. Riepilogo proposte e richieste della Cna di Ascoli ai candidati del Piceno

Le proposte della CNA per le elezioni politiche 2018: innovazione, fisco, credito e formazione per la ripresa.

Passaretti e balloni: “vogliamo essere portavoci di proposte che diano vero sostegno all’ossatura imprenditoriale del territorio”

Le elezioni politiche cadono in una fase trasformazione e cambiamento che deve essere governata con politiche a misura delle micro e piccole imprese (il 99,4% dell’imprenditoria italiana), affinché l’Italia possa consolidare ed irrobustire la ripresa economica in atto e guardare con fiducia al futuro. “Le nostre proposte a chi si candida a governare – precisa Luigi Passaretti, presidente territoriale della Cna di Ascoli Piceno – riguardano ambiti di intervento riconducibili ad interessi di carattere generale, di quelle componenti economiche e sociali che rappresentano l’anima dei territori, della creatività e del saper fare che ci rendono unici al mondo. Pmi, welfare e cittadini sono tre cardini che chiunque prenda in mano le redini di governo non può assolutamente lasciare indietro”.
“Siamo a disposizione – aggiunge il direttore territoriale Francesco Balloni – per incontrare tutti i candidati che vorranno sentire la nostra voce. E questo sia nei pochi giorni che ci separano dal voto, sia nella fase immediatamente successiva, nella quale sarà ancora più forte e fondamentale l’azione propositiva di chi sarà eletto ed entrerà in Parlamento sia come componente di maggioranza che di opposizione”.

Fisco. In Italia sulla piccola impesa grava una pressione fiscale complessiva pari al 61,2% del reddito prodotto. Il nostro sistema fiscale inoltre non riesce a contrastare efficacemente la concorrenza sleale attuata dagli evasori e non premia, come sarebbe giusto, la fedeltà fiscale della maggior parte degli imprenditori. Per questo è necessario:
– ridurre la pressione fiscale garantendo, al contempo, maggiore equità nel prelievo tra i diversi redditi da lavoro (a partire dalla completa deducibilità dal reddito d’impresa dell’IMU pagata sugli immobili strumentali e dall’immediata applicazione dell’IRI);
– invertire sensibilmente la tendenza di questi ultimi anni di trasferire sulle imprese gli oneri dei controlli ed eliminare delle vere e proprie “ingiustizie fiscali”, in primis attraverso un uso intelligente della fatturazione elettronica, eliminando tutti gli obblighi attuali di comunicazione dei dati finalizzati ai controlli.

Burocrazia. 22 miliardi di euro all’anno è il costo della burocrazia per le imprese. Una legislazione troppo complessa, incertezza nei tempi, costi eccessivi e i tanti adempimenti rappresentano enormi ostacoli per le imprese. È indispensabile semplificare puntando su:
– qualità della legislazione come elemento centrale dell’azione normativa;
– un’attenta analisi d’impatto dei provvedimenti che tenga conto soprattutto degli effetti sulle micro e piccole imprese;
– riduzione dello stock normativo attraverso la predisposizione di codici e leggi di settore che siano facilmente accessibili e consultabili.
Innovazione: sviluppo di competenze, collaborazioni con il mondo della ricerca e dell’università, incentivazioni fiscali devono poter essere accessibili ad ogni impresa a prescindere dalla sua dimensione, per questo servono misure semplici, di facile fruizione e che si dipanino in un quadro temporale sufficientemente duraturo. In tal senso occorre:
– aumentare lo stanziamento delle risorse dedicate all’innovazione, a partire da quelle legate al Piano Impresa 4.0, dando priorità agli strumenti automatici di agevolazione in luogo di quelli di tipo valutativo;
– sostenere e completare la costruzione del Network dei Digital Innovation Hub per realizzare un effettivo network di riferimento per l’assistenza alle imprese.

