. Credito ed imprese, le nuove regole Bce mortali per le aziende

Le nuove regole della Banca Centrale Europea sui crediti delle banche rischiano di diventare una mannaia per il sistema delle imprese. Cna Siena esprime fortissima preoccupazione, ben consapevole che le aziende ed i piccoli risparmiatori storicamente sono sempre stati l’anello debole nelle regole bancarie e soprattutto coloro che hanno sempre pagato i conti più salati. Il provvedimento si inserisce in un quadro decisamente negativo per il sistema delle imprese: tutti i dati confermano che è in netto calo l’erogazione del credito alle aziende, con la stretta che è ancora più forte nei confronti di quelle più piccole.

Questo provvedimento secondo Cna Siena è assolutamente ingiustificato e sbagliato dal momento che le attuali regole prevedono tutti i meccanismi per assicurare un’adeguata copertura dei crediti deteriorati. Al contrario cambiare le regole in corso porterebbe ad un cambiamento dei piani industriali delle banche, con gravi conseguenze per il sistema delle imprese.

La Bce, in sintesi, ha imposto nuovi parametri sui così detti Npl (crediti deteriorati) del sistema bancario, riguardo alla loro copertura patrimoniale. Detto in parole semplici a fronte di 1 euro di credito, a partire dal 2018, la banca dovrà avere 1 euro in deposito come garanzia. Per rendere l’idea della dimensione del problema, a livello europeo ci sono più di 1000 miliardi di euro di Npl.

In Italia tutti gli studi statistici hanno certificato che le piccole e medie imprese, insieme ai piccoli risparmiatori, non costituiscono la parte maggioritaria dei titolari di crediti deteriorati, ma potrebbero essere fra coloro che pagheranno il conto più salato. Il primo ed inevitabile effetto sarà infatti quello di una stretta sui finanziamenti erogati, a fronte delle maggiori garanzie che verranno richieste, ed in parallelo un aumento del “costo” dello stesso credito. Un vero e proprio controsenso rispetto alle politiche espansive portate avanti da Draghi negli ultimi anni. Un provvedimento che andrebbe nella direzione esattamente opposta.

Inoltre le banche rischiano di dover liberare al più presto i bilanci dai moltissimi contenziosi che hanno. Il passaggio più semplice sarà la cessione dei crediti, dunque l’intervento di un terzo che non avrà modo di rimodulare o rinegoziare le posizioni, ma solo di procedere al recupero in modo forzoso. Ma a chi cedere questi crediti? A quale prezzo? Con quali modalità? La risposta a queste tre banali domande avrà importanti ripercussioni anche su moltissime aziende del territorio.

La crisi economica ha preso una direzione inversa rispetto al passato e più di una luce si intravede alla fine del tunnel. E’ chiaro che in quasi dieci anni di congiuntura negativa molte imprese hanno dovuto accedere al credito per ricapitalizzare o per fare investimenti, in alcuni casi anche in modo pesante. Tutto questo per avere una soluzione positiva richiede tempo e buona volontà, non imposizioni di regole penalizzanti dall’alto o mannaie da far cadere sulla testa di migliaia di aziende. Ben venga dunque l’allarme lanciato anche dal ministro Padoan, ben consapevole dei rischi per tutto il mondo produttivo. L’auspicio è che la stessa linea sia seguita anche da tutti gli altri protagonisti del mondo finanziario. La ripresa c’è ma è ancora debole. Va supportata e non penalizzata.

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