. Confermata la detrazione del 50% fino al 31/12/2019

Un cauto ottimismo. E’ questo il giudizio della CNA sulla proroga delle detrazioni fiscali sulle ristrutturazioni, sull’ecobonus e sul cosiddetto  bonus mobili, contenuta nella legge di Bilancio 2019 firmata  del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e passata ora al vaglio del Parlamento.

Al di là dell’ennesima occasione persa per rendere strutturali queste misure, la legge di Bilancio contiene la proroga del bonus ristrutturazioni per il 2019. La misura prevede la detrazione del 50% dall'Irpef dei costi sostenuti per gli interventi di ristrutturazione che deve essere fruita in 10 quote annuali dello stesso importo per un costo massimo di 96mila euro.

Anche le detrazioni fiscali per il risparmio energetico sono state prorogate anche per il 2019; la percentuale di detrazione è scesa al 50%, ma l'aliquota sale al 65% per l'acquisto e la posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti, per gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di apparecchi ibridi, per l'acquisto e posa in opera di generatori d'aria calda a condensazione.

Infine, la detrazione del 50% per gli interventi di cura, ristrutturazione e irrigazione del verde privato sarà valida anche per tutto il 2019, così come resterà in vigore fino a tutto il 2019 il bonus per l'acquisto di mobili e di elettrodomestici in classe A e A+.

Purtroppo, non è prevista la cessione del credito alle banche in luogo della detrazioni a tutti i soggetti, per consentire un effetto moltiplicatore sulla domanda interna.

Se si vuole far crescerei il Paese e le sue eccellenze produttive sarebbe con ogni probabilità più utile introdurre criteri più selettivi in termini di manodopera e posa che premino e valorizzino la qualità del prodotto.

Resta alta, comunque, la preoccupazione rispetto ad eventuali decreti attuativi che, nell’ambito dei serramenti, potrebbero declinare il risparmio su calcoli al metro quadro che non riflettono il mercato, penalizzando paradossalmente le imprese che della qualità del prodotto fanno il loro principale vantaggio competitivo, a vantaggio di chi  non rispetta standard di qualità e normative in vigore.