. Chiusura attività in centro: occorrono soluzioni articolate

Ancona e il suo hinterland stanno vivendo in questo momento un difficile periodo di transizione. In particolare suscita allarme la situazione del commercio nei centri storici, dove i piccoli (in particolare) stanno chiudendo a discapito di grandi strutture distributive e franchising. Un fenomeno visibile ovunque, da Falconara a Castelfidardo, quindi un problema complesso, che richiede soluzioni articolate e di lungo periodo.

“Il commercio dell’area anconetana – dichiara Andrea Cantori, segretario Cna Ancona - vive grazie alle istituzioni e alle tante imprese che hanno portato ricchezza. Con la crisi del 2008, l’area metropolitana ha contato molte imprese in difficoltà. L’interdipendenza tra i settori economici ha inevitabilmente portato ad una difficoltà in tutti i settori: cassa integrazione e chiusure non potevano d’altronde non lasciare il segno anche nelle nostre città. Ora, però, qualche segnale si vede all’orizzonte: i dati registrano una ripresa che, seppur ancora debole e incerta, ci fa ben sperare. Alcune importanti aziende di Ancona stanno reinvestendo e anche nelle zone periferiche la crisi sembra allentare il suo morso nella meccanica e nello stampaggio plastica, ad esempio”.

“La complessità del problema – continua Cantori - non può prescindere da tanti fattori. Uno degli  elementi da non trascurare è la preparazione e la strategia commerciale che i nuovi imprenditori devono mettere in campo. Oggi occorre avere le idee ben chiare su che target aggredire e con che prodotto, poi individuare quale strategia mettere in campo (posizionamento negozio, vendita on line, etc.) mixando i fattori che possono permettere il successo dell’impresa. Questo compito è sempre più arduo e complicato per una persona sola, ecco perché, forse, come sta succedendo nel mondo manifatturiero con alcuni casi che abbiamo seguito come associazione, è sempre più importante non rimanere soli”.

“Un motto del gioco delle carte – conclude il segretario della Cna dorica – recita: ‘Per vincere una partita o hai una buona mano o hai un buon compagno’. Risulta pertanto sempre più necessario spingere verso la costruzione di un modello cooperativo e collaborativo, che permetta di avere più competenze, avere più risorse economiche, dividendo così il rischio di impresa, avendo più tempo a disposizione per l’azienda, etc. Anche su questo fronte ci sono alcuni segnali che possono farci sperare: recentemente la stampa ha riportato la notizia di un’attività storica del centro di Ancona che ha riaperto grazie ai dipendenti che si sono uniti per rianimare questa libreria. Il fenomeno del cooperativismo è partito sicuramente prima nel manifatturiero, ma crediamo che sia sempre più necessario anche nell’ambito del piccolo commercio.

Una crisi complessa come quella che stiamo vivendo sta cambiando il nostro modo di fare business. Inevitabile, quindi, che vi sarà sempre più la necessità di attenderci un cambiamento radicale anche nelle nostre botteghe e nei nostri negozi”.

 

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