. Burocrazia, il conto salato delle imprese

La CNA lo ha certificato in modo chiaro, la burocrazia costa mediamente ad ogni impresa 5000 euro all’anno, 16 al giorno, ovvero 2 euro ogni ora. L’associazione ha fatto una ricerca specifica in materia, attraverso il Centro Studi Cna. I numeri diventano ancora più forti se si pensa che per compiere tutti gli adempimenti previsti dalla pubblica amministrazione il 41.3% delle imprese è costretta a “bruciare” ben tre giorni lavorativi al mese, il 32.2% fino a cinque, il 9.1% quasi 10, mentre soltanto il 10.7% delle aziende intervistate afferma di impiegare meno di una giornata lavorativa al mese.

La Cna ha presentato questo salatissimo conto al ministro Madia, riportando il modo dettagliato i bisogni e le proposte delle piccole e medie imprese, vera spina dorsale del mondo produttivo italiano. “E’ evidente che il peso degli oneri burocratici sia inaccettabile. E’ una zavorra che rallenta la ripresa economica e la competitività delle imprese, soprattutto le più piccole”, così esordisce il presidente Cna Siena, Fabio Petri, a margine dei dati diffusi dal centro studi dell’associazione. “Qualcosa negli ultimi anni è stato fatto – prosegue il massimo dirigente senese - ma non basta. Le riforme hanno subìto infatti un brusco rallentamento. I passaggi compiuti fino a questo momento non sono ancora incisivi a sufficienza ed è necessario un ulteriore cambio di passo”. Cna da due anni pubblica i dati sulla tassazione locale con lo studio “Comune che vai, fisco che trovi” e presto è pronta a lanciare “Comune che vai burocrazia che trovi”, la più grande banca dati nazionale sul funzionamento degli uffici pubblici nel rapporto con le piccole imprese

“Misureremo, dati alla mano, i tempi e i costi di adempimento delle principali pratiche amministrative a livello locale”, prosegue Petri. “Da tempo chiediamo un cambio di passo degli enti territoriali, che però nella maggioranza dei casi, sono estremamente refrattari al cambiamento ed allo snellimento della macchina amministrativa”, chiude il presidente Cna Siena.

Ma quali sono gli elementi che pesano di più? La complessità delle norme rimane di gran lunga il principale problema sofferto: il 67,8% delle imprese boccia la qualità legislativa italiana sia per la scarsa chiarezza sia per la stratificazione, nel tempo, di provvedimenti spesso motivati dall’urgenza. A livello settoriale sono le imprese edili (74,3%) e i fornitori di servizi alle imprese (71,4%) a patire maggiormente la complessità delle norme. Tra i problemi più acuti, a grande distanza, la quantità elevata di informazioni (43,8%) chieste dall’amministrazione pubblica e la lentezza della macchina burocratica (27,5%). La foresta pietrificata, però, sta lentamente, molto lentamente, tornando alla vita. I cambiamenti introdotti nella legislazione da due anni a questa parte (Delega fiscale, Jobs Act, Riforma della Pubblica amministrazione) sono giudicati in maniera positiva da quasi un’impresa su tre (29,5%) più di quante esprimono un parere negativo (22,4%), con una fetta di poco inferiore alla metà degli intervistati che non percepisce cambiamenti evidenti.

Sul sito www.cnasiena.it lo studio completo.

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