. La crisi e le imprese artigiane: vincente il modello emiliano

Tra il 2009 e il 2016 le province italiane sono accumunate da un trend discendente del numero di imprese artigiane (fatta eccezione per Bolzano e Monza-Brianza): la diminuzione della base produttiva artigiana è stata determinata dalla crisi?  O è il modello artigiano a non avere retto all’impatto della crisi, determinando così una diminuzione del numero delle imprese?

Nel primo caso, possiamo fare l’esempio della manifattura e delle costruzioni, dove la caduta dell’attività produttiva ha investito l’intera base produttiva, in larga parte costituita da imprese artigiane.

Nel settore dei trasporti, invece, a fronte di una riduzione ampia del numero delle imprese artigiane, si riscontra un aumento di quello delle imprese non artigiane. In questo caso sembra che la crisi abbia determinato una riorganizzazione del settore, favorendo in particolare le imprese di dimensioni maggiori.

E’ quanto emerge da uno studio promosso da Movimprese. La crisi esplosa nel 2009 ha avuto un effetto dirompente sul tessuto produttivo nazionale. Prendendo come punto di riferimento il numero di imprese, si può avere un’idea della portata del fenomeno. 

Nel panorama regionale, Reggio Emilia è terzultima per numero di imprese cessate tra il 2009 e il 2016 (-2.558) con una variazione percentuale di -11,7% (hanno fatto peggio solo Parma con -15,3% e Forlì-Cesena con 12,7%). Per quanto riguarda i settori le variazioni più significative si registrano in negativo nel settore delle costruzioni con 1.763 unità in meno (-15,7%), del trasporto e magazzinaggio con oltre 300 unità in meno (-24,1%) e confezioni di articoli di abbigliamento (-15,6%); crescono, invece, le imprese di servizi di comunicazione e informazione con 88 imprese (+ 93,6%), noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese con 149 nuove attività (+37,6%) e riparazione, manutenzione e installazione con 71 imprese  (+25,1%).

“Il modello emiliano di organizzazione a filiera – dichiara Giorgio Lugli, presidente CNA Reggio Emilia - capace di tenere assieme piccole e grandi imprese, ci permette di fare le cose difficili, che i competitors non riescono a fare. E’ grazie alle alte specializzazioni dei nostri distretti, se l’Emilia-Romagna è la regione con il record nazionale nelle esportazioni pro-capite (mediamente circa 12.500 euro per abitante, secondo i dati di Prometeia). Ciò non è bastato per scongiurare la crisi, in particolare nella nostra provincia, che aveva un’economia trainata dalle grandi cooperative nel settore edile. Questi dati sono una fotografia delle potenzialità che hanno le nostre piccole imprese che producono prodotti di eccellenza, se riescono a fare rete e unirsi in reti d’impresa per essere competitivi con i colossi mondiali”. 

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