. Insegne luminose a “burocrazia zero”: la richiesta di Aifil e CNA al Governo

Installare un’insegna pubblicitaria in Italia è un percorso ad ostacoli tra burocrazia, autorizzazioni e imposte locali, sempre diversi da regione a regione e persino da comune a comune, anche quando a separarli è solo una strada. Eppure si tratta di un settore nevralgico per l’economia italiana perché anche in tempi di crisi vale ancora l’antico adagio secondo il quale “la pubblicità è l’anima del commercio”. Sono 3.500 i produttori italiani di insegne luminose, un mondo che da lavoro a oltre 10.000 addetti, generando un fatturato complessivo superiore ai 500 milioni di euro e che è ben rappresentato dall’Aifil, l’associazione nazionale di categoria che conta 400 aziende iscritte e che da alcuni anni ha aderito alla CNA. E a Torino lo scorso sabato 18 giugno, ha deciso di organizzare la propria Assemblea nazionale, in raccordo con CNA Comunicazione e Terziario Avanzato.

Un mondo, quello dei fabbricanti di insegne luminose che rappresenta l’apice di una filiera articolata fatta di installatori elettrici, di costruttori edili, di grafici e di designer perché dietro ad una nuova insegna pubblicitaria da posizionare c’è sempre una ristrutturazione edilizia, una nuova apertura di attività, un creativo che progetta. Eppure i fabbricanti di insegne luminose faticano ad essere ascoltati, anche se le loro richieste sono semplici e dettate solo dal buon senso: l’installazione di un’insegna, in un’Italia a macchia di leopardo che tanti ricorda i regni preunitari, può richiedere in talune aree del paese 10 giorni e in altre si può arrivare fino a 2 anni; ogni amministrazione richiede inoltre documentazioni differenti, mettendo in difficoltà i produttori che lavorano in più regioni anche sul fronte delle autorizzazioni (si spazia dalla Dia alla Scia, alle concessioni edilizie concesse a suo tempo all’edificio su cui sarà posizionata l’insegna); mancanza di coerenza tra le richieste tecniche pretese dalle amministrazioni e l’evoluzione tecnologica che interessa le insegne di nuova generazione (i led per esempio). E queste complicazioni aumentano in modo esponenziale se l’insegna deve essere collocata in un’area sottoposta a vincolo ambientale. Sono stati oltre un centinaio i partecipanti alla parte pubblica dell’Assemblea che si è svolta presso l’Hotel Genova di Torino coinvolgendo molti delegati regionali dell’Aifil, ma anche numerosi imprenditori associati alla CNA piemontese e autorità, iniziando dai relatori: gli onorevoli Paola Bragantini (membro della Commissione bilancio della Camera) e Chiara Braga (membro della Commissione Ambiente della Camera), il Segretario della CNA Piemonte Filippo Provenzano e il coordinatore nazionale di CNA Comunicazione Ettore Cenciarelli, che a fine lavori ha comunicato la disponibilità dell’Unione di mestiere ad assicurare una rappresentanza organica di Aifil all’interno dei propri organismi dirigenti, andando a rafforzare il sodalizio avviato quattro anni fa.

I lavori sono stati aperti dal Presidente di Aifil, Alfio Bonaventura, che ha ringraziato CNA Torino e CNA nazionale per l’importante supporto offerto all’organizzazione dell’Assemblea, in raccordo con il referente locale di Aifil Vitaliano Mantovani. Da evidenziare a questo proposito il collegamento in videoconferenza curato da CNA nazionale con Silvia Paparo, dirigente del ministero della Semplificazione che riconoscendo le numerose lacune della burocrazia ha promesso un impegno forte che andrà a concretizzarsi nei prossimi giorni con l’adozione di uno dei Decreti attutivi della PA. La notizia è stata accolta con un lungo applauso dai presenti.

Le richieste avanzate dall’Aifil-CNA, sono state pienamente condivise anche dai due parlamentari presenti. Particolarmente innovativa è stata la proposta di creare in Italia una etichetta energetica per le insegne luminose, così come già accade per gli elettrodomestici, in modo da renderne palese al consumatore l’impatto ambientale ed il consumo di energia. Secondo Aifil-CNA, questa etichetta permetterebbe di stimolare la ricerca delle imprese verso la produzione di insegne meno impattanti e di tracciare tutta la filiera produttiva.

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