. Inviata oggi alla Commissione di Garanzia la proclamazione del fermo dal 6 al 9 Agosto 2018

Ad oggi, 11 Luglio 2018, non c’è traccia del comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate che deve ufficializzare gli importi da utilizzare per le deduzioni forfetarie.

Senza le agevolazioni delle deduzioni forfetarie, ovvero con importi inferiori a quelli stabiliti lo scorso anno (17, 85 e 51,00 euro), IL GOVERNO RISCHIA DI DARE IL COLPO DI GRAZIA A QUESTO SETTORE CHE DA ANNI VERSA IN GRAVI DIFFICOLTÀ.

Nei dieci anni di congiuntura economica (2008 – 2017), hanno cessato 26.946 imprese.

Il settore è costretto a sostenere delle spese vertiginose, soprattutto per il  COSTO DEL LAVORO e per l’acquisto del GASOLIO.

In merito ai salari minimi, l’Europa è divisa in tre gruppi: il primo, a cui appartengono i Paesi dell’Est, dove non si raggiungono 500 euro al mese - il secondo, costituito da Paesi del Sud UE con salari compresi tra 5oo e 1.000 euro il terzo che comprende i Paesi dell’Ovest e del Nord UE dove le retribuzioni minime sono ben al di sopra di 1.000 euro al mese.

L’Italia, non ha un salario minimo ma, secondo un’indagine dello studio legale Rota Porta pubblicato nel 2014 sul Sole 24 Ore si evince che in Italia è intorno ai 1.141,33 euro per il settore dell’abbigliamento, 1.204,84 per l’agricoltura, 1.233,16 per l’alberghiero, 1.266,57 per l’industria metalmeccanica,,1.313,23 per l’edilizia, 1.420,78 per l’alimentare e 1.800,52 per il credito.

Stando a queste soglie, la media del salario minimo italiano (considerati almeno questi settori) si aggirerebbe sui 1.340 EURO (dato 2014).

Nel mese di maggio 2018, l’Italia ha raggiunto il poco invidiabile primato del secondo posto nella classifica dei prezzi di gasolio alla pompa più alti d’Europa; prima di lei solo la Svezia

Inoltre, sempre in Italia, nonostante il costo industriale del gasolio sia in linea con gran parte dei Paesi europei (11° posto, in ordine crescente di  costo industriale del gasolio), tassazione ed accise incidono sul prezzo alla pompa per  il 59,19% e le assegnano, anche in questo caso, il secondo posto per maggiori imposte applicate, prima di lei solo il Regio Unito.  

CON QUESTE DIFFERENZE NON C’È PARTITA.

SE A QUESTO AGGIUNGIAMO L’ASSENZA DELLE AGEVOLAZIONI  PREVISTE PER IL SETTORE, L’AUTOTRASPORTO ITALIANO COLLASSA!

Per questo motivo, constatando la completa indifferenza del Governo che neppure convoca un tavolo per avviare un confronto sui problemi della categoria, tutte le sigle aderenti ad UNATRAS hanno sottoscritto ed inviato, in data odierna, la proclamazione del fermo nazionale dei servizi di autotrasporto che verrà effettuato dal 6 al 9 agosto.

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