. Uno degli ultimi piumai d’Europa. Tre generazioni a contatto col “simbolo del potere”

Cos’hanno in comune le ballerine del Moulin Rouge con le guardie svizzere pontificie? L’alta moda e le drag queen? La regina Maria Antonietta e un capo pellerossa? “Le piume. Perché, che siano sulla testa, nei vestiti o sotto forma di boa, da sempre rappresentano un simbolo naturale di potere”, assicura Duccio Mazzanti. Quarantasei anni, erede di una delle poche imprese artigianali di piumai rimaste in Europa, giunta con lui alla terza generazione.

A dare il via alla Mazzanti Piume, nel 1935, fu la nonna Natalina. “Imparò l’arte in una bottega di Firenze – racconta Duccio – realizzava le decorazioni per i cappelli delle signore: fiori artificiali per l’estate, piume per l’inverno. Sognava un laboratorio tutto suo e poté realizzarlo quando sposò mio nonno, che era un ingegnere meccanico. Lei creava e lui si dava da fare con le macchine”.

Nel 1964 Natalina muore e subentra il figlio Maurizio. Anche la produzione cambia: diminuiscono i cappelli e compaiono i boa in piume. Sono gli anni ’70 e i clienti sono i grandi locali del cabaret e dello spettacolo, come il Moulin rouge o il Lido di Parigi, ma anche le Maison di alta moda internazionali. Contemporaneamente inizia la produzione di pennacchi militari, compresi quelli delle Guardie Svizzere, che ancora oggi la Mazzanti Piume realizza in maniera rigorosamente artigianale.

“Sono cresciuto tra le piume e ho cercato di sottrarmi al mio destino – scherza Duccio - ma il richiamo è stato più forte”...

Puoi continuare a leggere la storia di Duccio Mazzanti e gli altri racconti di quotidiano ingegno su CNAStorie.

Area Tematica: