. Digitalizzazione, Italia in ritardo. Umbria in linea con il resto del Paese

I livelli di digitalizzazione delle imprese umbre sono in linea con il dato nazionale, ma l’Europa più virtuosa è ancora troppo lontana. Per imprimere una svolta bisogna investire sulle competenze delle persone.

È questo, sostanzialmente, il quadro che emerge dalla nuova ricerca di CNA Umbria in collaborazione con il centro studi Sintesi, che stavolta ha indagato la diffusione delle tecnologie digitali nelle famiglie e tra le imprese italiane e umbre. Il gap dell’Italia, infatti, è molto evidente sia in termini di Pil (3,2%) che di occupazione (2,3%) espressi dal settore dell’Ict, rispetto ai valori doppi di molti Paesi dell’Europa settentrionale, tanto che nella classifica generale il Belpaese si piazza solo 25°.

Siamo convinti che le sfide della digitalizzazione sono quelle che le imprese dovranno affrontare nei prossimi due-tre anni – afferma il presidente di CNA Umbria, Renato Cesca -. È da oltre un anno che si parla costantemente di Impresa 4.0, ma ci sembra che la percezione dell’impatto che le nuove tecnologie potranno avere sulle imprese sia ancora molto limitata, perché il problema maggiore sta nelle scarse competenze. L’unica nota positiva è che partendo dal fondo, l’Ict non potrà che crescere velocemente ”.

L’indagine, illustrata nel dettaglio da Alberto Cestari, ricercatore del Centro Studi Sintesi, si è basata sui dati relativi alle imprese con più di dieci addetti e ha preso in esame cinque parametri: connettività (reti), competenze del capitale umano, uso di internet, integrazione delle tecnologie digitali e servizi pubblici digitali (e-government).

Sulla disponibilità di reti la ricerca evidenzia che negli ultimi dieci anni in Italia si sono fatti notevoli passi in avanti ma la diffusione della banda ultra larga è ancora bassa, con l’Umbria ancora  sotto la media nazionale, anche se gli investimenti già previsti da qui al 2020 porteranno la rete a 100 Mbps nel 65% del territorio regionale.

Sul lato delle competenze del capitale umano la ricerca evidenzia la propensione all’utilizzo dei social da parte degli italiani, che però hanno scarse conoscenze tecniche.

Il numero di famiglie umbre connesse ad internet è raddoppiato in dieci anni (68%), in linea con il dato nazionale. Sul lato delle imprese risulta che in Umbria (e in Italia) quasi tutte sono connesse ad internet e il 74% ha anche un sito web (72% la media nazionale), ma purtroppo solo il 36% degli addetti (contro il 45% del dato italiano) usa abitualmente internet per lavorare.

“Il dato più importante della ricerca è proprio quest’ultimo – puntualizza Cesca -, perché dimostra che nonostante in larghissima parte le imprese umbre dispongano della connessione e di un sito aziendale, sono invece carenti sul piano della digitalizzazione dei loro processi produttivi”.

Anche sul versante dell’e-government gli umbri sono in linea con il resto del Paese: il 25% di loro usa internet per acquisire informazioni dalla pubblica amministrazione, il 21% scarica moduli ma solo il 14% li rispedisce attraverso internet, confermando un pesante divario rispetto all’Europa.

Un capitolo a parte è dedicato al commercio elettronico, in forte espansione in Europa ma in ritardo in Italia in termini di volumi, di transazioni e di numero di imprese che lo utilizzano, a fronte di una propensione all’acquisto che è aumentata notevolmente, anche in Umbria, dove in pochi anni è passata dal 9,7% al 27%. Nel 2016 si è assistito anche a un cambiamento nella natura delle transazioni, con l’acquisto online di prodotti (52%) che ha superato quello di servizi (48%). Il dato umbro, tuttavia, seppur contenuto (16,5%) supera la media nazionale (12,5%).

“Al di là della disponibilità delle reti, il problema principale dei ritardi sta nelle scarse conoscenze e competenze del capitale umano – prosegue il presidente di CNA Umbria -, quindi è sulla formazione di lavoratori e imprenditori che si deve investire. L’innovazione tecnologica è complessa e molto veloce, serve un gioco di squadra che, attraverso conoscenze complementari e collaborative, sia in grado di costruire un’intelligenza collettiva per dominare e utilizzare ai propri fini la tecnologia. Perché il rischio che corriamo come imprenditori è quello di dotarci di tecnologie che non ci facciano ridurre i costi, né aumentare i ricavi o semplificare le attività svolte e che quindi siano inutili o dannose per le nostre aziende. Ecco perché CNA - conclude Cesca -  già a partire dalla prossima settimana, avvierà una serie di attività per facilitare la diffusione delle conoscenze digitali tra i propri associati.

 

  1.   L’Italia registra passi in avanti a livello di infrastrutturazione digitale e di diffusione del digitale tra le imprese e la PA.
  2.   Tuttavia non basta per colmare il divario che l’Italia ha verso i principali competitor.
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