. Il Consiglio di Stato sulla qualificazione dell'intervento di ristrutturazione di una tettoia: basta la SCIA

Con una recente sentenza il massimo organo amministrativo è intervenuto contro la qualificazione da parte del Comune di Roma di un intervento di ristrutturazione di una tettoia, impropriamente qualificato come intervento di ristrutturazione edilizia che porti ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedenteai sensi dell'art. 10, comma 1, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), nel testo modificato dall’art. 30, comma 1, lettera c), del decreto-legge 21 giugno 2013 n. 69, affermando che, dato che «la tettoia è solo appoggiata alla parete perimetrale per un lato e ai parapetti per gli altri due. Su tali parapetti sono stati montati due infissi di alluminio e vetro che chiudono solo parzialmente il terrazzo de quo. Si tratta dunque di interventi di ristrutturazione edilizia che non creano volumetria né incidono sui prospetti. Ne consegue che la fattispecie deve essere sussunta nell’ambito della previsione del riportato art. 22. Il titolo abilitativo necessario è costituito, pertanto, dalla segnalazione certificata di inizio attività e non dal permesso di costruire

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