. Nelle gare pubbliche debutta il contratto multilaterale volontario made in England: cos'è e a cosa serve

Nel comune di Liscate si sperimenta per la prima volta il Framework di accordo collaborativo nato a Londra e introdotto in Italia dalla Statale di Milano

Per la prima volta in Italia un bando di lavori pubblici  prevede per l'impresa aggiudicataria la sottoscrizione di un accordo collaborativo mutuato dal Fac-1, il Framework dell'Accordo collaborativo introdotto in Italia su licenza concessa all'Università statale di Milano nel 2016. Ecco in sintesi cos'è questo tipo di contratto multilaterale, in cinque domande e relative risposte.

Altre informazioni si trovano a questa pagina del sito dell'Università Statale di Milano.

Cosa è il Fac-1, Framework dell'accordo collaborativo?

È nuovo contratto-tipo (non previsto dal codice dei contratti), che si affianca a quello che l'impresa aggiudicataria sottoscrive con la stazione appaltante, e che ha l'ambizione di ridefinire le relazioni tra le parti nel mondo degli appalti e delle concessioni in Italia, garantendo trasparenza, collaborazione e ottimizzazione dei tempi e dei costi. La sfida è quella di promuovere la collaborazione per ottenere vantaggi economici che vanno a beneficio non solo della stazione appaltante ma anche dei "componenti della collaborazione", cioè l'intera filiera composta da progettisti, imprese e subappaltatori. 

In che modo si attua l'accordo?

Il contratto multilaterale disciplina in modo dettagliato il riparto delle responsabilità, i pagamenti, la gestione dei rischi che potrebbero insorgere nell'ambito della collaborazione, come per esempio la mancata fornitura di un materiale, l'incremento non previsto di costi per cause non imputabili a nessun componente della collaborazione. Ciascun sottoscrittore del Framework si impegna inoltre a seguire determinate modalità per la soluzione consensuale delle controversie. È prevista la costituzione di appositi organi per il governo della collaborazione: l'amministratore, il gruppo ristretto, il consulente indipendente.
 

Da dove viene il Fac-1?

Questo schema di contratto multilaterale è stato elaborato per la prima volta nel Regno Unito. L'Università degli studi di Milano lo ha elaborato insieme al King's College di Londra sulla base di una licenza rilasciata dall'Association of Consultant Architects e da David Mosey, docente del King's College e ideatore di questo contratto. La licenza è stata rilasciata all'Università di Milano nel 2016. L'attuazione del progetto in Italia è stata curata dall'avvocato e docente dell'Ateneo milanese Sara Valaguzza.

Al gruppo di lavoro che ha tradotto e adattato il Framework inglese al contesto giuridico italiano partecipano anche il Politecnico di Milano e l'Università di Brescia. Più precisamente, il team è composto, oltre che da Sara Valaguzza, anche dall'avvocato Edoardo Parisi (studio Valaguzza) e, per la parte tecnica, da Angelo Ciribini, docente del Dicatam di Brescia, Giuseppe di Giuda e Paolo Giana del Politecnico.
Dal lavoro sul Framework è anche nato il primo Centro Interuniversitario sul diritto e management delle costruzioni, una realtà unica in Italia per la sua interdisciplinarietà.

Il ruolo del BIM, i vantaggi per la PA e per gli operatori

L'architrave del rapporto collaborativo è costituito dal BIM. Il building information modeling, infatti, non è solamente uno strumento per la progettazione più avanzato rispetto al Cad. L'elemento innovativo della modellazione digitale sta nella possibilità di condividere i dati e le informazioni sul progetto anche con l'impresa, i fornitori e la committenza, fino ad arrivare ai gestori e manutentori del futuro immobile. In altre parole il modello digitale dell'edificio è l'elemento al centro dell'intera filiera, con il quale tutti dialogano, riversando ed estraendo informazioni, dati, previsioni.

Grazie soprattutto alle potenzialità del BIM e della digitalizzazione, l'accordo collaborativo è in grado di assicurare alla committenza un «maggiore controllo sulla realizzazione della commessa, risparmio di tempi e di costi derivante dalla collaborazione, anticipazione di tutte le problematiche che potrebbero insorgere in fase di esecuzione del contratto ed eliminazione delle discrasie tra fase progettuale e fase esecutiva, con conseguente riduzione delle varianti, nonché della riduzione del contenzioso».

Cosa ci guadagnano gli operatori?

Le imprese - si legge nello schema di Framework allegato al bando di Liscate - possono concordare di ottenere un importo ulteriore rispetto a quello previsto nel Contratto di Programma, connesso alle Attività della Collaborazione, nelle forme individuate dall'impresa stessa e condivise con la Committenza; inoltre, esse sono sollecitate a valorizzare il proprio expertise, presentando proprie Proposte di Collaborazione. Infine, le imprese si possono avvantaggiare di un riparto di responsabilità chiaro (secondo la disciplina dell'Accordo Quadro di Collaborazione e del Registro dei Rischi), della semplificazione dell'esecuzione della propria prestazione - che viene coordinata in base a un livello contrattuale superiore, teso a evitare errori - e di meccanismi di allerta previsti nel FAC-1 per limitare inefficienze e segnalare inadempienti altrui.

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