. Subappalto: l’Europa che non ci piace

Mentre anche il Consiglio di Stato si è espresso in modo chiaro e netto sulla necessità di mantenere il vincolo del 30% al subappalto per categorie diverse da quella prevalente ed il Ministro Del Rio si è iniziato a convincere di questa necessità, è giunto, con una puntualità sospetta, l’ennesimo pronunciamento della burocrazia di Bruxelles a favore delle grandi imprese generali.

Rispondendo ad un esposto dell’ANCE la Direzione Generale Mercato Interno della UE, con una nota a firma del capo della Direzione Generale Lowri Evans, ha infatti preso subito posizione a favore dei grandi costruttori dichiarando che il limite del 30% al subappalto è in contrasto con le norme e la giurisprudenza europea. Si tratta della stessa ineffabile Direzione che, diversi anni fa, aprì nei confronti del nostro paese una procedura d’infrazione (la n. 2005/4604) in merito alla normativa riguardante le cosiddette attività post-contatore nel settore dell’energia.

Allora la UE chiese, ed ottenne, l’abolizione del comma 34, art. 1 della L. 239/04 (la famosa “Legge Marzano”) asserendo che il divieto imposto alle società di distribuzione dell’energia e/o titolari di servizi pubblici locali di occuparsi anche dei servizi post-contatore fosse in contrasto con gli articoli 43 e 49 del Trattato CE relativo alla libertà di stabilimento e prestazione di servizi.

Oggi i burocrati di Bruxelles, interpretando il concetto di concorrenza come una sorta di “liberi tutti”, chiedono di rimuovere il tetto del 30% sul subappalto perché questo tetto, appunto, sarebbe restrittivo alla libertà di concorrenza.

Poi ci si lamenta della crescita dei populismi, della disaffezione alla politica e delle tendenze, sicuramente da non condividere, che spingono i politici di molti paesi a sostenere anche in modo strumentale la necessità di uscire dalla UE per “salvaguardare” gli interessi delle proprie economie il cui tessuto imprenditoriale è principalmente costituito, guarda caso, da piccole  e piccolissime imprese.

E sono proprio le piccole e piccolissime imprese a non essere tutelate da una burocrazia europea che si accorge di loro solo quando si permettono di disturbare il manovratore. Quando accade, ecco innalzarsi, inviolabile, il totem della concorrenza.

Ma di quale concorrenza parliamo? Quella che le grandi imprese generali senza alcuna specializzazione fanno alle piccole imprese impiantistiche con subappalti selvaggi e con lo sfruttamento della loro attività per ottenere le qualificazioni SOA? Quella che non impone alle imprese appaltatrici, anche senza adeguate conoscenze tecniche e specifica esperienza professionale, di realizzare in proprio il lavoro oggetto di appalto consentendo loro di subappaltare tutto il subappaltabile?

Se è così, questa è l’Europa che non ci piace.

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