. La Grappa IG si fa protagonista sotto l’albero di Natale, un prodotto artigianale di eccellenza.

 

La corsa ai regali è entrata ufficialmente nel clou e sempre più spesso sotto l’albero degli italiani – e non solo – fanno la loro comparsa ceste enogastronomiche ed eleganti confezioni del distillato italiano più famoso: la Grappa IG. Un regalo che con il passare degli anni sta acquisendo a grandi passi lo status di regalo dallo stile glamour e raffinato, con il quale comunicare il proprio pensiero in modo elegante, denotando altresì di conoscere i gusti personali di chi lo riceve.

Ad andare per la maggiore, in queste festività natalizie 2017 la Grappa IG nelle sue diverse versioni purché caratterizzata da un profilo aromatico ricco di note distintive sempre più intriganti ed appassionanti. La ricerca di una componente sensoriale emozionale va sempre più a braccetto con l’attrattività di un packaging originale ed elegante che rende la Grappa IG una strenna di grande prestigio non solo rappresentativa di un consumo sempre più attento e raffinato, ma anche della storia di famiglie di produttori che hanno saputo distillare nelle loro grappe IG anche la passione e la cultura dei propri territori.

sottolinea l’Istituto Nazionale Grappa  – emerge chiaramente quanto sia cambiato l’apprezzamento della Grappa IG nel tempo. Le note ricche e vivaci che da sempre la distinguono si abbinano sempre più ad elevati livelli di finezza e morbidezza, suscitando così l’interesse e l’apprezzamento di un pubblico sempre più ampio ed evoluto, attento ed informato. In quest’ottica il distillato di bandiera vive un rinnovato appeal, frutto dell’abilità creativa ed innovativa di lungimiranti distillatori la cui passione per il far Grappa IG, spesso alimentata e trasmessa attraverso il lavoro di generazioni della propria famiglia, alimenta la voglia e l’ambizione di presentare un prodotto figlio della tradizione ma proiettato verso il futuro e la modernità.

 Le tendenze di consumo confermano la predilezione per prodotti di alta qualità e i consumatori stessi, scegliendo grappe particolari, ci lanciano un chiaro segnale di cosa vogliono: vivere un’esperienza multisensoriale appagante”.

La grappa IG giovane è ancora molto gradita ma, nell’ottica di regalare in occasione delle festività natalizie un distillato da meditazione, viene preferita la calda tonalità ambrata delle riserve, da gustare in una boule al termine di un pasto conviviale, accompagnata magari da finissimi cioccolatini o da frutta secca.

La grappa è l’acquavite ricavata dalle vinacce (ossia dalle bucce degli acini d’uva una volta separate dal mosto o dal vino) unitamente a un’eventuale aliquota di depositi del vino. Le materie prime devono essere ottenute da uve prodotte e vinificate in Italia, distillate in impianti ubicati nel territorio nazionale e rispondenti a precise caratteristiche dettate dalla normativa in vigore.
La grappa è un'acquavite unica perché è la sola ad essere prodotta da una materia prima solida posta obbligatoriamente direttamente in alambicco. Inoltre è il prodotto di un’area geografica specifica e di una tecnologia messa a punto nel corso di secoli. Queste tre caratteristiche le conferiscono un’assoluta tipicità.

La grappa è solo italiana: per tradizione, per cultura e per legge. Il regolamento 110/2008 dell’Unione Europea ha infatti recepito i valori intrinseci del prodotto riconoscendola Indicazione Geografica e riservando unicamente all’acquavite italiana la possibilità di denominarsi grappa. La Repubblica Italiana, con il decreto 297/97, definì nei particolari le norme di produzione e di designazione che sono state riprese ed aggiornate nel Decreto Mipaaf 747/2016 il quale costituisce il disciplinare di produzione dell'IG Grappa.

Ma chi ha inventato la grappa? Gli Italiani!

La grappa, in quanto acquavite, è stata concepita nell’ambito degli studi della Scuola Salernitana che, intorno all’anno Mille, codificò le regole della concentrazione dell’alcol attraverso la distillazione e ne prescrisse l’impiego per svariate patologie umane garantendo ai distillati un imperituro successo. Le vinacce, materia prima alcoligena povera (rispetto al vino, tanto per fare un esempio, contengono i due terzi di alcol in meno), ma molto diffusa, furono immediatamente prese in considerazione e, della loro acquavite, si parla già nel 1400. Le prime testimonianze dello studio sulla distillazione delle vinacce risalgono però al 1600 e sono dovute ai Gesuiti, tra i quali va ricordato il bresciano Francesco Terzi Lana. Fino agli inizi del XIX secolo non vi è però una distinzione tecnologica netta tra i distillati alcolici, poi l’Italia della grappa scelse una propria strada che portò alla creazione di una bevanda con caratteristiche uniche e irripetibili.

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