. Burocrazia, quanto ci costi.

Cinquemila euro all’anno a impresa, che fanno ventidue miliardi a livello nazionale. E’ questo il costo - che non è un azzardo definire mostruoso - che la burocrazia italiana scarica sulle imprese artigiane, che hanno meno possibilità delle grandi aziende di difendersi da questo vero e proprio attacco di formulari e dichiarativi.

Il dato arriva da un’indagine condotta dall’Ufficio Studi di CNA Nazionale che ha coinvolto anche imprese modenesi, imprese che, nel 41% dei casi, hanno dichiarato di “sprecare” tre giorni al mese nell’espletamento delle più disparate pratiche, un dato che, nei casi più difficili – ad esempio per ciò che riguarda alcuni tipi di attività – arriva ai dieci giorni mese.

Gli elementi che pesano di più, sotto questo profilo, sono innanzitutto la complessità delle norme: quasi il 68% degli intervistati boccia la qualità legislativa italiana, sia per la scarsa chiarezza, sia perché molti provvedimenti appaiono come la somma di più e più normative spesso decretate per urgenza e quindi ben poco organiche. Imprese edili – per il 74,3% - e fornitori di servizi alle imprese sono i settori che patiscono maggiormente la complessità delle norme, fattore negativo a cui si aggiunge la lentezza della macchina burocratica.

L’indagine non si è limitata a registrare le critiche all’attuale assetto burocratico della macchina fiscale e amministrativa italiana, ma ha cercato anche di evidenziare le buone notizie. Un’azienda su tre, infatti, dà una valutazione positiva di interventi semplificativi come la delega fiscale, il jobs act e la riforma della pubblica somministrazione, anche se la metà degli intervistati non percepisce cambiamenti evidenti. Alla semplificazione contribuisce in modo determinante la possibilità di sbrigare le pratiche on line, procedura utilizzata dal 33,4% delle imprese (era il 28,7% in un’indagine analoga realizzata tre anni fa), anche se la stragrande maggioranza delle aziende (84%) considera estremamente difficile reperire sui diversi siti le informazioni utili.

C’è, invece, più consapevolezza rispetto all’utilità di strumenti ben precisi, su tutti il Durc online, utilizzato dal 70% delle imprese che hanno partecipato al sondaggio (e da queste ultime riconosciuto efficace), percentuale che scende al 35% per lo sportello unico e per la Scia (la cosiddetta segnalazione certificata di inizio attività).

Sintetizzando, il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione potrebbe essere tradotto con lo slogan “benino, ma non benissimo”, visto che tanti problemi potrebbero essere risolti in modo piuttosto semplice, ad esempio utilizzando una modulistica omogenea sul territorio nazionale (per il 49% delle imprese), introducendo la possibilità di conoscere on line lo stato di avanzamento delle diverse pratiche (34,7) e quella di pagare sempre on line gli oneri relativi ai diversi adempimenti (22%).

Per ciò che riguarda interventi più strutturali sulla burocrazia, secondo CNA è opportuno innanzitutto misurare preventivamente l’impatto della legislazione, in particolare sulle pmi, poi far dialogare le banche dati pubbliche per evitare la duplicazione delle richieste, standardizzare la modulistica e migliorare l’accessibilità dei siti. Senza, peraltro, far pagare queste migliorie all’utenza, come sta accadendo per la carta d’identità elettronica, che costa più di 22 euro (contro i 5 della “vecchia” versione cartacea), un prezzo fissato dal Ministero dell’Economia, senza peraltro che i suoi vantaggi, dimensione da… portafoglio a parte, siano effettivamente percepibili dalla comunità.

 

 

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