Credito. Dal 2011 ad oggi, il credito bancario alle imprese è diminuito del 20%. Si deve ricreare la convenienza delle banche a investire nelle piccole imprese, ripristinando le condizioni di fluidità nell’accesso al credito per l’economia reale. In particolare, è prioritario:
– modificare quelle regole europee sulla vigilanza bancaria, illogiche nella loro indifferenza alla dimensione dei crediti concessi, che portano a privilegiare gli impieghi meno rischiosi e più garantiti;
– concentrare l’applicazione del Fondo di garanzia pubblica sulle operazioni di minore importo, privilegiando la compartecipazione dei confidi;
– valutare l’ipotesi di messa in campo di uno strumento pubblico atto a sostenere l’accesso al credito delle piccole imprese.
Mercati pubblici: la riforma del codice degli appalti non ha prodotto, al momento, gli effetti sperati, in termini di trasparenza e accessibilità per le imprese di minori dimensioni. L’attuale sistema di aggiudicazione è adatto soprattutto a chi ha la dimensione per superare soglie e requisiti di qualificazione molto alti. Occorrono:
interventi volti a garantire:
– l’accesso delle micro e piccole imprese al mercato degli appalti pubblici aumentando la soglia di lavori per i quali è obbligatorio dimostrare la qualificazione SOA e indirizzando la discrezionalità delle stazioni appaltanti per dare reale attuazione alla suddivisione in lotti;
– il rispetto della qualità degli operatori economici e valorizzare le imprese del territorio.

Lavoro, istruzione e formazione. Le riforme del lavoro degli ultimi anni hanno conferito un assetto migliore alle norme in materia di lavoro del nostro Paese. Oggi possiamo contare su una maggiore flessibilità sia in entrata che in uscita e su una riduzione strutturale del costo del lavoro per i primi tre anni di assunzione. L’introduzione del salario minimo legale nel sarebbe la risposta sbagliata al problema del lavoro nero e dell’odioso fenomeno del dumping contrattuale. Il salario è sempre definito dalla contrattazione collettiva nazionale. Piuttosto si dovrà:
– permettere alle imprese di poter adattare i tempi e gli orari di lavoro all’evoluzione dei ritmi e delle tecniche e di dover modellare le mansioni contrattuali all’evoluzione delle competenze e dei ruoli;
– far fronte alla mancanza di competenze adeguate, essenziali in un’economia in cui la conoscenza occupa un posto rilevante. Una particolare attenzione va rivolta alle tematiche dell’istruzione e della formazione, incentivando l’alternanza scuola/lavoro in tutte le sue forme ed investendo su ITS e lauree professionalizzanti, votate ad un reale inserimento nel mondo del lavoro.

Internazionalizzazione. Il contributo delle PMI italiane all’export è tutt’altro che trascurabile, le loro esportazioni rappresentano il 54,5% del totale. Le sole micro piccole imprese nei comparti più tradizionali del Made in Italy (la meccanica, l’arredo, il tessile e gli alimentari) realizzano oltre la metà dell’export. È necessario un sistema di promozione, disegnato a loro misura, per accompagnarle all’estero e consolidare la loro radicamento. In particolare, occorre:
– proseguire con il programma del Roadshow per l’Italia al fine di creare un clima diffuso di attenzione e conoscenza delle opportunità;
– concentrare i  voucher per i Temporary Export Manager, sulle micro e piccole imprese;
– indirizzare l’attività di promozione commerciale prioritariamente alle MPI, sviluppando strategie e strumenti per consentire loro di diventare parte di business communities di livello internazionale.

Ambiente ed energia. Gli ultimi anni in Italia le politiche dello sviluppo sostenibile hanno prodotto principalmente la proliferazione di interventi legislativi e regolatori volti ad intervenire più su aspetti burocratici che su una strategia definita. C’è bisogno di invertire questa tendenza. È prioritario:
– definire obiettivi strategici e misure concrete, tra cui incentivi per orientare gli investimenti green, favorire l’eco-innovazione con strumenti accessibili alle PMI e l’implementazione della strategia del Green Public Procurement per sostenere la transizione del modello di sviluppo;
– la riforma degli oneri generali di sistema nella bolletta elettrica verso un maggiore equilibrio che tenga davvero conto dei reali profili di consumo che caratterizzano ciascuna impresa e volta, quindi, a distribuire in maniera equa e bilanciata il peso degli oneri generali tra le diverse categorie di consumatori.

Riqualificazione energetica degli edifici. L’efficienza energetica, insieme alla diffusione delle fonti rinnovabili, rappresenta il principale strumento per affrontare le grandi sfide rappresentate dalla scarsità delle risorse energetiche e dalla necessità di limitare i cambiamenti climatici. All’edilizia civile sono associabili quasi il 40% dei consumi di energia e quindi grandi potenzialità di risparmio. Risulta quindi strategico:
– rendere strutturale l’ecobonus nella misura della detrazione al 65% per le spese relative ad interventi di riqualificazione energetica degli edifici;
– trasformare le detrazioni relative a spese per lavori edili in crediti d’imposta cedibili agli intermediari finanziari in relazione a tutte le tipologie di spesa e per tutti i soggetti che sostengono le stesse.

