, comma 2, del Testo Unico delle accise approvato con il Decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 e successive modifiche, dispone che l’attività di produzione di bevande alcoliche deve essere svolta in regime di deposito fiscale, in uno degli stabilimenti indicati nell’art. 28 del medesimo Testo Unico, per la cui attivazione devono essere rispettate le prescrizioni contenute nel Decreto ministeriale 27 marzo 2001, n. 153.

Il regime del deposito fiscale consente di detenere prodotti ad accisa sospesa e di assolvere il tributo a seguito dell’estrazione del prodotto dal deposito.

Fa eccezione a tale principio, la sola fattispecie - anch’essa contemplata nel comma 2 del citato art. 27 – di produzione con utilizzo di prodotti rispetto ai quali è stata pagata l’accisa, a condizione che l’accisa complessiva pagata sui singoli componenti non sia inferiore a quella dovuta sul prodotto finale derivante dalla loro miscela.

L’art. 29 del citato Testo Unico dispone, invece, che gli esercenti impianti di trasformazione, di condizionamento e di deposito di alcole e di bevande alcoliche ad accisa assolta debbano presentare all'Ufficio delle dogane competente per territorio, la denuncia di esercizio oltre che acquisire la licenza fiscale di cui al comma 4 del medesimo art. 29, a fronte della quale è previsto il pagamento di un diritto annuale il cui importo è stabilito, a seconda dei casi, dall’art. 63 del Testo Unico.

Ulteriori informazioni anche di carattere operativo, potranno essere chieste al locale Ufficio delle dogane.

Attività di produzione di birra

Quesito – Sono in procinto di avviare un’attività di produzione di birra artigianale: quali sono gli adempimenti richiesti?

Risposta – In linea di principio, l’attività di produzione di birra è effettuata in regime di deposito fiscale in base all’art. 28, comma 1-lettera c) del Testo Unico delle accise approvato con il Decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 e successive modifiche.

La produzione di birra, di quantità pari o superiore ai 10.000 ettolitri, è regolamentata dagli artt. 34 e 35 del Testo Unico, e dalle specifiche disposizioni contenute Decreto ministeriale 27 marzo 2001, n. 153.

Per i birrifici con produzione annua inferiore ai 10.000 ettolitri (c.d. “microbirrifici”), l’art. 35 del Testo Unico, prevede uno specifico regime di accertamento del prodotto finito che mira a semplificare gli adempimenti tributari a carico degli operatori. Con Determinazione Direttoriale n. 140839/RU del 4 dicembre 2013 - pdf e con la relativa Circolare 5/D del 6 maggio 2014 - pdf dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli [entrambe reperibili dal sito web dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (www.agenziadoganemonopoli.gov.it), sono stati definiti gli adempimenti per l’attivazione di un microbirrificio, nonché la relativa disciplina di dettaglio. In relazione alla suddetta Determinazione Direttoriale è utile richiamare all’attenzione quanto stabilito con l’art. 1 in merito agli adempimenti per l’attivazione del microbirrificio, con l’art. 3 per quanto concerne la tipologia della strumentazione di controllo della produzione da installare nell’impianto da istituire e con l’art. 8 – “Disposizioni finali” il quale consente, su istanza di parte (del depositario), di optare per il regime amministrativo ordinario previsto per le fabbriche di birra con produzione pari o superiore ai 10.000 ettolitri, anziché quello semplificato.

Ulteriori informazioni anche di carattere operativo, potranno essere chieste al locale Ufficio delle dogane.

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