. Nel contratto d’appalto a corpo se vi sono modifiche di rilievo dei disegni esecutivi l'appaltatore ha diritto ad un compenso suppletivo

In questi termini si è espressa la Suprema Corte di Cassazione, Sez. 1  Civile, nell'allegata ordinanza Num. 22268, pubblicata il 25 settembre scorso.

Questo il ragionamento della Corte:

«Ritenuto che: in tema di appalto di opere pubbliche a corpo o «a forfait», il prezzo convenuto sia fisso ed invariabile, ex art. 326 della legge 20 marzo 1865, n. 2248 ali. F, sicché, ove risulti rispettato dalle parti di quel rapporto l'obbligo di comportarsi secondo buona fede giusta l'art. 1175 cod. civ. e, dunque, siano stati correttamente rappresentati dall'appaltante tutti gli elementi che possono influire sulla previsione di spesa dell'appaitatore, grava su quest'ultimo il rischio relativo alla ulteriore quantità di lavoro che si renda necessaria rispetto a quella prevedibile, dovendosi ritenere che la maggiore onerosità dell'opera rientri nell'alea normale del contratto, con conseguente deroga ali'art. 1664 cod. civ.;» purché «tale affermazione di principio non comporti, peraltro, un'alterazione della struttura o della funzione dell'appalto, che non si trasforma in un contratto aleatorio».

Ma «l'allargamento del rischio accollato all'appaltatore relega a situazioni affatto marginali la rilevanza dell'imprevedibilità delle condizioni di maggior difficoltà nell'esecuzione delle opere, potendo venire qui in considerazione solo situazioni che finiscano per incidere sulla natura stessa della prestazione».

L'ordinanza in esame cita la Delibera 21 febbraio 2002, n. 51 dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture - oggi Autorità Nazionale Anticorruzione, ANAC -, ed il precedente, sempre della Cassazione del 7 giugno 2012, n. 9246.

Si tenga presente che, nel caso di specie, il valore dell'opera, dagli originari scarsi cinque miliardi, era stato elevato a quello di oltre dieci miliardi di lire, e che «le carenze qualitative e quantitative del progetto appaltato», non solo giustificavano ampiamente «le due perizie suppletive e di variante adottate in corso d'opera», ma legittimavano, altresì, «sul piano del merito le riserve dell'appaltatore».

Inoltre l'abnorme incremento dei lavori da eseguire, tale da superare dí oltre il doppio il valore delle opere progettate, dovuto a carenze quantitative e qualitative della progettazione originaria, aveva del tutto stravolto, anche mediante la predisposizione di un lotto aggiuntivo, l'oggetto del contratto e la natura stessa della prestazione da eseguirsi dall'impresa appaltatrice.

«pertanto, contrariarnente a quanto erroneamente rítenuto dal giudice di appello, l'impresa appaltatrice ha, senza dubbio alcuno, diritto al compenso per l'eccedenza quantitativa e qualitativa dei lavori eseguiti, non ostandovi - per le ragioni suesposte - la previsione della determinazione del corrispettivo a corpo e non a misura»

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