Messa in sicurezza del territorio e del patrimonio edilizio. E' fondamentale implementare il Piano nazionale di opere ed interventi da realizzare per la riduzione del rischio idrogeologico, infrastrutture idriche e edilizia scolastica. Un piano che, correttamente, persegue la strada della prevenzione per superare la logica delle emergenze. Al riguardo, riteniamo indispensabile:
– tradurre al più presto il Piano in progetti, in cantieri e dunque in lavoro e sviluppo economico e territoriale, ma soprattutto in reale prevenzione  dei territori. Soltanto la messa in sicurezza degli edifici dal rischio sismico potrebbe interessare circa 20 milioni di edifici costruiti prima della la normativa antisismica;
– introdurre nell’ordinamento il “fascicolo del fabbricato”, un documento che contenga i dati  della struttura e degli impianti di un edificio, strumento più adatto per identificare le priorità e programmare gli interventi.

LE RICHIESTE DELLA CNA DI ASCOLI PER IL PICENO

Azioni da portare a termine per Sisma. Nel Tavolo tecnico delle attività produttive per la ricostruzione, con la presenza del Dott. Giulimondi e della Dott.ssa Maestri del Servizio della Regione Marche, è stato presentato lo stato di attuazione di diversi articoli del DL 189/2016:
- art. 20 comma 2 (Agevolazioni in conto capitale per investimenti nei comuni del cratere). Il Decreto interministeriale attuativo è in dirittura di arrivo; previsto per fine Febbraio. Confidiamo al fatto che sia monitorato questo aspetto al fine di rilanciare il territorio, ma soprattutto le aziende del territorio che si trovano bloccate sul fronte ricostruzione e purtroppo ancora non hanno a disposizione effettivamente gli strumenti previsti dal Decreto 189/2016.
- art. 20 bis (Danno indiretto). Previsto se nei 6 mesi successivi al sisma c'è un calo di almeno il 30% del fatturato rispetto al triennio precedente. Contributo del 30% del calo, max.50.000€. Riguarda tutti i Comuni delle 4 province interessate, con riserva del 50% per i Comuni del cratere. Domanda alla Regione con graduatoria. Il Decreto interministeriale è in uscita, previsto per metà Febbraio.
- art. 24 comma 1(Finanziamenti agevolati fino a 30.000€ per imprese danneggiate). E' attuato dall'Ordinanza Commissariale n°42 ma manca ancora la convenzione Invitalia, che gestirà l'intervento, e l'ABI.
- art.25 (Rilancio del sistema produttivo - Progetti imprenditoriali nuovi, riconversione e ampliamento nuovi impianti). Sarà attuato con un Accordo di Programma tra Governo e le 4 Regioni. La procedura sarà simile a quella utilizzata negli Accordi per crisi complessa. Anche qui i tempi dovrebbero essere brevi, poichè il Governo attuale intenderebbe intervenire prima della nomina del nuovo.

"Il problema sin qui riscontrato sul sisma - è la posizione della Cna Picena - non sono stati i decreti le ordinanze e per certi versi neanche le risorse che a quanto pare ci siano le coperture, ma l’applicabilità. Riscontriamo aziende ancora ferme perché in merito a tale ordinanza sopracitata come già presente nel decreto 189/2016 la ripartenza e lo sblocco dei finanziamenti per le coperture dell’ 80% delle spese da sostenere per il riallestimento perché non effettivamente operative. Riteniamo che su un’operazione del genere ognuno debba fare la sua parte le Imprese , la Politica, le Associazioni, le Banche . In questo caso ci siamo sentiti troppo volte in questi mesi veder chiusa la porta quando ci si è trovati di fronte a imprese che hanno avuto forza e spirito per provare a ripartire subito poi dall’istituto ci si è visti bloccati perché manca la convenzione con ABI. Chiediamo aiuto e monitoraggio anche nelle attività degli uffici speciali  perché hanno un ruolo determinante per far ripartire l’economia dei territori colpiti".
 
