. I Patronati chiedono ulteriori finanziamenti alla Provincia: no a competenze aggiuntive senza un confronto tecnico

I Patronati dell’Alto Adige ritengono inaccettabile la proposta della Provincia di aumentare di 300mila euro la dotazione annuale, assumendo, oltre alle competenze già svolte finora senza alcun finanziamento o rimborso, altri compiti in materia di ammortizzatori sociali e impiego.

Dopo un incontro con i vertici del Dipartimento Politiche Sociali e Lavoro della Provincia e con l’Agenzia per lo sviluppo sociale ed economico, i Patronati congiuntamente intendono precisare che, negli anni passati, oltre al disbrigo di pratiche dei cittadini per l’assistenza regionale, finanziate dalla Regione con un apposito stanziamento annuale, si sono aggiunte prestazioni richieste dalle Provincie autonome di Bolzano e Trento. Con un decreto della Regione del 2011 si è creata una disparità di trattamento tra Bolzano e Trento. Prima, infatti, i Patronati trentini ricevevano 2,1 milioni di euro l’anno, quelli altoatesini 2,4 milioni di euro (in virtù dei maggiori oneri per il bilinguismo). Nel 2011, i Patronati trentini hanno ottenuto 300mila euro aggiuntivi di finanziamento - poi diventati 600mila  - grazie all’intervento della Provincia di Trento. La Provincia di Bolzano, invece, nel 2011 ha deciso di non aumentare la dotazione annuale da parte della Regione, ignorando le richieste dei Patronati e negando risorse preziose per migliorare la qualità dei servizi ai cittadini, che, con risorse delle Organizzazioni promotrici, hanno comunque responsabilmente garantito.

Da oltre un anno, i Patronati altoatesini chiedono unitariamente di erogare il finanziamento aggiuntivo di 300mila euro già stanziato, per compensare le attività svolte per le pratiche relative alla Provincia: assegno al nucleo familiare provinciale, assegno di cura per la non autosufficienza, assegno statale al nucleo familiare, assegno di maternità statale. Si tratta di oltre 10.000 pratiche solo nel 2015, comprensive della consulenza sul territorio, tenendo conto, che la Provincia è sprovvista di propri sportelli periferici e che l'invio telematico delle domande è obbligatorio.

Anziché riconoscere i 300mila euro per i servizi in essere, la Provincia si è dichiarata disponibile a condizione che i Patronati assumano competenze aggiuntive: consulenza in materia di ammortizzatori sociali e gestione delle dichiarazioni di disponibilità immediata all’impiego mediante l’utilizzo del programma e-job-ole; gestione delle domande di sostegno ai congedi dei lavoratori padri.

Nel 2015, le domande di prestazione di disoccupazione all'INPS sono state oltre 24.000, nei primi quattro mesi del 2016 sono già oltre 12.000, con la previsione di toccare quota 30.000.

I Patronati non intendono assumere questo ulteriore onere, che “di fatto annullerebbe il beneficio dei 300mila euro aggiuntivi, risorse - dicono i Patronati - che arriverebbero con 5 anni di ritardo rispetto a Trento, dopo che le strutture hanno investito in personale, formazione e tecnologia per garantire prestazioni di qualità ai cittadini. Inoltre, inserendo i nominativi dei disoccupati nel database dei Centri Mediazione Lavoro, i Patronati si sostituirebbero di fatto all’ente pubblico svolgendo un’attività che non rientra tra quelle dei Patronati stessi disciplinate per legge”.

I Patronati non intendono sottrarsi alla collaborazione con la Provincia, ma ritengono opportuno che ulteriori competenze in materia di ammortizzatori sociali e iscrizione alle liste dei Centri Mediazione Lavoro vengano esaminate da un tavolo tecnico che ne valuti la portata economica (costo attuale del servizio, risparmio per la Pubblica amministrazione, carichi di lavoro)  e stabilisca con chiarezza ruoli e responsabilità nei confronti dei cittadini e della Pubblica amministrazione in sintonia con le norme che regolano l’attività dei Patronati stessi.

Peraltro - aggiungono i Patronati - il quadro normativo sugli ammortizzatori sociali è in radicale e rapida evoluzione: nel resto d’Italia la dichiarazione di disponibilità all’impiego viene sottoscritta all’Inps insieme alla domanda dell’indennità di disoccupazione Naspi. La Provincia di Bolzano mantiene invece un doppio adempimento: iscrizione ai Centri Mediazione Lavoro provinciali e domanda Naspi ai Patronati, con l’obbligo di presentarsi poi entro 30 giorni ai Centri di mediazione lavoro per il colloquio di orientamento e la sottoscrizione del patto di servizio. Se l’intero sistema venisse affidato ai Patronati, il cittadino dovrebbe affrontare maggiori tempi di attesa perché i Patronati sono già saturi e, entro 30 giorni, dovrebbe comunque presentarsi all’Ufficio del lavoro. L’unica semplificazione possibile, per il cittadino, sarebbe l’acquisizione da parte della Provincia della dichiarazione di disponibilità all’impiego direttamente dall’Inps, come prevede la normativa nazionale. Tutti questi aspetti necessitano approfondimenti e non possono bloccare il finanziamento aggiuntivo di 300mila euro per le attività già da anni svolte per conto della Provincia senza alcun tipo di rimborso, ma, anzi grazie a risorse dei Patronati stessi”.

“In questi anni – concludono i responsabili delle strutture - i Patronati si sono visti delegare sempre più compiti, anche in conseguenza della digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni che impatta su una popolazione dall'età media sempre più alta e dalle competenze informatiche insufficienti per far fronte ad una autonoma tutela dei propri diritti, in un quadro di drastica e progressiva riduzione dei finanziamenti: la Provincia Autonoma di Bolzano, finanziando correttamente i Patronati, avrebbe l'opportunità per garantire ai propri cittadini una maggiore tutela ed una maggiore qualità dei servizi”. 

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