. IL RILANCIO DEL TURISMO CULTURALE PER IL PATRIMONIO ARTISTICO

Il patrimonio artistico-culturale, generalmente definito come una risorsa principalmente per il suo contributo alla conoscenza e alla cultura (es. musei, gallerie, siti storici o culturali), rappresenta un bene fondamentale della ricchezza di una nazione e contribuisce a rafforzarne l’identità, la coesione sociale e la coscienza civica.

Il patrimonio artistico-culturale è altresì fonte di impatto economico positivo in termini di ricavi e sostenibilità. Tuttavia, una porzione significativa di questo patrimonio è oggi in degrado o in forte pericolo, non solo a causa delle devastazioni create da guerre e fenomeni atmosferici (terremoti, tsunami, uragani) ma soprattutto per la progressiva concentrazione di risorse pubbliche destinate alla sua tutela e gestione in alcune territorialità. Serve dunque affrontare il rilancio del turismo culturale come motore di sviluppo sostenibile in Italia e in Europa.

Lo scenario turistico internazionale, dopo un 2016 chiuso in positivo, continua a registrare ottime performance anche nell’anno in corso, dimostrando di essere un settore dinamico capace di creare ricchezza. Secondo le statistiche dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO), nel 2016 gli arrivi internazionali sono stati 1,235 miliardi guadagnando già nel primo semestre 2017 il 6,4% in più rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente, consacrandolo, così, come il semestre con la più alta percentuale di crescita di arrivi internazionali dal 2010.

Sempre in riferimento alle stime sui primi 6 mesi del 2017, tra le macro-aree, il Medio Oriente registra la migliore performance recuperando terreno dopo un 2016 negativo (8,9%), seguono l’Europa (7,7%), l’Africa (7,6%), l’Asia e Pacifico (5,7%) e le Americhe (3,0%). L’Europa in termini assoluti si conferma la macroarea più consistente. In questo contesto di crescita turistica mondiale anche in Italia è accresciuta notevolmente l’importanza del turismo. Il contributo totale al PIL in Italia che nel 2016 era pari all’11,1% (186,1 miliardi euro), nel 2017 aumenta del 2,4% rispetto all’anno precedente per un importo di 190,4 miliardi euro. Il World Travel and Tourism Council stima che nei prossimi 7-10 anni sfiorerà i 220 miliardi euro, diventando pari al 11,9% del PIL.

Tuttavia, nonostante la crescita degli arrivi internazionali, concentrati principalmente nei grandi hub culturali (Venezia, Firenze, Roma) a cui si aggiunge anche Milano, l’Italia occupa la quinta posizione al mondo come destinazione turistica più frequentata dal turismo straniero dopo Francia, Stati Uniti, Spagna, Cina. A ciò si aggiunge il calo di permanenza media dei turisti che in Italia è passato dai 4,1 giorni del 2001 ai 3,6 giorni del 2016.

Ciò significa perdita di minori entrate valutarie consistenti per il nostro Paese. Secondo il Country Brand Index, la classifica annuale dei brand Paese che tiene in considerazione parametri come la qualità della vita, l’attrattività per il business, la qualità dell’ambiente e la logistica, l’Italia è al 18°posto.

L’Italia è però al 1° posto per gli indicatori che riguardano patrimonio artistico e storico, per tradizione enogastronomica, moda e stili di vita indicando un vantaggio competitivo indiscusso in termini di attrattività culturali e artistiche e per aspettativa di viaggio. In questo divario risiede la difficoltà del paese di adeguare al ricco patrimonio artistico-culturale la propria offerta in termini di logistica, trasporti, accoglienza, ospitalità, servizi e sicurezza.   Serve una politica di lungo termine per il turismo culturale che deve essere considerato sempre più come un segmento strategico dove investire in ricerca e sviluppo, big data, urbanistica per rendere fruibili e accessibile il patrimonio artistico, logistica e collegamenti tra città principali e patrimonio diffuso. Sono altresì auspicabili normative per aumentare la qualità delle strutture ricettive mettendo in rete le competenze e creando un turismo territoriale legato all’esperienza, non al singolo componente culturale.

Per fare ciò occorre adottare una visione di sviluppo territoriale strategica che leghi pianificazione, urbanistica e mobilità per interventi strutturali di riqualificazione dei contesti urbani maggiormente degradati nei quali spesso sono inseriti i siti culturali. Successivamente occorre delineare una offerta turistica che crei interconnessioni tra i vari centri culturali e ponga il turista e la sua esperienza in una logica di permanenza non “mordi e fuggi”. Proteggere e promuovere gli investimenti nell’ambito degli heritage assets è dunque un imperativo culturale ed economico all’interno dell’agenda nazionale.

 

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