Viabilità e Servizi. L’opportunità per le competenze ma anche per gli stimoli politici che potrà dare di imprimere una dinamica di valorizzazione attraverso premialità e sistemi di incentivazione per chi fa ricorso a procedure di appalto in grado di assicurare la partecipazione ai profili imprenditoriali che caratterizzano il territorio.
Sarà importante il collegamento e il trasferimento delle notizie e delle funzionalità con la Regione Marche e in termini di viabilità e servizi vanno portate avanti a ns avviso con una programmazione adeguata.
Occorre che si rifletta adeguatamente sul fabbisogno infrastrutturale che il territorio piceno reclama da anni.
- La Mezzina. In particolare è necessario che ci si adoperi per la connessione del territorio sia verso ovest che sulla direttrice nord – sud con un collegamento intervallivo in grado di completare a sud la cosiddetta Mezzina, considerando che in Abruzzo la cosiddetta Pedemontana sta progredendo a nord verso Garrufo, con un recente nuovo tratto di Km. 2,5 aperto prima del bivio di Campli. Se di questo tratto di Mezzina si può immaginare un completamento, della cui urgenza non occorre ulteriore dimostrazione, a nord di Offida il tema resta ancora da esplorare sulla base anche delle previsioni del piano territoriale provinciale di coordinamento ma senza che una progettualità più definita sia stata approntata a livello regionale.
- La “bretella” di San Benedetto del Tronto. Appare necessario definire il superamento del centro abitato di S. Benedetto del Tronto: ne va della qualità dell’ambiente e dell’offerta turistica. Per ragionare di viabilità locale è necessario coinvolgere il livello regionale per la valenza strategica del progetto e per la sua onerosità ma anche per il ritorno in termini di efficienza, messa in sicurezza ed immagine che la “porta sud” della Regione deve assicurare.
- La Salaria. Seppure inserita nei piani strategici e nei piani pluriennali di finanziamento, è importante che la Regioni crei un presidio di monitoraggio sull’ANAS  a cui competono gli interventi programmati e di cui da troppi anni si sente parlare. Si tratta di un’indicazione di volontà politica e di sostegno anche economico da assicurare a livello regionale per sostenere gli interventi che occorre attivare.
- La Strada Piceno-Aprutina. Tutt’oggi la viabilità in uscita da Ascoli Piceno verso Teramo resta una strada di particolare difficoltà di percorrenza pur essendo un asse strategico per creare una connessione a Sud del territorio marchigiano. La tratta marchigiana, per circa 7 km fino al confine regionale necessita di interventi di rettifica e messa in sicurezza, anche nella considerazione che, con avverse condizione meteo, la percorrenza risulta particolarmente insidiosa di pericoli mentre costante è la preoccupazione per la franosità incombente.
- La viabilità interna. Senza appassionarci nel dibattito delle competenze e nel superamento della riconfigurazione territoriale connessa allo smantellamento delle province, occorre la ferma volontà di garantire al territorio piceno una attenzione specifica connessa alla sua delicatezza idrogeologica che sta comportando sempre più frequenti e preoccupanti chiusure delle principali strade interne che sono classificate come provinciali. Occorre che chi si impegna a rappresentare il territorio piceno al livello regionale sia garante delle condizioni di agibilità prima istituzionale di misure atte a mettere in sicurezza e rendere percorribili le strade dell’entroterra colpite da calamità in ogni periodo dell’anno ovvero ogniqualvolta le precipitazioni atmosferiche si presentano con particolare intensità.
- Il Porto di San Benedetto del Tronto. Appare in tutta la sua urgenza, la necessità di dare seguito ad interventi programmati ed a nuove iniziative di ammodernamento e messa in efficienza del proto di S. Benedetto del Tronto. Occorre favorire la fruizione del porto sia nello specchio d'acqua che nella viabilità di accesso. La rete marinara, seppure decimata nel tempo, è ancora un elemento di forza dell'economia territoriale e con essa l'indotto, a cominciare dalla cantieristica per proseguire nella catena del freddo e della lavorazione e distribuzione del pescato. Il porto è una risorsa, anche in termini turistici ed è per questo che vanno assicurate tutte le iniziative di ammodernamento e di nuovi servizi che possono rappresentare un'ulteriore occasione di richiamo, anche nella logica della Regione Adriatico-Ionica che fa del Mar Adriatico una nuova cerniera tra culture, economie e nuova mobilità.

