. Codice Appalti. Correttivo o riscrittura?

Non vorremmo che da un semplice correttivo, la bozza del decreto di modifica del codice appalti si trasformasse nello stravolgimento di alcune importanti parti della norma attualmente in vigore”. Lo afferma Guido Pesaro,  Responsabile Nazionale di CNA Installazione Impianti, in merito alle correzioni che dovranno essere apportate al Codice Appalti con un decreto correttivo messo a punto dal Ministero delle Infrastrutture.

E parlare di decreto correttivo potrebbe apparire in effetti anche improprio dato che sono ben 84 (su 220) gli articoli che si vorrebbero modificare: “Se siamo d’accordo nel rivedere i meccanismi della qualificazione SOA attualmente troppo penalizzanti per le imprese – prosegue Pesaro – appaiono assolutamente non condivisibili le modifiche proposte all’istituto del subappalto con l’eliminazione del tetto del 30% e la reintroduzione della categoria prevalente”.

In pratica, un vero e proprio  regalo alle le imprese “generali” che, seppur prive delle opportune qualificazioni in ciascuna delle specifiche attività presenti nell’appalto, le potrebbero conseguire “utilizzando” il lavoro delle imprese specialistiche. “Ma quello che più preoccupa e che riteniamo incomprensibile – sottolinea il responsabile degli impiantisti CNA - è la brusca ed immotivata marcia indietro innestata dal Governo; lo stesso Governo, o quasi, e lo stesso Ministro che  avevano licenziato non più tardi di un anno fa un testo nel quale era chiaramente specificato, all’art. 105, che il subappalto non avrebbe potuto superare il 30% dell’importo complessivo dell’appalto. Come giustificare un simile dietro-front? Un noto politico del secolo scorso diceva che a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca. Gli impiantisti non vorrebbero pensar male, ma qualcuno ci dovrebbe spiegare la ratio che ha portato a questo ingiustificabile ripensamento”.  

Le norme sul subappalto contenute nel nuovo Codice erano infatti state salutate con grande favore dalle associazioni del comparto impiantistico che avevano apprezzato il riconoscimento e la valorizzazione del ruolo che le imprese del settore  hanno assunto nel mercato dei lavori pubblici.

Del resto i dati sono chiari. Dal 2° Rapporto Congiunturale sul mercato della installazione di impianti in Italia curato dal CRESME per CNA Installazione Impianti emerge che nel 2015 il mercato dei lavori pubblici che prevedono opere di installazione, manutenzione e gestione di impianti civili ed industriali è salito del 4,5% rispetto al 2014 ed ha ormai raggiunto il 67% del totale degli appalti. Parliamo di un valore vicino ai 21 miliardi, sui 31 complessivi delle gare per opere pubbliche, che corrisponde a 5.810 gare, il 31% del mercato complessivo dei lavori pubblici. 

Negli ultimi 14 anni il mercato pubblico degli impianti civili ed industriali ha contato più di  128.000 gare per un importo complessivo di circa 223 miliardi di euro. Di questi il 51% riguarda bandi relativi all’installazione, manutenzione o ristrutturazione di impianti interni agli edifici. Siamo parlando di circa 105 miliardi (il 29% dell’intero mercato delle opere pubbliche) di appalti nelle categorie SOA (prevalente e scorporabile) OG11, OS3, OS28 e OS30 ovvero di impianti idrosanitari, del gas, termici, di condizionamento, elettrici, antincendio, telefonici, televisivi, di trasmissione dati e di sollevamento.

Con questi numeri – conclude Pesaro– sarebbe francamente inconcepibile, e soprattutto contro le richieste e l’evoluzione del mercato, qualsiasi tentativo di far tornare un settore impiantistico in crescita sotto la ‘tutela’ di altri. Ci attiveremo in tutte le sedi istituzionali per scongiurare il ritorno ad un ancien regime che non fa bene né alle imprese, né alle stazioni appaltanti”.

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