. Un marchio per il latte italiano

Il “pacchetto” latte

Delineate le misure da attuare per il dopo-quote, che prevedono anche un marchio collettivo per il latte italiano. Ma siamo in ritardo e all'orizzonte ci sono nuove multe

Un marchio per il latte italiano, un po' di soldi per la promozione al consumo, qualche milione per i progetti di qualità, un paracadute di rate per pagare le prossime multe. Il tutto “condito” da incentivi (ma niente soldi) alla organizzazione di filiera. Eccolo qui il “pacchetto” latte messo a punto dal ministero per le Politiche agricole e reso noto nei giorni scorsi.

Si tratta dell'attuazione dei dettati del “pacchetto latte” messo a punto oltre due anni fa dalla Commissione europea per favorire un “atterraggio morbido” al dopo-quote. Peccato che ora a quell'appuntamento manchino appena due settimane e il mercato del latte sia già da alcuni mesi in una crisi nera, con il prezzo crollato a 35 centesimi di euro al litro e dopo otto mesi di inutili trattative fra industrie e produttori per siglare un accordo su tempi e prezzi.

Il marchio
Si tratta di un logo dove campeggia la scritta “Latte 100% italiano” seguita dall'indicazione della regione di provenienza del latte. Si tratta di un “marchio collettivo” previsto dalle attuali normative italiana e comunitaria, al quale si aderisce su base volontaria rispettando i criteri che sono al momento previsti in un regolamento ancora in fase di bozza. L'obiettivo, come intuibile, è quello di dare al consumatore un'informazione che gli permetta di scegliere in modo più consapevole. Se, come ci si aspetta, il latte fresco italiano potrà trovare una più favorevole accoglienza, i prezzi potrebbero beneficiarne. 

Il “piano” qualità
La partita, dunque, si gioca su latte italiano e di qualità. Su quest'ultimo punto siamo già a buon livello, ma i miglioramenti sono sempre possibili. Così nella legge di Stabilità è stato inserito uno schema di decreto che prevede una spesa complessiva di 108 milioni destinati a questo obiettivo. Ma solo 8 di questi milioni sono spendibili nel 2015, mentre i rimanenti saranno divisi in due tranche da 50 milioni per il 2016 e il 2017. Saranno utilizzati come contributi “de minimis” (sono quelli che la Ue concede di utilizzare per gli aiuti di Stato) per coprire gli interessi dei prestiti finalizzati al miglioramento delle stalle, per ottenerli gli allevatori dovranno puntare a ridurre la rimonta (ovvero allungare la vita produttiva degli animali), ottimizzare la lotta alle mastiti riducendo l'impiego di farmaci, migliorare la gestione dell'allevamento.

Relazioni commerciali
Resta aperto il grande capitolo dell'organizzazione del mercato e della filiera, sul quale già era intervenuto il “pacchetto latte” pensato a Bruxelles e rimasto sulla carta in Italia. Ora il “pacchettino” italiano dichiara di voler “porre le basi per un urgente riordino delle relazioni commerciali nella filiera”.

 Ma cosa si vuol fare nel concreto? Dal Mipaaf fanno sapere che ci vogliono norme più stringenti per i contratti scritti e con indicazione della durata negli accordi fra allevatori e acquirenti del latte. Si citano a questo proposito norme italiane (il famoso articolo 62 del decreto legge del 2012) e le raccomandazioni dell'Antitrust. Già, l'Antitrust. 

Multe in arrivo
Poi c'è il problema delle multe. Per quelle vecchie già si sa cosa è successo. L'Italia le ha riscosse solo in parte e la Commissione Ue ha avviato una procedura di infrazione. Non si conosce invece cosa accadrà con le nuove multe. Perché, beffa della sorte, proprio ora che le quote stanno per essere cancellate, l'Italia sta producendo più latte del dovuto. Gli allevatori non faranno in tempo a rallentare, mentre comprare nuove quote o affittarle è un suicidio economico. Il commissario all'Agricoltura, Phil Hogan, ha già dato un parere positivo sulla possibilità di aprire alla rateizzazione.

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