. Audizione sulla manovra di bilancio. Giudizio critico nei confronti della Giunta regionale

Una regione poco competitiva soprattutto a causa di una spesa pubblica ancora bloccata e di misure e provvedimenti che non colgono i bisogni delle piccole imprese che rappresentano la vera ossatura economica regionale. E’ la fotografia dell’economia sarda scattata dai vertici della CNA Sardegna durante l’odierna audizione presso la terza Commissione Bilancio in Consiglio regionale. Durante l’incontro nel palazzo di via Roma i vertici dell’associazione artigiana hanno espresso un giudizio complessivamente negativo sulla Giunta regionale guidata da Francesco Pigliaru. Soprattutto sul fronte della spesa pubblica e su quello della semplificazione burocratica, da anni caldeggiata dalla CNA.

Nonostante la timida ripresa del 2016, che ha registrato per la prima volta dopo sette anni di caduta libera un segno positivo (+0,6%) del Pil, la CNA Sardegna denuncia una condizione di “perdurante e straordinaria difficoltà nella quale si trova il sistema socio economico della Sardegna. E soprattutto una mancanza di prospettiva per i ritardi che la nostra regione accusa nei principali indicatori di competitività.

Invecchiamento sempre maggiore della popolazione, scarsa scolarizzazione, disoccupazione giovanile, tasso di abbandono scolastico, neet, ai livelli più elevati tra le regioni europee sono solo alcuni dei gap più evidenti.

La Sardegna – hanno rilevato Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della CNA – non brilla neppure nell’innovazione, nella ricerca, nell’istruzione universitaria, indicatori nei quali arretra e perde terreno rispetto alle altre regioni europee.

Nell’indice di competitività regionale aggiornato al 2017 – hanno evidenziato Piras e Porcu - la Sardegna si colloca al 228° posto su 263 regioni europee: l’Isola ha una capacità competitiva pari a poco più di 1/3 della media UE e poco più della metà dell’Italia nel suo complesso.

Il blocco della spesa pubblica

La qualità istituzionale è la precondizione per garantire efficacia alle politiche pubbliche, nella fase di programmazione, regolazione e gestione dei processi di sviluppo”, hanno spiegato i vertici della CNA, evidenziando che, oltre alle dimensioni del mercato, al gap di infrastrutture e ai fattori di debolezza legati all’insularità, per la Sardegna pesano i “bassi standard raggiunti nei livelli di competenza, nell’efficacia delle politiche di sviluppo. In altre parole nella  scarsa qualità delle istituzioni”.

In particolare la CNA ha evidenziato il sostanziale blocco della spesa pubblica, che in Sardegna gioca un ruolo preminente, nella capacità di incidere e condizionare i processi di sviluppo essendo pari al 28,71% del PIL prodotto, la percentuale più elevata tra le regioni italiane.

Proprio sulla capacità di spesa dei fondi a disposizione della Regione l’associazione artigiana dà un giudizio molto critico all’azione della Giunta Pigliaru, insediatasi tre anni e mezzo fa, ribadendo la sua estrema preoccupazione per la “esasperante lentezza, in molti casi una vera e propria paralisi che congela i processi di spesa”.

L’impostazione corretta e giusta di utilizzare unificandole, le risorse di diversa provenienza per evitare la pratica assai diffusa in passato di spendere in via prioritaria le sole risorse regionali, rispetto a quelle comunitarie – vincolate da procedure più rigide e macchinose – ha prodotto di fatto in assenza di un organico processo di efficientamento della macchina pubblica, un rallentamento, in alcuni casi un vero e proprio blocco di tutte le risorse oramai unificate”.

Preoccupa lo stato di avanzamento dei processi riguardanti la programmazione territoriale – hanno sottolineato i vertici della Cna sarda -: siamo ancora allo stadio iniziale delle procedure, alla pubblicazione dei bandi. Ben lontani dalle fasi di verifica dei progetti e di assegnazione delle risorse; nulla è dato sapere per quanto attiene al Patto per il Sud, sulla pianificazione finanziaria e progettuale, su un attendibile cronoprogramma che detti i tempi per avviare gli investimenti infrastrutturali previsti e l’apertura dei cantieri”.

I bandi per i sistemi produttivi, fabbrica di aspettative deluse – per quelli riservati alle piccole imprese servono correzioni profonde

Le aspettative sono state deluse ad esempio per i bandi per i sistemi produttivi, in particolare per quelli riservati alle piccole imprese, definiti un “fallimento annunciato e regolarmente previsto”.

Dalla pubblicazione del primo bando, il T1, è trascorso un anno e non è stato speso neppure 1 euro – hanno spiegato Piras e Porcu -. Non sono poche le aziende che, per investimenti nell’ordine di 20 mila euro, ancora non hanno ottenuto – pur trovandosi nella condizione di pieno rispetto delle procedure – nessuna risposta sull’entità del finanziamento”.

