. La Corte di Giustizia UE si pronuncia sulla legittimità dei requisiti anagrafici

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza 19 luglio 2017, causa C-143/2016, ha confermato la legittimità della normativa italiana (oggi contenuta negli artt. da 13 a 18 del d.lgs. n. 81/2015) che consente il ricorso al rapporto di lavoro intermittente, a prescindere dall’esistenza di alcun requisito oggettivo differente dall’età stessa, per i lavoratori che abbiano meno di 24 anni (purché le prestazioni lavorative si svolgano entro il venticinquesimo anno) ovvero più di 55 anni.

La decisione arriva a conclusione della vertenza proposta, avverso il proprio licenziamento, da un lavoratore intermittente che – proprio in ragione della normativa oggetto d’esame – al raggiungimento del venticinquesimo anno di età, non era stato ulteriormente chiamato dal proprio datore di lavoro.

In particolare, il lavoratore – ritenendo il licenziamento discriminatorio perché basato esclusivamente su requisiti anagrafici – ricorreva al Tribunale di Milano, chiedendo che ne venisse dichiarata l’illegittimità.

A seguito del rigetto del ricorso da parte del Tribunale, il lavoratore si rivolgeva alla Corte di Appello della città meneghina che, ritenendo la norma interna contraria alla normativa europea, la disapplicava ed ordinava la revoca del licenziamento.

La società adiva, quindi, la Corte di Cassazione. Quest’ultima, ritenendo opportuno valutare la conformità della norma interna al diritto europeo, rimetteva la questione alla Corte di Giustizia UE.

Come già chiarito, la Corte di Giustizia UE ha ritenuto legittima la norma interna, escludendo che i requisiti di età previsti dalla stessa possano considerarsi discriminatori. Nello specifico, secondo la Corte di Lussemburgo, a fondamento della disposizione vi è la legittima finalità di perseguire l’inserimento dei giovani, categoria sociale particolarmente svantaggiata nell’attuale contesto economico, nel mercato del lavoro. Ed è proprio tale finalità a consentire, a parere della Corte di Giustizia UE, una disparità di trattamento in base all’età, senza che possa per questo configurarsi una discriminazione a danno dei lavoratori sotto i 25 e sopra i 55 anni.

 

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