Porto di san benedetto: La più grande azienda del Piceno (studio Cna Centro studi stima circa 2000 addetti) tra pescatori, commercializzazione, indotto, cantieristica e turismo nautico. Una vera filiera che oltre al comune dovrebbe vedere la Regione Marche attiva nel determinare quale ruolo nella regione adriatico /jonica , quali collegamenti con l'altra sponda dell'Adriatico, quali accordi con altri paesi per la pesca, quale rilancio per l'agroindustria  per piatti di 3' generazione collegati alla agricoltura biologica, quale rilancio della cantieristica sulla specializzazione  modello Ascolani (ristoranti galleggianti): che potrebbe sviluppare  la fibra di carbonio presente nel nostro territorio insieme ai sistemi di navigazione  elettronica, motoristica e meccanica di precisione e arredamento.
 
DRAGAGGIO DEL PORTO
. Il dragaggio sistematico del bacino portuale è fondamentale per il mantenimento e lo sviluppo delle attività legate all’economia del mare.
L’ultimo dragaggio rilevante, escludendo gli interventi in emergenza che hanno breve durata, risale ad oltre 12 anni fa.
L’AdSP MAC ha il compito di provvedere a questo tipo di attività  si chiede quindi  alle forze politiche  di supportare tale attività con le adeguate risorse affinché  queste opere  possano essere fatte con sistematicità, e si chiede di favorire  la realizzazione di tutti gli strumenti necessari a garantire il buon funzionamento dell’area (vedi eventuale cassa di colmata).
 
MARKETING TERRITORIALE. Valorizzazione dei mestieri tradizionali e innovativi attraverso strumenti che incentivino lo sviluppo delle specificità presenti nel nostro Porto Si pensi alle figure dei  maestri d’ascia, ma anche a nuove attività  nautiche quali charter nautico,  diving e boat&breakfast.
Il tutto attraverso il finanziamento di percorsi di formazione  affinché gli imprenditori e i lavoratori  possano acquisire le competenze professionali e le tecniche necessarie allo sviluppo delle nuove attività
 
AREA MOLO NORD. Con il nuovo Piano Regolatore del 2013 la zona potrebbe diventare un luogo di aggregazione con locali caratteristici destinati alla somministrazione di alimenti e bevande pur rimanendo nelle loro specificità con dimensioni medio –piccole  La Cna sostiene lo sviluppo di questo tipo di vivacità economica mentre invita fortemente alla definizione progettuale ed esecutiva rapida sia per l’area “Ballarin” (ad esempio destinandolo ad un’area per aggregazioni socio culturali) che per gli “edifici Santarelli”;  la mancata definizione di queste aree (ormai in stato di degrado ) sono di totale impedimento all’interesse di investimento per sviluppo dell’area.
 
AREA MOLO SUD. Il nuovo Piano di Adeguamento tecnico funzionale è in fase di attuazione i cantieri stanno provvedendo a ri delimitare le loro aree avendo a loro assegnati i nuovi spazi demaniali. Si ritiene che, in considerazione della vicinanza con il centro città e la darsena turistica, i cantieri nautici dell’area debbano avere la possibilità di affiancare alla propria attività tradizionale (riparazione, manutenzione di imbarcazioni) anche nuove attività comunque connesse al mondo della nautica (charter, diving, boat&breakfast, vendita di accessori ed abbigliamento nautici , etcc).
E’fondamentale dare l’opportunità di una diversificazione delle attività tradizionali che a causa della congiuntura economica negativa degli ultimi anni,  hanno avuto una importante flessione dei fatturati.
La CNA invita gli organi istituzionali a tutti i livelli di supportare l’approfondimento di queste opportunità e di favorire la progettualità sia con gli operatori privati che con l’Autorità di Sistema Portuale.

SVILUPPO. Partendo dalla consapevolezza del perdurare della crisi del settore legato alla pesca,  crediamo sia sempre più un’ esigenza quella di trovare  spazi in ambito portuale per favorire l’instaurarsi di altre tipologie di naviglio come il naviglio professionale (quali crewboat, supply vessel o rimorchiatori ) e il diporto professionale (charter o minicruise) il quale ben si coniuga con la vocazione turistica della città.
Crediamo inoltre che la nostra città possa nel periodo estive diventare scalo settimanale per linee di trasporto passeggeri per la Croazia – Grecia (così come è stato fatto a Pesaro )  prevedendo incentivi agli operatori interessati almeno per l’avviamento iniziale.

 

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