Augurandosi che le difficoltà vengano superate la Cna ha proposto alla Commissione alcuni interventi che modifichino l’intero processo di gestione degli incentivi.

Giudizio estremamente critico anche sulla scarsa capacità di mettere a frutto il mutuo infrastrutture di cui la Regione Sardegna spende appena 1/3 dei 150 milioni disponibili. “Una misura di così straordinaria importanza, che Cna ha caldeggiato fortemente, per il contributo atteso per far ripartire la domanda, in particolare su quella tipologia di interventi capaci di generare elevate ricadute in termini di pubblica utilità (manutenzione, riqualificazione efficientamento energetico, messa in sicurezza del territorio), e di fornire ossigeno vitale al sistema produttivo locale, non può produrre esiti così modesti nell’indifferenza  generale. Allo stato, riusciamo a spendere appena 1/3 dei 150 milioni annui disponibili. Quello sardo si conferma come il mercato con la maggiore contrazione delle opportunità per le imprese locali, considerata la persistente contrazione degli appalti più piccoli.

CNA chiede si compia una ricognizione, si verifichino le cause dei ritardi, si rimodulino i programmi di spesa privilegiando le opere che consentono l’immediata apertura dei cantieri.”

Sempre più gli strumenti di attuazione delle politiche economiche sono tarati a misure delle imprese più grandi

Si rafforza una linea di tendenza spiegano i vertici di Cna che produce una  “preoccupante cesura tra il mondo delle micro imprese e le imprese di maggiori dimensioni, di proporzioni tali da non poter essere spiegate solo con gli effetti prodotti dalla crisi e dalla ovvia e migliore capacità di risposta che le imprese più strutturate sono in grado di offrire. I processi di riconfigurazione e riordino degli strumenti di politica industriale e, più in generale, di sostegno ai sistemi produttivi sono pensati e tarati sulle esigenze delle imprese più strutturate”.

Il risultato è che la Sardegna è la regione che in assoluto registra la contrazione percentuale più alta di imprese artigiane tra le regioni italiane nel periodo 2009-2016 -15,02% (media italiana -9,2%): “in sette anni sono scomparse 6.515 aziende. Il settore manifatturiero subisce una flessione del 16,5% con la scomparsa di 1.550 aziende. Il comparto edile è calato del 19,2% - 3.211 imprese. I trasporti hanno perso il 21,4% con un calo di 732 imprese.

Urgente dotarsi di un organismo indipendente per valutare qualità ed efficacia dell’azione di governo

La scarsa valutabilità dei risultati dell’azione di governo regionale, è uno dei fattori di criticità rilevati dagli organismi comunitari e incide sul giudizio che le stesse autorità europee emettono sulla Sardegna quando stilano le classifiche sulla competitività delle regioni.

Il profluvio di documenti che le riforme nazionali sulla P.A. – DLgs 150/2009 (ottimizzazione della produttività ed efficienza e trasparenza) e DLgs 118/2011 (armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio) – impongono alle regioni con la finalità di rendere leggibile, comprensibile, trasparente e valutabile il bilancio e i risultati dell’azione di governo, in assenza di un organismo di valutazione indipendente, sono un inutile esercizio burocratico interno alla amministrazione regionale, privo di alcuna attendibilità.

Risulta evidente la necessità di dotarsi con urgenza di un organismo di valutazione indipendente che offra non solo alla pubblica opinione, ma agli stessi decisori politici un quadro attendibile in termini di misurazione e valutazione dell’efficacia dell’azione di governo sugli obbiettivi assunti.

Le riforme strutturali: legge urbanistica si stralcino gli art. 31 e 43  e si approvi la riforma

Dalla CNA è arrivata inoltre una sollecitazione al Consiglio regionale affinché si metta finalmente mano a due importanti riforme strutturali.

Innanzitutto il riordino del sistema amministrativo e istituzionale della Regione. La legge Del Rio n.56 del 2014 e la legge regionale n.2 del 2016, in materia di autonomie locali, approvate in un quadro di riferimento che il referendum costituzionale ha cancellato, hanno prodotto una condizione di disordine amministrativo conclamato al quale è necessario porre rimedio con urgenza.

Inoltre la CNA ha ribadito l’urgenza di dotare finalmente la Sardegna di una legge Urbanistica rispettosa del Piano Paesaggistico regionale che regoli e disciplini il governo del territorio, riordini la normativa, la semplifichi offrendo certezze nei tempi di realizzazione degli investimenti a cittadini e imprese. Cna propone che si stralcino gli articoli 31 e 43, si apra il confronto con i portatori di interesse e si approvi una riforma attesa da oltre 30 anni. 

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